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Set./Ott. 2021

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L'IMPATTO AMBIENTALE...E I PANNOLINI DI MIO FIGLIO

 

di Elena Murador

 

Ho iniziato questo Master da ragazza e lo termino da madre; ciò ha influenzato in maniera importante la mia visione e l’individuazione dell’argomento della tesina finale di questo percorso di studi.

Avere un figlio comporta la necessità di prendere delle decisioni e fare delle scelte che possono essere determinate non solo dalla salute e il benessere del bambino o da un risparmio economico, ma anche da  valutazioni  virtuose nei confronti dell’ambiente.

Una di queste decisioni ha riguardato l’igiene del bambino e quindi stabilire quale tipo di pannolini usare per mio figlio. Per fare questo ho valutato una serie di caratteristiche di ciò che il mercato offre e ho preso in seria considerazione le peculiarità dei pannolini usa e getta e dei pannolini lavabili.

In questo contesto naturalmente vorrei dunque affrontare la tematica dell’impatto ambientale data dall’utilizzo dei pannolini usa e getta, focalizzandomi su alcune soluzioni per ridurre l’inquinamento.

La flora e la fauna stanno pagando le conseguenze del nostro stile di vita frenetico e consumistico che ci porta ad essere dei grandi produttori di rifiuti cosiddetti indifferenziati, ovvero rifiuti difficilmente smaltibili che vanno ad occupare le discariche. Tra questi rifiuti giornalieri ci sono milioni di pannolini usa e getta che potrebbero essere sostituiti dai vecchi “Ciripà”, ossia dei pannolini lavabili e impermeabili che permettono la trattenuta dei bisogni dei bambini ma che non producono scarti da smaltire nei rifiuti.

Sia i pannolini usa e getta che i pannolini lavabili presentano vantaggi e svantaggi; i primi sono sicuramente più pratici ed immediati.

Proviamo ad immaginarci di non dover più lavare e stirare i vestiti che quotidianamente indossiamo ma di andarne a comprare sempre di nuovi, già puliti e stirati pronti all’uso, o ancora di non dover più lavare i piatti, posate e pentole ma gettarli dopo ogni utilizzo.

Certamente sarebbe pratico ed immediato, ma dispendioso e produrremmo tantissimi rifiuti inutili.

Ecco questa è l’ottica iniziale dalla quale partire per prendere in considerazione l’utilizzo dei pannolini lavabili al posto di quelli usa e getta.

Andando ad analizzare nel dettaglio ogni singolo punto, si notano le differenze tra l’utilizzo dei pannolini usa e getta rispetto a quelli lavabili.

Gli effetti della produzione di centinaia di sacchi di rifiuti non sono subito tangibili, ma sono un’eredità che i nostri figli dovranno gestire in termini di inquinamento ambientale.

Un pannolino usa e getta ( come una bottiglia di plastica) impiega 500 anni per scindersi in particelle microscopiche il che vuol dire avere un impatto nelle prossime 7 generazioni. Se si considera che in media un bambino utilizza 6.000 pannolini, non ci si stupisce nell’apprendere che essi occupino il 20% dello spazio in discarica.

I pannolini lavabili sono taglia unica, accompagnano il bambino dalla nascita al vasino grazie a dei comodi bottoni o elastici che adattano il pannolino alla sua siluette.

I pannolini lavabili si igienizzano direttamente in lavatrice e possono essere riutilizzati centinaia di volte.

Le prestazioni assorbenti dei pannolini usa e getta sono dovute a gel chimici come il sodio poliacrilato che assorbe fino a 100 volte il suo peso, ma come tutti i prodotti chimici può portare ad arrossamenti, irritazioni, dermatiti e allergie cutanee; i pannolini (usa e getta)lavabili, invece, sono fatti di cotone che permettono una maggiore traspirazione ed evitano surriscaldamento delle zone genitali.

Tornando all’impatto ambientale dato dai pannolini usa e getta, di non secondaria importanza, c’è l’aspetto componentistico di cui sono fatti: un mix di fibre sintetiche e sostanze chimiche che nella fase di degradazione rilasciano nel suolo sodium polycrilate, tributyl-stagno (TBT), diossina, xylene, ethylbenzene, styrene, isopropylene ecc…

Altro “ingrediente” di cui sono fatti i pannolini usa e getta è la cellulosa, utile per le sue capacità assorbenti, che impediscono la fuoriuscita di pipì, ma che per ricavarla vengono utilizzate le parti legnose degli alberi.

Questi ultimi sono alla base del fabbisogno umani, grazie alle loro capacità di miglioramento dell’aria che respiriamo, alla termoregolazione che mitiga il clima e all’aiuto idrogeologico che è di sempre più fondamentale importanza negli ultimi anni per evitare frane e smottamenti, per non parlare del fatto che sono l’habitat naturale di molte specie animali.

