|
di Isabella
Dallapiccola
Cervello sano in corpo sano
Secondo l’indagine diffusa dall’ISTAT nel
2007, l’obesità è in crescita anche in Italia e il 34,2% della
popolazione sopra i 18 anni è in sovrappeso. La soluzione per questo
problema sarebbe un movimento moderato e costante. Per molto tempo si è
creduto che fosse meglio per i nostri figli perdersi in un libro, invece
che seguire un pallone. E’ ragionevole distinguere tre fasi
approssimative della vita: l’infanzia, giovinezza, fino ai 20 anni, età
adulta, intermedia fino a 60 anni e vecchiaia.
Marian Diamond aveva allevato animali in
gabbia, i topi perché hanno una durata di vita molto breve e grazie a
questo vantaggio, è possibile studiare i loro cicli di vita.
Alla nascita un neonato ha lo stesso numero
di neuroni di un adulto, tra 100 e 150miliardi. I neuroni costituiscono
in parte lunghi prolungamenti, che stabiliscono contatti attraverso le
sinapsi formano le reti neurali. Corpo e mente maturano insieme e una
scarsa attività fisica rallenta anche lo sviluppo mentale.
Nei ragazzi acquisire competenze sociali e
verificare i propri limiti in campo motorio costruisce l’autostima.
Karen Petty ha dimostrato che l’attività
fisica aumenta il benessere mentale e che i bambini in sovrappeso dopo
un allenamento di alcune settimane erano molto soddisfatti di sé,
specialmente se questa attività fisica l’avevano scelta autonomamente ed
era divertente.
Negli ultimi anni la vita è diventata molto
sedentaria e non si fa molta attività fisica a causa dello studio, del
lavoro e della famiglia, ma lo sport fa molto bene per tre motivi: 1) le
ricerche dimostrano che un allenamento aerobico riduce l’ormone dello
stress, il cortisolo, e l’attività fisica serve da neuroprotettore. 2)
Il movimento aumenta la concentrazione di triptofano nel cervello e
spesso nei soggetti depressi, il livello di questo trasmettitore
diminuisce. 3) Gli oppioidi endogeni prodotti dall’organismo eccitano il
centro del piacere e scatenano una sensazione di euforia. L’attività
fisica è idonea nei casi di malumore depressivo, ma di fronte a sintomi
gravi, il movimento, da solo, non è sufficiente e sono più importanti
gli effetti terapeutici e collaterali; cioè la sensazione di fare
qualcosa per sé e fare parte di un gruppo. L’equipe di Ana Pereira si è
occupata di un gruppo di volontari che non facevano sport di resistenza.
A questi volontari fu eseguito un test di
memoria e dopo tre mesi di allenamento i volontari hanno ripetuto il
test realizzando risultati decisamente migliori.
Oggi la vita media si è allungata, ma ci
sono più probabilità di ammalarsi di Alzheimer. Questo rischio si può
ridurre con uno stile di vita dinamico, ed è stato dimostrato che lo
sport ha ridotto il rischio di demenza, di infarto, di diabete e
dell’osteoporosi. Un uomo di 90 anni ha perso il 20% dei suoi neuroni,
ma nuove cellule continuano a crescere e il movimento fisico stimola la
crescita di nuovi neuroni anche nelle persone anziane, questo lo ha
dimostrato Stanley Colcombe con un test su anziani. Ci sono dei buoni
motivi per pedalare come ha dimostrato Paul Adlard che ha fatto un test
su topi geneticamente modificati (Alzheimer) che sono stati divisi in
due gruppi; nella gabbia del primo gruppo è stata messa una ruota
girevole e si è notato che i “topi corridori” avevano meno placche nella
corteccia celebrale di quelli che stavano fermi. Questi risultati ci
sono anche nell’uomo, perché la demenza non è legata al destino, ma è la
conseguenza di uno stile di vita non corretto.
Qualche consiglio per tutti:
per tenere i forma il nostro cervello con il movimento bisogna tenere
conto dell’età, della salute e di altri requisiti fisici.
La regola empirica:
la regola empirica è di tre volte alla settimana per 30 minuti, in
questo modo si sollecita il sistema cardiocircolatorio, si può fare una
lunga camminata, un giro in bicicletta oppure nuotare. La cosa più
importante è la regolarità.
