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XAVIER RUDD
27 luglio
2008 – Osnago (LC) Festa di Liberazione
di Simona Dalla Valle
A chiusura della Festa di Liberazione di Osnago (Lecco) c’è
l’australiano Xavier Rudd, questa sera chiamato a rubare parte della
scena al prossimamente ancora-più-isolano (e isolato) Vladimir Luxuria,
protagonista di un comizio nel vicino tendone dei compagni.
Il concerto inizia tardi, tra cani a metà fra il sonnolento e il
frastornato e zanzare assassine, davanti a un pubblico eterogeneo e
inaspettatamente caloroso. XR è seminascosto dalla strumentazione, tra
cui si riconoscono didgeridoo e percussioni varie (congas, wind chimes,
tamburi): non fosse per la pancetta sarebbe il classico australiano
biondo, abbronzato e surfista del quale diffidare. Ma la pancetta non
tradisce, segno di genuinità e di cuore, e l’australiano è genuino e di
cuore ne ha tanto. E incanta il pubblico da subito con una serie di
pezzi in cui suona di tutto, accompagnato solo da un batterista un po’
tamarro, tale Dave Tully, che potrebbe essere il terzo elemento dei
Kills. Le canzoni hanno un ritmo che è reggae e insieme contaminato da
basi più elettriche, e la voce calda di Rudd ricorda quella di Bob
Marley. Lo show inizia in modo esplosivo e vede alternarsi pezzi più
recenti tratti da White Moth, del 2008 (tra cui spiccano
Better People e Twist, oltre a Stargaze e Footprint)
e altri più datati. XR dev’essere una sorta di Giovane Marmotta dal
momento che non c’è pezzo in cui non si rivolga alla Natura, forse
metafora di un qualche elemento umano ma più verosimilmente la reale
destinataria dei testi. Dopo un’ora di percussioni tribali e inni alla
brava gente – but there’s better people with more good to do, no?
– si inizia a diventare cinici; e quando, con un sorriso, Rudd presenta
la canzone successiva (The Mother, tratta da Food in the Belly
del 2007) dedicandola alla “Mother Earth” viene l’istinto di
uscire nella campagna lecchese e appiccare un incendio. Al
diciassettesimo strumentale da venti minuti in cui il novello Kalì
riesce contemporaneamente a suonare percussioni, didjeridoo e chitarra
si è tentati di impiccarsi con il guinzaglio del cane del compagno alla
vostra sinistra...
…ma poi c’è un cambio di scena. Il cambio di scena. Rudd
saluta tutti e se ne va prima del bis, e torna sul palco, questa volta
davanti ai suoi strumenti, imbracciando una chitarra. Chiama ad
accompagnarlo un amico al banjo, con il quale suona una meravigliosa
Energy Song. Che non parla di combustibile e scorie radioattive, ma
piuttosto di una sorta di comunione tra uomo e natura. E ben presto è la
mia comunione con la natura e il genere umano, e il tendone dei
compagni è una spiaggia dove tre amici improvvisano una canzone di
fronte al fuoco. È la fine, e con un saluto aborigeno anche Madre Natura
ci dà la sua benedizione.
(S.D.V.)
Mio nonno
andava a Erba a piedi: viaggio avventuroso sui treni lombardi
Per chi volesse scoprire la
Lombardia, il modo migliore di addentrarsi in questa regione ricca di
cultura e tradizioni, sono i treni delle Ferrovie N***.
Centro nevralgico del
servizio è la stazione Cadorna di Milano, locus amoenus di
recente ristrutturato con pilastri verdi, pannelli digitali con gli
orari e impreziosito all'esterno da una curiosa scultura, l'Ago&Filo,
per la quale l'aggettivo “orribile” sarebbe ancora un complimento.
Accanto alla struttura,
nella piazza, bancarelle di fiori e fornai a deliziare i sensi del
passeggero in attesa. Attesa, appunto. Perché alle N*** sono gente
tranquilla, si sa, e i treni si fanno aspettare... ma il sempre cortese
personale saprà tranquillizzarvi nei momenti di panico.
