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  • Cervello sano in corpo sano

  • INTERVISTA A RICCARDO SCHIAVINA

  • L’ARMATA GIOSUE' CARDUCCI RICORDA MONICELLI

di Isabella Dallapiccola 

 

Cervello sano in corpo sano

Secondo l’indagine diffusa dall’ISTAT nel 2007, l’obesità è in crescita anche in Italia e il 34,2% della popolazione sopra i 18 anni è in sovrappeso. La soluzione per questo problema sarebbe un movimento moderato e costante. Per molto tempo si è creduto che fosse meglio per i nostri figli perdersi in un libro, invece che seguire un pallone. E’ ragionevole distinguere tre fasi approssimative della vita: l’infanzia, giovinezza, fino ai 20 anni, età adulta, intermedia fino a 60 anni e vecchiaia.

Marian Diamond  aveva allevato animali in gabbia, i topi perché hanno una durata di vita molto breve e grazie a questo vantaggio, è possibile studiare i loro cicli di vita.

Alla nascita un neonato ha lo stesso numero di neuroni di un adulto, tra 100 e 150miliardi. I neuroni costituiscono in parte lunghi prolungamenti, che stabiliscono contatti attraverso le sinapsi formano le reti neurali. Corpo e mente maturano insieme e una scarsa attività fisica rallenta anche lo sviluppo mentale.

Nei ragazzi acquisire competenze sociali e verificare i propri limiti in campo motorio costruisce l’autostima.

Karen Petty ha dimostrato che l’attività fisica aumenta il benessere mentale e che i bambini in sovrappeso dopo un allenamento di alcune settimane erano molto soddisfatti di sé, specialmente se questa attività fisica l’avevano scelta autonomamente ed era divertente.

Negli ultimi anni la vita è diventata molto sedentaria e non si fa molta attività fisica a causa dello studio, del lavoro e della famiglia, ma lo sport fa molto bene per tre motivi: 1) le ricerche dimostrano che un allenamento aerobico riduce l’ormone dello stress, il cortisolo, e l’attività fisica serve da neuroprotettore. 2) Il movimento aumenta la concentrazione di triptofano nel cervello e spesso nei soggetti depressi, il livello di questo trasmettitore diminuisce. 3) Gli oppioidi endogeni prodotti dall’organismo eccitano il centro del piacere e scatenano una sensazione di euforia. L’attività fisica è idonea nei casi di malumore depressivo, ma di fronte a sintomi gravi, il movimento, da solo, non è sufficiente e sono più importanti gli effetti terapeutici e collaterali; cioè la sensazione di fare qualcosa per sé e fare parte di un gruppo. L’equipe di Ana Pereira si è occupata di un gruppo di volontari che non facevano sport di resistenza.

A questi volontari fu eseguito un test di memoria e dopo tre mesi di allenamento i volontari hanno ripetuto il test realizzando risultati decisamente migliori.

Oggi la vita media si è allungata, ma ci sono più probabilità di ammalarsi di Alzheimer. Questo rischio si può ridurre con uno stile di vita dinamico, ed è stato dimostrato che lo sport ha ridotto il rischio di demenza, di infarto, di diabete e dell’osteoporosi. Un uomo di 90 anni ha perso il 20% dei suoi neuroni, ma nuove cellule continuano a crescere e il movimento fisico stimola la crescita di nuovi neuroni anche nelle persone anziane, questo lo ha dimostrato Stanley Colcombe con un test su anziani. Ci sono dei buoni motivi per pedalare come ha dimostrato Paul Adlard che ha fatto un test su topi geneticamente modificati (Alzheimer) che sono stati divisi in due gruppi; nella gabbia del primo gruppo è stata messa una ruota girevole e si è notato che i “topi corridori” avevano meno placche nella corteccia celebrale di quelli che stavano fermi. Questi risultati ci sono anche nell’uomo, perché la demenza non è legata al destino, ma è la conseguenza di uno stile di vita non corretto.

Qualche consiglio per tutti: per tenere i forma il nostro cervello con il movimento bisogna tenere conto dell’età, della salute e di altri requisiti fisici.