I pannolini lavabili, invece, sono spesso chiamati pannolini ecologici perché fatti di micropile, bamboo o cotone e l’utilizzo di lavatrici ad alte prestazioni energetiche e i detersivi ecologici  che servono per igienizzarli vanno a gravare sull’ambiente  decisamente meno del ciclo vitale produttivo di un pannolino usa e getta.

Per quanto attiene il risparmio economico, i pannolini usa e getta prevedono una spesa di circa 1.500-1.700 data dal fatto che nell’arco dei primi 2-3 anni il bambino utilizzerà circa 6.000 pannolini; mentre l’acquisto dei pannolini lavabili, prevede una spesa iniziale onerosa di circa 200-400€ (che nel mio caso è stata per metà rimborsata dall’ente gestore della racconta differenziata) che però copre l’intero arco temporale del bambino con circa 20-30 pannolini, senza contare il fatto che possono essere utilizzati anche per un secondo, terzo figlio o eventualmente essere rivenduti a metà prezzo nei siti dell’usato.

Analizziamo comunque anche gli aspetti negativi dell’utilizzo di pannolini lavabili:

-          Lavare i pannolini richiede tempo: tempo di lavatrice, tempo di asciugatura e tempo per ricomporre il pannolino per renderlo pronto all’uso.

-          La vestibilità dei pannolini taglia unica potrebbe risultare ingombrante nei primi mesi del bambino, ma per permettere ad un unico pannolino l’utilizzo dalla nascita allo spannolinamento, essi sono dotati di file di clip che consentono di adattare la misura del pannolini alle varie taglie di crescita.

-          Cattivi odori dovuti allo stoccaggio dei pannolini utilizzati nelle 2-3 giornate prima del loro lavaggio (esistono però borse con zip apposite per ovviare il problema).

-          Dermatiti da pannolino dovute al contatto con la cute con superfici umide se non cambiato il pannolino di frequente.

-          Nelle uscite di più giorni in posti privi di lavatrici a disposizione l’utilizzo di pannolini lavabili può diventare difficoltoso.

-          Pochissimi asili nidi accettano di utilizzare i pannolini lavabili per una questione di igiene e di organizzazione interna che porterebbe via troppo tempo al personale nella gestione dei bambini.

Nel corso degli ultimi anni  alcuni comuni  hanno deciso di sostenere le famiglie nella spesa dei pannolini lavabili per incentivarne l’acquisto e far conoscere un modo alternativo ed ecologico.

Contarina, società che si occupa della gestione dei rifiuti, con il suo polo a Lovadina di Spresiano (TV), è il primo impianto industriale al mondo che ricicla completamente i prodotti assorbenti usati, come i pannolini, e li trasforma in cellulosa plastica e polimeri: da una tonnellata di rifiuto si ricavano 150 kg di cellulosa, 75 kg di plastica e 75 kg di polimero super assorbente.

Purtroppo però parliamo di un polo unico e il cui guadagno è unicamente dell’azienda, poiché il “produttore” di pannolino sporco, ovvero la famiglia che li deve smaltire, paga comunque il singolo svuotamento della raccolta differenziata.

Questo tipo di rifiuto, insieme ad altri tipi di spazzatura,  non ha quindi ancora trovato una gestione in larga scala che possa risolvere un  problema che ha assunto ormai proporzioni catastrofiche.

Basta pensare ai nostri mari e oceani. Tra i 25 oggetti che inquinano maggiormente le nostre acque troviamo al 5° posto le bottiglie, al 9° posto  i sacchetti plastica, al 22° posto le cannucce e al 25° posto proprio i  pannolini usa e getta.

Circa il 70 % del nostro pianeta è occupato da mari e oceani e praticamente, ovunque, è possibile trovare rifiuti, tantè che si pensa che entro il 2050 nel mare vi saranno più rifiuti che pesci.

Il rifiuto più presente nei nostri mari è sicuramente la plastica, che si è iniziata a produrre negli anni ’50 e via via si è diffusa nel mercato in maniera esponenziale da 1,5 milioni di tonnellate l’anno all’attuale livello di 280 milioni di tonnellate l’anno. Diversamente dai materiali organici, la plastica non scompare mai ma si accumula nell’ambiente; grazie ai fattori ambientali quali la luce solare, l’acqua salata e le onde, la plastica tende a scindersi in micro particelle che spesso vengono inghiottite dagli animali, entrando a far parte inevitabilmente della nostra catena alimentare. Altri microframmenti finiscono in riva al mare e vengono incorporati nel suolo andando a inquinare l’habitat di altri animali e piante.

L’80% delle plastiche presenti in mare proviene da attività terrestri, il restante 20% è dato dalle attività di pesca, gli impianti petroliferi e i trasporti marini.