Prima di tutto aerobica:
l’attività aerobica, dal punto di vista neuronale, è più utile degli
esercizi di forza e di stretching e presenta minori rischi di
infortunio.
L’intensità deve essere scelta in modo da
evitare il fiatone, ma anche di consentire il divertimento.
Ci vuole
pazienza: Per aver un buon
allenamento ci vuole un po’ di tempo, da qualche settimana a tre mesi,
senza strafare perché esagerando l’effetto positivo si annulla.
Mangiare, bere e dormire a sufficienza:
l’attività fisica stimola l’appetito, ma chi vuole perdere peso con il
movimento e si alimenta poco compromette il successo dell’allenamento.
Non dimenticatevi di bere per compensare la perdita di liquidi e cercare
di dormire a sufficienza.
(I.D.)
INTERVISTA A RICCARDO
SCHIAVINA
Abbiamo intervistato
Riccardo Schiavina, nato a Cento(Fe),che a soli 20 anni è già un
campione affermato di scherma.
Qual è la tua
professione?
“Faccio parte della
squadra sportiva dell’esercito e sono campione del mondo di scherma,
specialità spada.”
A quanti anni hai
iniziato a praticare questo sport?
“All’età di 7/8 anni ho
iniziato col fioretto, poi a 14 anni sono passato alla spada perché il
livello del fioretto a Ferrara era medio-basso. Mentre il mio percorso
agonistico è iniziato, per gioco, per il gusto di cambiare città una
volta tanto, proprio in occasione delle gare, per poter cogliere
l'occasione di stare assieme con i famigliari che durante la settimana
non si vedono spesso. Ed è invece continuato come la necessità di
qualcosa a cui non si può rinunciare; infatti a volte, soprattutto
durante l'estate, a me manca la tensione che può dare una gara.”
Quali sacrifici hai
dovuto fare per diventare un campione di scherma?
“L’anno scorso mi
allenavo 3/ 4 ore al giorno, invece adesso sia al mattino che al
pomeriggio perché sono passato da under 20 a livello assoluto, che
richiede un impegno maggiore.”
Cosa provi ogni volta
che scendi in pedana?
“Mi voglio sempre
mettere alla prova e amo scontrarmi con nuovi avversari.”
Che influenza ha
l’allenatore su di te?
“Lo considero come un
secondo padre, anche se all’inizio lo odiavo perché mi aveva fatto
passare da fioretto a spada. Sicuramente dopo di me lui è la persona che
ha contribuito in maggior parte alla mia ottima riuscita delle gare. Mi
è sempre stato vicino condividendo insieme momenti di gioia e di
successo, ma anche nei momenti di crisi.”
Qual è stata la tua
più grande soddisfazione?
“Sicuramente il mondiale
a squadre, l’europeo a squadre ma più di ogni altro l’europeo
individuale perché me lo sono conquistato completamente da solo.”
Quale tua gara
ricordi di più?
“Sono due. Di quella che si svolse a Bolzano, quando ancora ero prima
lama, mi ricordo tutto, anche perché essendo la prima mi entusiasmò la
scoperta di qualcosa che non conoscevo e che da li a poco, a mia
insaputa, sarebbe presto divenuto qualcosa di quotidiano.
La seconda sono i campionati italiani allievi di spada che posso
considerare il mio trampolino di lancio verso l'attività di buon
livello; proprio là individuai per la prima volta quelli che ora sono i
miei amici, nonché compagni di squadra.”
Qual è stata la tua
più grande delusione?
“La mancata convocazione
al mondiale 2007/2008.”
Chi è il tuo campione
preferito?
“Di campioni è pieno il mondo e sceglierne uno solo mi sembra riduttivo,
poiché tutti sono uomini e nessuno incarna la perfezione. Diciamo che le
persone che mi piace prendere a modello sono numerose ma molto spesso
non fanno parte del mondo dello sport e forse ancora meno del mondo
della scherma.”
E' importante
insegnare a vincere, ma è altrettanto importante insegnare a saper
perdere, sei d'accordo?