La regola empirica: la regola empirica è di tre volte alla settimana per 30 minuti, in questo modo si sollecita il sistema cardiocircolatorio, si può fare una lunga camminata, un giro in bicicletta oppure nuotare. La cosa più importante è la regolarità.

Prima di tutto aerobica: l’attività aerobica, dal punto di vista neuronale, è più utile degli esercizi di forza e di stretching e presenta minori rischi di infortunio.

L’intensità deve essere scelta in modo da evitare il fiatone, ma anche di consentire il divertimento.

Ci vuole pazienza: Per aver un buon allenamento ci vuole un po’ di tempo, da qualche settimana a tre mesi, senza strafare perché esagerando l’effetto positivo si annulla.

Mangiare, bere e dormire a sufficienza: l’attività fisica stimola l’appetito, ma chi vuole perdere peso con il movimento e si alimenta poco compromette il successo dell’allenamento. Non dimenticatevi di bere per compensare la perdita di liquidi e cercare di dormire a sufficienza.

(I.D.)


INTERVISTA A RICCARDO SCHIAVINA

Abbiamo intervistato Riccardo Schiavina, nato a Cento(Fe),che a soli 20 anni è già un campione affermato di scherma.

Qual è la tua professione?

“Faccio parte della squadra sportiva dell’esercito e sono campione del mondo di scherma, specialità spada.”

A quanti anni hai iniziato a praticare questo sport?

“All’età di 7/8 anni ho iniziato col fioretto, poi a 14 anni sono passato alla spada perché il livello del fioretto a Ferrara era medio-basso.  Mentre il mio percorso agonistico è iniziato, per gioco, per il gusto di cambiare città una volta tanto, proprio in occasione delle gare, per poter cogliere l'occasione di stare assieme con i famigliari che durante la settimana non si vedono spesso. Ed è invece continuato come la necessità di qualcosa a cui non si può rinunciare; infatti a volte, soprattutto durante l'estate, a me manca la tensione che può dare una gara.”

Quali sacrifici hai dovuto fare per diventare un campione di scherma?

“L’anno scorso mi allenavo 3/ 4 ore al giorno, invece adesso sia al mattino che al pomeriggio perché sono passato da under 20 a livello assoluto, che richiede un impegno maggiore.”

Cosa provi ogni volta che scendi in pedana?

“Mi voglio sempre mettere alla prova e amo scontrarmi con nuovi avversari.”

Che influenza ha l’allenatore su di te?

“Lo considero come un secondo padre, anche se all’inizio lo odiavo perché mi aveva fatto passare da fioretto a spada. Sicuramente dopo di me lui è la persona che ha contribuito in maggior parte alla mia ottima riuscita delle gare. Mi è sempre stato vicino condividendo insieme momenti di gioia e di successo, ma anche nei momenti di crisi.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione?

“Sicuramente il mondiale a squadre, l’europeo a squadre ma più di ogni altro l’europeo individuale perché me lo sono conquistato completamente da solo.”

Quale tua gara ricordi di più?
“Sono due. Di quella che si svolse a Bolzano, quando ancora ero prima lama, mi ricordo tutto, anche perché essendo la prima mi entusiasmò la scoperta di qualcosa che non conoscevo e che da li a poco, a mia insaputa, sarebbe presto divenuto qualcosa di quotidiano.
La seconda sono i campionati italiani allievi di spada che posso considerare il mio trampolino di lancio verso l'attività di buon livello; proprio là individuai per la prima volta quelli che ora sono i miei amici, nonché compagni di squadra.”

Qual è stata la tua più grande delusione?

“La mancata convocazione al mondiale 2007/2008.”

Chi è il tuo campione preferito?
“Di campioni è pieno il mondo e sceglierne uno solo mi sembra riduttivo, poiché tutti sono uomini e nessuno incarna la perfezione. Diciamo che le persone che mi piace prendere a modello sono numerose ma molto spesso non fanno parte del mondo dello sport e forse ancora meno del mondo della scherma.”

