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Anno XIV num.4
Lug./Ago. 2015

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  • FA ANCHE IL CAFFE'?

  • OLIMPIADI, UFO, PATATINE FRITTE E AUTO ELETTRICHE

  • CINTURE DI SICUREZZA: L'EVOLUZIONE

  • SEGNALETICA STRADALE, INNOVAZIONI IN CANTIERE

di Simone Pavarin

Fa anche il caffè?

E’ una litania che ci sentiamo dire spesso quando abbiamo terminato di elencare le innumerevoli funzioni del nostro ultimo acquisto, soprattutto se si tratta di cellulari di nuova generazione. Se lo spiritoso di turno dovesse però porre questa domanda ad un acquirente dell’ultimo modello Fiat, la 500 L, rimarrebbe certamente spiazzato perché il suo quesito avrebbe come laconica risposta un bel “si”. Inizialmente sembrava la solita notizia divulgata da una casa produttrice per attirare l’attenzione verso i suoi modelli d’auto, in previsione di un importante appuntamento come il Salone di Ginevra tenutosi lo scorso marzo. Senonché, in seguito ad ufficiali conferme possiamo affermare che la Fiat 500 L è dotata di un dispositivo per la preparazione del caffè espresso “all’italiana”, una vera e propria macchinetta del caffè realizzata in collaborazione con la Lavazza leader nella commercializzazione dell’irrinunciabile bevanda mattutina.

Per quelli che immaginano già la classica macchinetta del caffè da casa, magari appoggiata in un angolo della vettura posso dire che sono totalmente fuori strada. Il dispositivo per la produzione di caffè è incastonato tra i due sedili anteriori, si tratta di un semplice cilindro di contenute dimensioni realizzato in materiali, design e ricercati colori che si integrano perfettamente con l’ambiente giovane e raffinato del resto della vettura. Anche il procedimento per la preparazione di una fumante tazza di caffè è stato studiato nei minimi particolari. Nel piccolo vano portaoggetti vicino alla leva del cambio sono stati inseriti due dispenser: uno contiene bicchierini, zuccherò e palettina per mescolare, il secondo contiene le cialde monouso Lavazza. L’unico limite, se di limite si tratta, che ho potuto osservare di tutto il processo di preparazione e consumo è il fatto che è necessario fermarsi con la vettura e dedicare qualche minuto alle varie, poche, operazioni.

Problema risolto se al  nostro fianco è presente un passeggero disponibile ad improvvisarsi “barista”. Con la macchina del caffè espresso a bordo, Fiat vuole trasformare la vettura, da semplice mezzo di trasporto, in un luogo di esperienze magari condivise. Idea a mio modesto avviso azzeccata perché, se ci riflettiamo attentamente, quante volte al girono ognuno di noi prende un caffè con un amico o collega di lavoro, in ufficio o al bar? Fiat non sta facendo altro che cercare di trasferire questi piacevoli momenti all’interno di  una sua vettura.

La macchina del caffè rappresenta però solo una parte, anche se la più evidente, di una serie numerosa ed innovativa di particolari ed accessori che promettono di far vivere esperienze uniche. “U connect” è un altro  elemento che garantisce esperienze particolari al volante. Si tratta di un sistema composto principalmente da due accessori, uno schermo touchscreen da 5 pollici e dei comandi direttamente sullo sterzo. Con il sistema “U connect” è possibile tramite la rete bluetooth accedere ai contenuti del proprio smartphone, quindi poter sperimentare inedite condizioni di guida, tenendo ben presente la questione sicurezza sulla strada.

Un’altra caratteristica della 500 L e che promette di sbalordire, è la così detta “vetratura a nastro”. Sul sito istituzionale il motto relativo a questa innovativa  caratteristica è “allargate i vostri orizzonti”, proprio per sottolineare l’elevatissima visibilità che offre l’auto unita ad una non comune luminosità interna. Luminosità accentuata anche grazie alla tetto panoramico, il più grande della sua categoria. Naturalmente in una vettura del genere non poteva mancare un’attenzione particolare alle forme e agli spazi sapientemente studiati ed adattabili sia a famiglie che a single. Per quanto riguarda invece il motore, una particolare attenzione è stata dedicata al controllo delle emissioni tossiche, in perfetto stile Fiat.