“Sono d'accordo, certo. Su queste parole si possono dire mille cose,
alcune apparentemente scontate altre decisamente significative. Per un
bambino è ovvio che il motto "l'importante è partecipare" è alla base
del senso dello sport, ma non ci si può fermare a questo se nella vita
si vuole diventare qualcuno in qualche cosa. Dalla sconfitta si possono
imparare davvero cose nuove e nel caso della scherma la sconfitta è
seguita da un'analisi tecnica affinché non si ripeta.”
Come vive la tua
famiglia il tuo successo sportivo?
“I miei genitori mi
hanno sempre incoraggiato e continuano a farlo.”
Hai completato la
scuola superiore?
“Sì, adesso sono
iscritto all’università alla facoltà di ingegneria meccanica.”
Hai difficoltà
nell’organizzazione del lavoro scolastico?
“Sì, anche se ho sempre
avuto un buon rendimento.”
Hai la ragazza?
“Sì.”
Che aspettative hai
per il futuro?
“Partecipare alle
olimpiadi, anche se alla prossima non ci andrò perché hanno tolto la
spada.”
Uno spot per la
scherma?
“È il massimo
dell’agonismo. Quando stai a tu per tu con l’avversario provi sensazioni
fortissime. E poi la scherma è amicizie, conoscenze, passione. Mi ha
fatto conoscere come persona, fatemi dire un’ultima cosa : voglio
ringraziare l’esercito per la possibilità che gli dà di allenarmi in
tranquillità e serenità con compagni di squadra di alto livello.
(I.D.)
L’ARMATA GIOSUE' CARDUCCI RICORDA MONICELLI
“Branca, Branca, Branca, Leon, Leon, Leon, Fiii... Bum!”,
con questo coro ricordiamo, noi italiani, uno dei tanti film diretti dal
più grande regista e sceneggiatori di tutti i tempi: Mario Monicelli.
Il
mitico artista di Viareggio ci lascia in quel di Roma con un ultimo
colpo di scena: buttandosi dal quinto piano
del reparto di urologia dell'Ospedale San Giovanni.
Mario Monicelli è stato di sicuro uno dei più grandi
esponenti della commedia italiana, capace di farci ridere e, allo stesso
tempo, riflettere sulla realtà che ci circonda. Rimpiangeremo
sicuramente il fatto di vederlo prendere in mano una cinepresa e anche
quella sua capacità di raccontare al mondo intero la società italiana
vista dai suoi occhi, costantemente dalla parte del popolo.
Il regista italiano ha collaborato con i volti più noti
del grande cinema italiano, da Alberto Sordi, Totò, Sophia Loren,
Vittorio De Sica, Vittorio Gassman e molti altri.
Di lui ricordiamo volentieri I Soliti Ignoti, uno dei
film che, molto probabilmente, rimane tra i principali del nostro
cinema, in cui, ancora in bianco e nero, è stato capace, attraverso un
grande cast di attori, di raccontare il grande colpo di alcuni
“ladruncoli” romani; grazie a questo film si usa, solitamente, sancire
l’inizio di un nuovo genere di film denominato Commedia all’Italiana,
che insieme al Peplum e allo Spaghetti-Western rappresenterà uno dei
generi più prolifici del cinema nostrano.
Rimane il rimpianto di non aver mai visto, il caro Mario
Monicelli, (come forse avrebbe meritato) regnare nella notte degli
Oscar, ma solo qualche nomination tra cui il film “La grande guerra”,
senza contare i 5 David Di Donatello e gli altrettanti premi ricevuti
tra cui quelli del Festival di Berlino e quelli della Mostra del Cinema
di Venezia.
Proprio in questo periodo natalizio molti italiani
saranno pronti ad invadere le (multi)sale cinematografiche per i nuovi
Cinepanettone del 2010, ma forse, a volte, sarebbe più utile ricercare
in artisti, ormai, purtroppo, del passato, ciò che davvero e con grande
bravura ha segnato la nostra penisola, facendola conoscere nel mondo
intero per qualcosa di veramente bello e importante, come appunto i
vecchi e buoni film. Quindi anche noi del Carducci vogliamo dare
l’ultimo saluto a questo umile regista, sperando, quindi, che non venga
mai dimenticato il grande Mario Monicelli.
Isabella Dallapiccola |