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Anno XI num.3
Mag./Giu. 2012

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RITORNO AL PASSATO

Bertone: Patrimonio Artistico Italiano

di Simone Pavarin

 

Ritorno al passato

Una tra le più suggestive competizioni motoristiche tenute in Italia è certamente la “Coppa d’oro delle Dolomiti”, gara che vede sfidarsi auto d’epoca, in un ambiente impervio, quello montano dell’Italia del nord.   La manifestazione si svolge, come recita il nome, sulle Dolomiti e sono autorizzate a parteciparvi solo le vetture costruite prima del 1961. Quest’anno la competizione si è tenuta il due ed il tre di settembre e ha consacrato la famosa località turistica di Cortina d’Ampezzo, oltre che come centro paesaggistico invidiabile, anche come punto di riferimento per tutti quei collezionisti d’auto che amano mettere alla prova i propri bolidi non solo da un punto di vista estetico. Questa competizione trae origine, come viene dichiarato nel sito ufficiale dell’organizzazione, da diverse gare in ambiente montano in particolare però ci si è ispirati alla “Coppa delle Venezie” che già negli anni ’20  attraeva appassionati da tutta Europa.

La “Coppa d’oro delle Dolomiti” nasce nel ’47 e, mantenendo le origini della “Coppa delle Venezie” , privilegia l’armonia della guida, alla velocità, in un ambiente ricco di curve, tornanti, impervie salite e pericolose discese. Si narra che, almeno in origine, tale competizione sia stata caldeggiata dai migliori corridori del mondo, alcuni dei quali vincitori della Mille Miglia.  L’intento è quello di evidenziare l’armonia della vettura con quell’elemento paesaggistico che tutto il globo ci invidia, le Dolomiti, dichiarate da diversi anni patrimonio dell’Unesco. 

Quest’anno l’interesse dimostrato nei confronti dell’iniziativa ha avuto particolare rilievo vista la congiuntura economica che non solo l’Italia ma l’intera Europa sta attraversando. Nonostante tutto, la competizione ha visto sfidarsi 160 equipaggi ognuno con la propria vettura, alcune delle quali molto ricercate e di grande valore.

Per sottolineare l’internazionalità dell’evento la competizione ha entusiasticamente accolto l’iscrizione non solo di equipaggi europei ma anche americani e giapponesi. Il tragitto totale, lungo il quale questi bolidi si sono sfidati ha avuto una lunghezza di  poco oltre i 400 Km. In entrambi i giorni di competizione le vetture sono partite da Cortina d’Ampezzo la mattina, per farvi ritorno la sera.  Tra le case automobilistiche presenti, attraverso collezionisti più o meno facoltosi, ricordiamo la Porsche, l’Alfa Romeo, la Lancia, la Bmw.

Ed è proprio una Bmw con equipaggio italiano ad aggiudicarsi il podio d’onore nella classifica finale. Sulla locandina di presentazione 2011 gli organizzatori hanno voluto ricordare i 3 fattori che rendono unica tale competizione : “Polvere, Passione, Gloria”. “Polvere” per rievocare le origini. Certamente alla fine della guerra, quando è nata la “Coppa d’oro delle Dolomiti”, molte  strade della zona non erano di liscio asfalto come lo sono oggi, bensì, allora, le vie di comunicazioni erano costituite da poco più che sentieri di terra battuta. Col termine “Passione” si vuol sottolineare la  cura e le attenzioni rivolte a veicoli d’epoca, alcuni immatricolati negli anni ’20, che devono affrontare un percorso tutt’altro che facile. Infine, il termine “Gloria” rievoca la storia sia della competizione ma in particolare la storia notoriamente gloriosa di alcuni veicoli presenti, solo a titolo d’esempio ricordiamo la mitica Aston Martin 1500 International, l’inarrivabile Fiat 508 Sport o la leggendaria Maserati A6 GCS. Al termine della competizione, il giorno successivo, domenica quattro settembre, si è svolto il “Trofeo Tag Heuer-Barozzi” considerato una parte integrante ed irrinunciabile della “Coppa d’oro delle Dolomiti”.

Quest’ ultima fatica per i bolidi d’epoca, come suggerisce il nome, è sponsorizzata dalla nota casa orologiera svizzera e dall’importante gioielleria bresciana. Il Trofeo, a differenza della coppa, è una vera e propria gara di velocità che, dopo una sfida di 15 Km  in ambiente montuoso, ha il suo culmine in 3 prove cronometriche su di una distanza di 120 metri nel famoso Corso Italia di Cortina D’Ampezzo.

I promotori dell’evento sono stati estremamente soddisfatti  tanto che il presidente dell’ACI di Belluno ha  avuto l’onere ed il piacere di  certificare un aumento degli iscritti alla competizione. Innegabile anche il ritorno sia economico e d’immagine di tutte le località toccate dalla gara.