Se un mercoledì alle 19
arrivate in stazione e non trovate sui pannelli il vostro treno, non
irritatevi: non c'è. E non servirà a nulla chiedere informazioni al
personale situato in prossimità del binario 10. Non c'è nessun treno che
vi porterà a destinazione, dunque potete risparmiarvi fegato e unghie ed
evitare di alzare la voce con il personale, perché sarete insultati voi,
come se fosse colpa vostra. That's all folks.
Se vi sentite male sul
treno per mancanza d'aria fresca, non disperate. Nel vostro
scompartimento ci sarà qualcuno che vi offrirà un posto a sedere e un
bicchiere d'acqua. Che vi sventolerà con una copia di Metro o City
finché non vi riprenderete. E dopo soli quaranta minuti il solerte
personale vi verrà a cercare, spalancando la porta e gridando “Chi sta
male?!”, ma voi sarete già scesi e il curato vi avrà già dato l'estrema
unzione. Perché alle N*** sono sempre attenti alle esigenze del
passeggero.
Se uscite dal lavoro di
corsa per prendere l'ultimo treno, raggiungete la metropolitana più
vicina facendo lo slalom tra le pozzanghere ma bagnandovi lo stesso
tutte le scarpe e le calze e i pantaloni fin quasi al ginocchio, se per
un soffio riuscite a salire sulla metro prima che riparta, se all'uscita
rischiate di sfracellarvi sull'esposizione di ombrelli e magliette degli
abusivi e risalite le scale della stazione con i polmoni in mano, i casi
sono due: a) arrivate al binario solo per vedere il vostro treno
allontanarsi, e avere così una buona occasione di imprecare; b) arrivate
al binario in avanzato stato di decomposizione per la corsa che avete
fatto e il treno parte con venti minuti di ritardo, vanificando i vostri
sforzi e dandovi così una buona occasione di imprecare.
Se il vostro treno,
direzione Milano, arrivato in Bovisa non prosegue più, non arrabbiatevi:
avrete l'occasione di prendere il Passante, allungare il vostro viaggio
di almeno venti minuti e arrivare in ritardo al lavoro. Ma, come il
detto insegna, chi va piano va sano e va lontano!
Se improvvisamente il
vostro treno si ferma in mezzo allla campagna e non sembra ripartire,
non fatevi domande: non ci sarà nessuna risposta. Alle N*** piace
stimolare la fantasia del passeggero con sempre nuovi colpi di scena e
finali aperti. Non aspettate annunci da parte del personale, né
tantomeno spiegazioni: rimarrete così, fermi e impotenti nel verde
hinterland milanese per almeno mezz'ora. Quando sarà passato veramente
troppo tempo, vi sarà dato un piccolo indizio: “Il treno è guasto e
subiremo un ritardo imprecisato”. Così facendo l'arcano non è svelato e
potrete continuare a fare congetture alla maniera di Miss Marple.
Se salite sulla carrozza di
testa e il sedile davanti è a venti centimetri di distanza dal vostro,
non vi stupite: si tratta dell'ultima versione di Human Tetris. Vince
chi riesce a non imbestialirsi per avere nella pancia le ginocchia del
passeggero di fronte.
Se il vostro treno esiste,
riuscite a salirci e addirittura a sedervi, potreste avere la fortuna di
imbattervi nei seguenti personaggi:
- la
Signora dei Crackers: mangia furtiva un pacchetto di crackers dopo
l'altro, lentamente, solennemente, e soprattutto senza produrre alcun
rumore;
- il
Lettore Assiduo: legge alla fermata del treno, legge sul treno e legge
scendendo gli scalini del convoglio. Nulla di strano? Dimenticavo: legge
libri, non riviste scandalistiche o free press;
- il
Puzzone: ce ne sono di varie forme e modelli, ma hanno un unico,
insopportabile carattere comune. Indovinate quale;
- gli UFI:
Unidentified Flying Insects, a seconda della stagione e dello stato in
cui versa la vostra carrozza spaziano tra mosche, moscerini, zanzare,
vespe, acari...
Per finire, un consiglio di
viaggio. Salendo sui TAF, Treni ad Alta Frequentazione, potrete provare
l'ebbrezza di un viaggio tra i ghiacci: l'aria condizionata è sempre
accesa e la temperatura si aggira sui 4°C, proprio come nel vostro
frigorifero.
Benvenuti alle N***, e
grazie per avere viaggiato con noi!
Simona Dalla Valle
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