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CAMBIAMENTI CLIMATICI E
RESPONSABILITA’ UMANE
Le scelte di oggi per la vita di domani
di
Elena Centolani
Durante gli ultimi decenni le misurazioni
nelle varie stazioni meteorologiche indicano che il pianeta si sta
riscaldando. Gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi registrati e
gli scienziati annunciano che nel futuro la temperatura è destinata a
crescere ancora.
Sul clima influiscono diversi fattori, le
cui variazioni sono la conseguenza dei mutamenti climatici; variazioni
nelle emissioni solari, nella composizione atmosferica, nelle correnti
oceaniche, nell’orbita terrestre; tutto questo può modificare la
distribuzione dell’energia e il bilancio radioattivo terrestre,
alterando il clima di tutto il pianeta.
Queste influenze a loro volta possono essere
suddivise in esterne ed interne. Le influenze esterne sono
caratterizzate da variazioni orbitali, impatto di meteoriti (come
successe 65 milioni di anni fa) e variazioni solari.
Quelle interne invece sono la deriva dei
continenti, la composizione atmosferica, le correnti oceaniche, e gli
effetti antropogenici, quegli effetti cioè che derivano dalle azioni
apportate dall’uomo come la deforestazione e l’alto consumo di energia.
Secondo l’IPCC (International Panel Climate
Change, istituto formato nel 1988 dall’organizzazione meteorologica
mondiale, WMO, e dal programma delle nazioni unite per l’ambiente, UNEP,
allo scopo di studiare il riscaldamento globale), la probabilità che
l’aumento delle temperature e il cambiamento, quindi, del clima
terrestre siano causati da fenomeni naturali è estremamente bassa,
inferiore al 5%; la causa è soprattutto dell’attività umana. Di questo
passo, entro la fine del secolo, la temperatura globale raggiungerà il
picco più alto degli ultimi due milioni di anni. Gli scienziati hanno
indicato una soglia limite da non superare affinchè il fenomeno non sia
irreversibile, che è stimata intorno ai due gradi di aumento.
I cambiamenti climatici comportano effetti
diversi a seconda della latitudine.
Ad esempio, la parte settentrionale
registrerà una diminuzione delle ondate di gelo, l’incremento della
disponibilità d’acqua e il conseguente miglioramento della produzione
agricola. Nell’Europa centrale invece si potrebbero avere aumenti della
siccità invernale e nell’intensità delle precipitazioni, arrivando
addirittura ad avere alluvioni ed esondazioni di fiumi. Le regioni più a
sud saranno le più esposte all’aumento delle ondate di calore, della
siccità estiva e ai conseguenti incendi boschivi.
In Italia le zone a rischio inondazione si
concentrano principalmente lungo il Po. All’opposto, il 5% del
territorio italiano, composto da Sicilia, Sardegna, Puglia e Basilicata,
è a rischio desertificazione.
Inoltre lo scioglimento dei ghiacci del polo
nord potrebbe interrompere il normale fenomeno della Corrente del Golfo
determinato anche dall’abbondante salinità dell’acqua che in questa
ipotesi verrebbe a mancare. Le isole britanniche e la Scandinavia
potrebbero subire un raffreddamento, che porterebbe ad un clima più
simile a quello, ad esempio, del Canada.
Le precipitazioni quindi aumenteranno alle
alte latitudini e diminuiranno nella maggior parte delle zone
subtropicali. Troppe piogge o troppo caldo mettono a rischio qualsiasi
tipo di coltura, provocando malnutrizione e carestia; ondate di calore,
inondazioni, cicloni e siccità sono causa di malattie e morte,
migrazioni di intere popolazioni, epidemie e problemi psicologici;
l’effetto già devastante di tifoni e uragani sarà intensificato
dall’aumento delle violente piogge, dei venti e del livello del mare.
Non solo, si romperà quell’equilibrio che conosciamo fin’ora, che farà a
sua volta saltare tutti i meccanismi utili alle apparecchiature per
prevedere i fenomeni meteorologici.
I computer, ad esempio, si sono sviluppati
fino al punto di conoscere la circolazione atmosferica; con il clima
“impazzito”, riconoscere e prevedere eventi potrebbe non essere più
possibile.
Altre conseguenze di tutti questi
cambiamenti climatici sono l’aumento di giorni e notti ancora più
frequentemente caldi, precipitazioni maggiormente intense, i percorsi
delle tempeste che interessano le medie latitudini si sposteranno verso
nord, la disponibilità di acqua diminuirà notevolmente in numerose
regioni del pianeta, ghiacciai, superfici innevate e ghiaccio marino si
ridurranno ulteriormente (le Alpi rischiano di perdere i due terzi delle
stazioni sciistiche), l’adattamento di molte specie animali e vegetali
sarà compromessa, aumenteranno i costi economici e sociali nonché le
conseguenze psichiche in regioni esposte ad eventi estremi come siccità,
tempeste, ondate di calore e smottamenti.
Questo in parte già sta succedendo ed è
destinato ad essere solo l’inizio se non si attuano da subito misure
precauzionali e cambiamenti nella vita di ognuno di noi.
Grazie a semplici azioni quotidiane possiamo
contribuire a contrastare i cambiamenti climatici: sbrinare regolarmente
frigoriferi o congelatori se sono piuttosto vecchi, non surriscaldare
l’abitazione significa risparmiare almeno il 5% sulla bolletta e
diminuire i chilogrammi di emissione di anidride carbonica per ogni
abitazione, evitare di raffreddare casa troppo a lungo, non riponendo in
frigo cibi ancora caldi si consumerà di meno per freddarli, spegnere il
forno o i fornelli qualche minuto prima del termine della cottura, il
calore residuo completerà l’opera, regolare la temperatura del
frigorifero tra uno e quattro gradi e quella del congelatore a meno
diciotto, ogni grado al di sotto di queste temperature è inutile e
aumenta i consumi, preferire l’illuminazione al Led visto che non
produce scorie e non inquina, spegnere sempre le luci quando non
servono, non lasciare gli apparecchi in standby ma spegnerli con
l’interruttore in quanto non è, come erroneamente si pensa, la luce
rossa che resta accesa a consumare ma l’apparato che resta comunque in
funzione, staccare il caricabatteria quando non è in uso, utilizzare la
lavatrice o la lavastoviglie solo quando sono piene, mettere il
coperchio sulle pentole per far si che si risparmi energia necessaria
alla preparazione, riutilizzare le buste di plastica, separare carta,
vetro, plastica, e lattine dal resto dei rifiuti, che non vanno mai
gettati in strada, non abusare dell’aria condizionata sia in auto che in
ufficio che a casa, evitare percorsi brevi con la macchina (le
biciclette sono il mezzo più ecologico).
Come già detto, i cambiamenti climatici
influiscono radicalmente anche sulla salute umana, in particolar modo
sul sistema cardiovascolare e respiratorio; quindi, se consideriamo
quanto riportato nelle ultime righe, basta poco per fare del bene al
pianeta in cui viviamo e nello stesso tempo anche a noi stessi.
Elena Centolani |