 

Bertone: Patrimonio Artistico Italiano

Il Made in Italy, si sa,  è apprezzato in tutto il mondo , dalla cucina all’abbigliamento, dai componenti d’arredo al design applicato al campo automobilistico. Qualunque prodotto con il “Tricolore appeso” acquisisce un qualcosa di spirituale, creativo, che in definitiva lo rende  preferibile ai concorrenti esteri, anche se non sempre, diciamoci la verità, a ragion veduta. Noi italiani ormai abituati a vivere tra i resti delle “antiche glorie dei Cesari” o tra gli innumerevoli edifici di sfoggio rinascimentale, troppo spesso non apprezziamo ciò che l’intero globo ci invidia cioè quella particolare sensibilità per le forme ed i colori, ovvero il “gusto del bello”. Ed è proprio per ricordare e rinfrescare queste nostre attitudini che recentemente è stato conferito  da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, il riconoscimento, a 78 auto storiche della Bertone, di  “Patrimonio Artistico Italiano” . Nel 2012 la Collezione Bertone diverrà un vero museo, proprio nell’anno del centenario della fondazione dell’azienda piemontese.  Come detto la Bertone nasce nel 1912, per volontà di Giovanni Bertone ed è tuttora considerata una delle più antiche case automobilistiche del Nostro Paese.

Sin dalle sue origini le più grandi aziende produttrici mondiali di automobili si sono affidate alla Bertone sia per realizzare direttamente vetture di alto pregio sia solo per ideare modelli “su carta”. Bertone è sempre stata sinonimo di lusso, alte prestazioni ed armonia di forme e di colori. Pensiamo ad esempio ad alcuni modelli come le  leggendarie Lamborghini Countach o Miura, l’inarrivabile Lancia Stratos, o la più commerciale serie “X” della Citroen. Gli anni ’50 sono gli anni dell’ascesa. E’ in quel periodo che la casa piemontese con la produzione per conto dell’ Alfa Romeo della Giulietta SS, con un motore potentissimo, che permette alla vettura di raggiungere la soglia allora proibitiva dei 190 km/h, il tutto racchiuso da una livrea avveniristica, diviene famosa tra tutti gli appassionati del settore e non solo. Sono gli anni ’60, che, complice il boom economico, incoronano la Bertone come simbolo di raffinatezza ad altissimi livelli. La vettura che rappresenta un po’ tutto questo periodo è la Lamborghini Miura. Gli anni ’70 sono invece gli anni della sperimentazione. Interni totalmente rivisti e combinazioni esterne di assoluta novità. In questi anni vi è la produzione della Lancia Stratus Zero, una vera rivoluzione, sportiva forse all’eccesso, ingresso nell’abitacolo dal parabrezza mobile, spazio interno totalmente rivisto, quest’ultimo aspetto sarà un punto di partenza irrinunciabile per la realizzazione delle moderne monovolume.

Gi anni ’80 e ’90 sono stati caratterizzati da fortune alterne. Se da un lato il settore di ricerca e sviluppo non si è mai arrestato, ideando motori all’avanguardia nel campo delle energie rinnovabili, dall’altro, l’azienda non è riuscita a tenere il passo delle grandi multinazionali automobilistiche ed, in seguito ad un dissesto finanziario, la sua struttura produttiva è stata inglobata dalla Fiat Group. Il marchio è invece rimasto alla proprietà originaria, la famiglia Bertone, che ha raccolto le sfide del nuovo millennio abbandonando completamente la produzione di vetture in serie e dedicandosi esclusivamente alla ricerca e sviluppo di nuovi prototipi con materiali all’avanguardia.

Il riconoscimento istituzionale degli sforzi profusi dalla casa piemontese arrivano in un momento congiunturale delicato. Nonostante la crisi economica ormai globale, la Bertone ha deciso di non delocalizzare, di mantenere quindi  quello spirito tutto italiano che ha permesso allo storico marchio di andare alla conquista di nuovi mercati aprendo uffici nel Nord Europa ed in Cina. Il provvedimento ministeriale è stato particolarmente apprezzato dalla presidente della Bertone, Lilli Bertone che ha affermato “Siamo ormai l’unico car designer italiano indipendente e l’anno prossimo festeggeremo il centenario dell’Azienda. Accogliamo con gioia e profonda soddisfazione questo riconoscimento, il cui messaggio è molto chiaro: tutti gli sforzi che abbiamo fatto e stiamo facendo, giorno dopo giorno, per mantenere la nostra indipendenza vengono ufficialmente riconosciuti a livello istituzionale”.

 

Simone Pavarin

 


 

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