La 500L rappresenta un’importante tappa dell’evoluzione del mercato delle autovetture che, con difficoltà, sta cercando di superare una crisi a livello planetario. Un’evoluzione che supera il concetto di trasporto puro e che entra in una fase nuova nella quale, soddisfatto il bisogno di spostarsi, si cerca di soddisfarne altri come ad esempio il bisogno di connessione e socializzazione.

 

Olimpiadi, ufo, patatine fritte e auto elettriche

Un’iniziativa destinata a colpire le “coscienze ecologiste” di ognuno di noi  è quella intrapresa dalla multinazionale McDonalds’ in occasione delle olimpiadi di Londra 2012. Nella cornice del progetto per rendere i giochi olimpici più sostenibili possibile, la catena di fast food, che è anche sponsor ufficiali dell’evento, ha annunciato che l’olio utilizzato nei suoi ristoranti londinesi sarà trasformato in biodiesel. Conti alla mano, attraverso il riciclaggio dell’olio esausto si risparmieranno circa 6.000 tonnellate di carburante di origine fossile. Il messaggio è quindi “mangiate più patatine fritte per aiutare l’ambiente”. E’ la prima volta che, a livello globale, il settore del trasporto e quello della ristorazione stipulano un’inedita alleanza finalizzata ad  un’iniziativa  sotto l’insegna dell’ecologia. 

McDonIlalds’ rilancia ulteriormente dichiarando che i sei nuovi ristoranti edificati nell’area londinese, per far fronte all’enorme afflusso di turisti previsti nella capitale britannica in occasione delle olimpiadi, saranno quasi totalmente costruiti con materiali riciclabili.

Lasciando il campo della ristorazione va ricordato che iniziative importanti nell’ambito della sostenibilità ambientale sono, da tempo, perseguite da altre multinazionali tradizionalmente legate al settore del trasporto.

Per esempio  aziende di pneumatici da anni stanno portando avanti progetti “ecosostenibili”. La Goodyear proprio qualche mese fa, ha raggiunto un’importante risultato, frutto di approfondite ricerche nello studio delle gomme. Dai laboratori della multinazionale americana gli studiosi hanno scoperto che utilizzare l’olio di soia per la produzione di pneumatici aumenta la loro longevità del 10%. In definitiva più durata per le nostre ruote rispettando l’ambiente visto che l’olio di soia è utilizzato nel processo produttivo in sostituzione degli oli di origine fossile. Tornando ai giochi olimpici, la Goodyear ha attirato l’attenzione dei media internazionali nonostante  non fosse annoverata tra gli sponsor ufficiali dell’evento. Durante la cerimonia di apertura   di qualche giorno fa, venne notato nel limpido cielo stellato della notte londinese uno strano oggetto non identificato. Tutti pensarono si trattasse di un Ufo, in realtà non era altro che un dirigibile della nota casa americana di pneumatici a cui era stata tolta la scritta. Leggerezza da parte degli organizzatori o pubblicità a poco prezzo? Questa è la domanda che tutti ci stiamo ancor oggi ponendo.

Anche il sistema di trasporto su ruote della rete urbana londinese è stato pesantemente ridimensionato per questioni di sostenibilità. Per volere dell’amministrazione municipale  si sono aumentate le aree di divieto per auto e moto. Ricordiamo che Londra è tradizionalmente una tra le città più congestionate dal traffico dell’intera Europa per cui questa iniziativa di limitare, per il periodo dei giochi olimpici ulteriormente la circolazione, non può che giovare all’intera City.

Anche l’italiana Fiat parteciperà indirettamente alle Olimpiadi di Londra 2012 attraverso la fornitura di auto al Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI). Fornitura che terminerà nel 2014. La corsa ad accaparrarsi un posto sotto i riflettori della fiamma olimpica non poteva escludere una grande casa automobilistica europea come la BMW. Infatti se la Fiat ha fornito le auto al CONI, la casa tedesca ha assicurato la mobilità degli organizzatori londinesi dell’evento con una flotta di vetture elettriche ed ibride, oltre che motociclette e biciclette.