E' importante insegnare a vincere, ma è altrettanto importante insegnare a saper perdere, sei d'accordo?
“Sono d'accordo, certo. Su queste parole si possono dire mille cose, alcune apparentemente scontate altre decisamente significative. Per un bambino è ovvio che il motto "l'importante è partecipare" è alla base del senso dello sport, ma non ci si può fermare a questo se nella vita si vuole diventare qualcuno in qualche cosa. Dalla sconfitta si possono imparare davvero cose nuove e nel caso della scherma la sconfitta è seguita da un'analisi tecnica affinché non si ripeta.”

Come vive la tua famiglia il tuo successo sportivo?

“I miei genitori mi hanno sempre incoraggiato e continuano a farlo.”

Hai completato la scuola superiore?

“Sì, adesso sono iscritto all’università alla facoltà di ingegneria meccanica.”

Hai difficoltà nell’organizzazione del lavoro scolastico?

“Sì, anche se ho sempre avuto un buon rendimento.”

Hai la ragazza?

“Sì.”

Che aspettative hai per il futuro?

“Partecipare alle olimpiadi, anche se alla prossima non ci andrò perché hanno tolto la spada.”

Uno spot per la scherma?

“È il massimo dell’agonismo. Quando stai a tu per tu con l’avversario provi sensazioni fortissime. E poi la scherma è amicizie, conoscenze, passione. Mi ha fatto conoscere come persona, fatemi dire un’ultima cosa : voglio ringraziare l’esercito per la possibilità  che gli dà di allenarmi in tranquillità e serenità con compagni di squadra di alto livello.

(I.D.)


L’ARMATA GIOSUE' CARDUCCI RICORDA MONICELLI

“Branca, Branca, Branca, Leon, Leon, Leon, Fiii... Bum!”, con questo coro ricordiamo, noi italiani, uno dei tanti film diretti dal più grande regista e sceneggiatori di tutti i tempi: Mario Monicelli.

Il mitico artista di Viareggio ci lascia in quel di Roma con un ultimo colpo di scena: buttandosi dal quinto piano del reparto di urologia dell'Ospedale San Giovanni.

Mario Monicelli è stato di sicuro uno dei più grandi esponenti della commedia italiana, capace di farci ridere e, allo stesso tempo, riflettere sulla realtà che ci circonda. Rimpiangeremo sicuramente il fatto di vederlo prendere in mano una cinepresa e anche quella sua capacità di raccontare al mondo intero la società italiana vista dai suoi occhi, costantemente dalla parte del popolo.

Il regista italiano ha collaborato con i volti più noti del grande cinema italiano, da Alberto Sordi, Totò, Sophia Loren, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman e molti altri.

Di lui ricordiamo volentieri I Soliti Ignoti, uno dei film che, molto probabilmente, rimane tra i principali del nostro cinema, in cui, ancora in bianco e nero, è stato capace, attraverso un grande cast di attori, di raccontare il grande colpo di alcuni “ladruncoli” romani; grazie a questo film si usa, solitamente, sancire l’inizio di un nuovo genere di film denominato Commedia all’Italiana, che insieme al Peplum e allo Spaghetti-Western rappresenterà uno dei generi più prolifici del cinema nostrano.

Rimane il rimpianto di non aver mai visto, il caro Mario Monicelli, (come forse avrebbe meritato) regnare nella notte degli Oscar, ma solo qualche nomination tra cui il film “La grande guerra”, senza contare i 5 David Di Donatello e gli altrettanti premi ricevuti tra cui quelli del Festival di Berlino e quelli della Mostra del Cinema di Venezia.

Proprio in questo periodo natalizio molti italiani saranno pronti ad invadere le (multi)sale cinematografiche per i nuovi Cinepanettone del 2010, ma forse, a volte, sarebbe più utile ricercare in artisti, ormai, purtroppo, del passato, ciò che davvero e con grande bravura ha segnato la nostra penisola, facendola conoscere nel mondo intero per qualcosa di veramente bello e importante, come appunto i vecchi e buoni film. Quindi anche noi del Carducci vogliamo dare l’ultimo saluto a questo umile regista, sperando, quindi, che non venga mai dimenticato il grande Mario Monicelli.

   

 

Isabella Dallapiccola

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