Il sempre maggior numero di plastiche che finiscono in mare, fa sì che aumenti la probabilità che i pesci, di cui noi ci nutriamo nella “dieta mediterranea”, vi si nutrano e che quindi noi stessi, attraverso la catena alimentare ne veniamo involontariamente a contatto mangiando plastica e prodotti chimici a base di petrolio. Il rischio che si sta palesando è la messa in pericolo di interi ecosistemi e specie animali, compresa la nostra.

I rifiuti marini, la plastica in particolare, costituiscono una minaccia non solo per la salute dei mari e delle coste, ma anche per la nostra economia, salute e comunità.

Dall’analisi fatta risulta evidente quanto sia positivamente rilevante l’uso dei pannolini lavabili per un maggior rispetto dell’ambiente.

E’ però necessario incentivarne l’uso attraverso la promozione e la diffusione di informazione circa l’esistenza e l’utilizzo di questa modalità di igiene dei bambini.

Spesso infatti le neo mamme non ne conoscono la presenza o pensano si tratti di oggetti di altri tempi senza tener conto che per la produzione dei pannolini usa e getta vengono distrutti numerosi ettari di bosco e utilizzati materiali altamente inquinanti come la plastica e le sostanze chimiche che li compongono che spesso sono anche causa di irritazioni, arrossamenti e dermatiti.   

Nei nidi comunali sarebbe opportuno riuscire a individuare un tipo di organizzazione che permetta l’utilizzo dei pannolini lavabili, in modo che, oltre a migliorare un comportamento ecosostenibile, possa essere da esempio per  tutte le mamme.

E’ importante poi che tutte le istituzioni si impegnino concretamente e si adoperino per potenziare l’utilizzo dei pannolini lavabili attraverso incentivi economici per il loro acquisto e attuino sgravi fiscali sulla tassa dei rifiuti premiando i genitori virtuosi. 

Un importante e significativo passo avanti è rappresentato dal decreto “End of Waste” firmato dall’ex ministro dell’ambiente Sergio Costa, che prevede un processo di recupero di  rifiuti che potranno poi essere considerati materie prime seconde. Con tale decreto si potranno riciclare tutti i prodotti assorbenti, come i pannolini, anziché lasciarli finire in discarica.

E’ grazie a questo decreto che la già nominata azienda di servizi ambientali della provincia di Treviso ha potuto incrementare la sua opera di riciclo dei pannolini, dopo averla avviata nel 2015 in via sperimentale. Se raccolti e conferiti separatamente dagli altri rifiuti, da una tonnellata di prodotti assorbenti è possibile ricavare 75 kg di plastica con cui produrre oggetti vari ( come mollette, grucce,…), arredi urbani, ecc. e 225 kg di materia organico – cellulosica per la produzione di cartoni per imballaggi. Ora però , è necessario realizzare altre aziende che riescano a soddisfare le esigenze di tutte le regioni italiane.

La nazione insulare del Pacifico di Vanuatu nel  2019 ha addirittura avviato una consultazione per vietare l’uso dei pannolini usa e getta. Il divieto fa parte di uno sforzo a livello nazionale per frenare  l’inquinamento da plastica che negli ultimi anni ha travolto il  piccolo Paese. Con una massa di terra così limitata, non vi sono spazi dove gettare la spazzatura e dimenticarsene. Se l’esito del confronto avesse bandito l’uso dei pannolini usa e getta, Vanuatu potrebbe essere da esempio per molti altri Paesi.

A partire dal 3 luglio 2021, è entrata in vigore la Direttiva Europea SUP (Single Use Plastic) n. 904, un provvedimento europeo teso a ridurre il commercio e l’utilizzo di plastica monouso e di conseguenza evitare la sua dispersione nell’ambiente.

Anche l’Europa quindi si sta muovendo verso un futuro “plastic Free”, che non significa un pianeta privo di plastica, ma un nuovo modo di pensare, utilizzare e smaltire i rifiuti.

La sostituzione o l’eliminazione della plastica utilizzata per “l’usa e getta” è da ritenersi ormai obsoleta e primitiva, bisogna iniziare ad impegnarsi per trovare nuove fonti rinnovabili e non inquinanti per il pianeta se non si vuole lasciare in eredità ai nostri figli un mare più ricco di plastica che non di pesci.

Il motto per essere virtuosi verso l’ambiente dovrebbe diventare “ridurre, riutilizzare, riciclare” e da questo punto di vista i pannolini usa e getta colgono a pieno il bersaglio, una scelta controcorrente e anticonformistica che può fare la differenza.

Certamente si tratta di un percorso che ha bisogno di tempi non proprio immediati, ma poiché anche i piccoli accorgimenti quotidiani, se replicati su larga scala, possono dare un grande contributo per la salvaguardia del nostro pianeta, ritengo che sia significativo cercare di rendere più consapevoli  i genitori nelle loro scelte.

 Elena Murador

 


 

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