Le auto elettriche avranno un ruolo determinante in questa edizione dei giochi. Infatti, altra iniziativa dell’amministrazione municipale londinese è stata quella per cui sono state installate in città, ben 120 stazioni di ricarica destinate a fornire energia per le vetture elettriche degli atleti e degli organizzatori. E’ previsto che queste stazioni, al termine dell’evento, saranno a disposizione dei comuni cittadini. Lo stesso sindaco di Londra, Boris Johnson, ha più volte elogiato questa iniziativa ecologista, incoronando la rete di stazioni di rifornimento di energia elettrica come la più estesa di tutto il Regno Unito. Con l’augurio che gli atleti italiani vincano più medaglie possibile, si deve sperare che tutte le iniziative di sostenibilità ambientale siano utilizzate anche dopo i giochi e non rimangano, come spesso accade in questi casi, “cattedrali nel deserto”.

 

Cinture di sicurezza: l’evoluzione

Le cinture di sicurezza rappresentano oggi un elemento essenziale per la sicurezza sia del conducente che dei passeggeri durante gli spostamenti con le autovetture. Questo efficiente dispositivo che nei decenni ha permesso di salvare così tante vite umane è stato inventato dal francese  Gustave Desirè Lebeau nel 1903 e che, inizialmente, venne denominato “bretelle di sicurezza”. La diffusione di massa delle cinture di sicurezza iniziò a partire dagli anni ’60 dello scorso secolo, sulla scorta della positiva esperienza del loro utilizzo negli abitacoli della macchine da gara. E’ necessario attendere gli anni ’70 prima che venga imposto per legge l’utilizzo di questo dispositivo di sicurezza.

Fu la Francia per la precisione che, nel 1973, aprì la via all’obbligatorietà dell’utilizzo durante la circolazione. Venne poi il turno di alcuni Stati degli USA, va ricordato che a tutt’oggi l’obbligo di utilizzo non è diffuso su tutto il territorio americano. Negli anni sucessivi saranno tutti gli altri paesi occidentali a seguire l’esempio francese. 

Per quanto ci riguarda, in Italia, l’uso delle cinture venne reso obbligatorio dal 1988 per gli occupanti dei posti anteriori della vettura e solo dal 2006 l’obbligo venne esteso a tutti i passeggeri. Il Codice della Strada Italiano prevede alcune deroghe all’utilizzo, deroghe che  interessano persone affette da particolari patologie certificate, donne in stato di gravidanza e gli addetti a servizi di soccorso limitatamente nell’espletamento di una missione d’emergenza.

Le cinture di sicurezza nonostante alcune modifiche  dai tempi in cui l’inventore, Gustave Desirè Lebeau le brevettò, hanno conservato le loro caratteristiche originali pressoché immutate, oggi però alcune case automobilistiche stanno sperimentando nuove soluzioni e materiali innovativi.

La Ford per esempio ha annunciato qualche giorno fa che la nuova Mondeo disponibile sul mercato dal 2013 sarà dotata di cinture di sicurezza posteriori con airbag integrato, una tecnologia innovativa che garantirebbe maggior sicurezza ma soprattutto una sensibile riduzione dei traumi in caso di incidente stradale.

Ed è proprio la questione di traumi prodotti indirettamente dalla cinture che oggi attrae l’attenzione dei ricercatori. Infatti in caso di indicente stradale le cinture allacciate correttamente provocano un’enorme compressione ai danni principalmente della gabbia toracica con contraccolpi su collo, schiena e spalle. Il nuovo modello di cinture di sicurezza studiate nei laboratori Ford nel momento dell’urto si gonfierebbero istantaneamente, proprio come un airbag, in modo da aumentare la superficie aderente al corpo e questo, promettono i ricercatori, ridurrebbe sensibilmente possibili traumi secondari.

Una tecnologia forse rivoluzionaria rivota soprattutto alle persone più esposte al rischio, come bambini e anziani.

Un ulteriore elemento che assicura la riduzione di qualsiasi tipo di trauma anche solo potenziale è rappresentato dal fatto di utilizzare un gas freddo per il gonfiaggio delle cinture, che evita possibili ustioni, a differenza degli airbag tradizionali che, al momento dell’attivazione, possono generare calore.  La casa automobilistica americana sottolinea la praticità di queste innovative cinture di sicurezza che, secondo ricerche effettuate su di un campione di automobilisti, non sono dissimili da quelle tradizionali.

