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Anno IX num.1
Gen./ Feb. 2010

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2CV E UN SACCO DI PATATE

Rievochiamo la favola della piccola Citroen

 

di Roberto Maurelli

 

Uno degli ultimi modelli di 2 cvEra il 1986. Lo spettro della recessione americana aleggiava anche nel Vecchio Continente e il mercato dell'automobile, come da tradizione, si adattava. 

Fu così che il direttore della Citroen, Jean Pierre Boulanger, indicò la via da seguire ai suoi principali collaboratori, tra cui Flaminio Bertoni (designer) e André Lefèbvre (ingegnere). Voleva una vettura capace di trasportare comodamente quattro contadini della campagna francese e un sacco di patate a 60 km/h, di consumare tre litri di benzina per 100 km, facile da guidare, anche sullo sconnesso, dotata di un confort irreprensibile e che costasse un terzo del prezzo della Traction Avant 11CV, allora modello di punta della casa francese. Boulanger, inoltre, pretendeva che si potesse entrare nell’abitacolo con il cappello in testa.

Sui primi prototipi marcianti il severo direttore decise addirittura di effettuare personalmente un test “singolare”: trasportare un paniere di uova su un terreno arato senza che si rompessero. La prova fu brillantemente superata. 

Le ben note vicende belliche, però, ritardarono la produzione fino al 1948, a seguito della presentazione al Salone di Parigi. Il suo nome piuttosto "asettico", 2CV (indicava i cv fiscali in Francia), sebbene ormai entrato nella leggenda, non rende abbastanza merito ad un progetto che ha riscosso un successo straordinario, tra i maggiori nella storia dell'automobile, e che è stato riproposto in differenti varianti fino al 1990. 

La prima versione montava un motore boxer a due cilindri raffreddato ad aria di 375cc e soli nove cavalli, famoso per la sua robustezza ma meno per le sue prestazioni e azionato da una trasmissione a 4 rapporti (una novità per l’epoca). Le sospensioni, come detto, erano assolutamente votate al confort di marcia su terreni accidentati, per cui erano assai morbide e di certo lasciavano molto al rollio in curva.

Ciò che la rendeva veramente unica era, tuttavia, la splendida carrozzeria, con un aspetto estremamente sbarazzino, un frontale che sembrava atteggiarsi in un'espressione sorridente e una varietà di colori che esaltavano al meglio le forme tondeggianti. La presenza delle quattro porte, il tetto apribile e la capienza del bagagliaio (resa possibile dalla posizione anteriore del motore e della trazione) la rendevano, poi, incredibilmente versatile e funzionale per essere un’auto al di sotto dei 4 metri (3.83 m).   

Il prezzo d'acquisto non troppo esoso (pari alla metà di quanto necessario per acquistare un Maggiolino…) viene e i costi di gestione piuttosto limitati consentirono alla 2CV di diffondersi ben oltre la ristretta cerchia dei contadini. La buona abitabilità, le discrete doti dinamiche e la sua acclarata affidabilità ne fecero un must anche per i giovani, gli impiegati, gli operai e perfino i "figli dei fiori" che spesso finivano per verniciarla con colorazioni improbabili. 

Negli oltre quarant'anni di produzione dal suo lancio, furono introdotte due nuove motorizzazioni: un 425cc da 22 cavalli e un 602cc da 33 cavalli sempre raffreddati ad aria. In realtà fu anche raffinata lievemente la meccanica, ma senza mai stravolgere il concetto originario della vettura. In particolare si segnala il passaggio ai freni a disco avvenuto nel 1980.

A questo pensarono le versioni speciali derivate: i furgoni AU e AK, la "minifuoristrada" Mehari (dotata di carrozzeria in plastica!), un modello per l’esercito coloniale con trazione integrale e due motori, la Dyane ( che avrebbe dovuto sostituirla, ma uscì di scena prima della progenitrice), le Ami 6 e Ami 8, la LNA, la Visa e un'introvabile coupé. 

Contando anche queste derivate, la produzione totale ammonterebbe a circa 10 milioni di vetture, mentre della sola 2CV, alla chiusura della catena di montaggio di Mangualde, si contavano esattamente 3.872.583 esemplari. 

La sua fama le passa anche la partecipazione in numerosissime pellicole cinematografiche. Tra le tante mi piace ricordare una delle più recenti, "Alla rivoluzione sulla 2CV", che, oltre ad offrire delle magnifiche inquadrature di uno splendido esemplare giallino, riflette bene lo spirito della vettura e dei suoi più fedeli sostenitori. 

Il mercato dell'usato offra numerose soluzioni per mettere in garage una di queste bellezze. I prezzi sono estremamente variabili e si attestano su una media di circa 3000 euro. Per avere uno dei primi esemplari, però, potrebbe essere necessario superare di parecchio questa cifra, soprattutto se si è alla ricerca di un modello in perfette condizioni.

 

Roberto Maurelli

 

 


 

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