Quasi in concomitanza con la presentazione delle nuove cinture di sicurezza targate Ford, anche la tedesca Mercedes, si è allineata con il suo progetto “beltbag” che prevede l’installazione di cinture di sicurezza modificate per le vetture d’alta gamma a partire dall’anno prossimo. Anche in questo caso si tratterebbe di cinture di sicurezza “gonfiabili” per i passeggeri del sedile posteriore. La Casa Automobilistica di Stoccarda segnala che, per effettuare i test su queste nuove cinture di sicurezza non sono stati utilizzati i tradizionali dummy nei classici crash test, ritenuti troppo limitanti, bensì i nuovissimi software di simulazione più idonei a rilevare anche minime sollecitazioni biomeccaniche. L’augurio è di vedere l’utilizzo di queste cinture di sicurezza altamente innovative anche per il conducente e il passeggero anteriore notoriamente anch’essi molto esposti in caso di incidente stradale, cosa attualmente non prevista nei progetti sia della Ford che della Mercedes.

 

Segnaletica stradale, innovazioni in cantiere.

La segnaletica stradale è un argomento oggi di grande attualità. Messo in un angolo per molto tempo, forse ritenuto di secondaria importanza per l’efficienza e la sicurezza della circolazione su ruote, in questi ultimi anni la segnaletica orizzontale ma soprattutto verticale ha attratto l’attenzione degli esperti.

L’esempio più eclatante di innovazione è probabilmente rappresentato dagli indicatori di velocità ai bordi delle strade, i così detti “speedometri”. L’idea è semplice ma nello stesso sembra essere funzionale alla sicurezza. Si tratta di installare, in punti ben visibili dai conducenti dei veicoli,  tabelloni elettronici che indicano la velocità a cui si sta viaggiando. Spesso il “freddo numero” viene addolcito con uno “smile”, imbronciato se si superano i limiti consentiti, allegro nel caso contrario.

Li possiamo trovare ormai ovunque, sia in centro paese che lungo le grosse arterie di comunicazioni. L’impatto ambientale è ridotto al minimo in quanto sempre più spesso tali dispositivi sono alimentati ad energia solare. Lo speedometro non fa altro che segnalare la velocità di percorrenza quando un veicolo transita nella zona. Il conducente quindi vede la velocità a cui sta viaggiando e si regola di conseguenza. Le dimensione del tabellone elettronico che indicano la velocità sono sufficientemente ampie da essere visibili da diversi metri di distanza per cui anche altre persone possono vedere il numero indicato.

Questo aspetto non è secondario in quanto viene mostrata ad altri la nostra eventuale infrazione stradale, per cui se non siamo sanzionati a livello pecuniario scatta però quello che i sociologi chiamano “sanzione sociale” a volte ancor più efficace della prima. Al di la della punizione, l’indicazione della velocità in modo così evidente, sembra essere molto utile nei centri abitati, dove spesso i pedoni vengono investiti da pirati della strada che scorrazzano nelle strette viuzze incuranti della sicurezza altrui.  Non tutti però sono d’accordo sull’efficacia di questo tipo di dispositivi. L’Unione delle Province Italiane (UPI), importante associazione sensibile al tema della sicurezza stradale, fa notare che, il conducente che vede la propria velocità su di un tabellone stradale è certamente incentivato a rimanere entro il limiti consentiti, ma questo lo porta a distrarsi.

Tenendo conto che i rilevatori sono installati nelle aree urbane, cosa accadrebbe, fanno notare i responsabili UPI, se il conducente della vettura venisse distratto dalla guida per esempio nei pressi di una scuola? In caso di traffico intenso, continuano gli esponenti UPI,  il conducente di una vettura coma fa ad essere certo che la velocità indicata sul tabellone elettronico è proprio quella a cui viaggia la sua vettura e non quella della vettura che lo segue o lo precede? Queste sono soltanto due dei molti quesiti che richiedono urgentemente una risposta. 

L’esperienza fino ad oggi maturata insegna che lo speedometro alla lunga viene ignorato quindi è necessario un suo utilizzo limitato nel tempo e, preferibilmente, preceduto da una campagna di sensibilizzazione.

Se lo speedometro nasce per aumentare la sicurezza stradale, un altro tipo di segnaletica verticale che attualmente si sta sperimentando per ora limitatamente sul territorio del comune di Padova, ha l’obiettivo di facilitare e rendere più gradevole i simboli, asettici, che ci accompagnano nei nostri viaggi in auto. Il progetto mira a sviluppare una segnaletica “creativa” tramite l’installazione di tabelloni che pongono l’automobilista di fronte ad una scelta, il percorso Rock, più veloce, o il percorso Lento.

Nonostante qualcuno li abbia scambiati per pubblicità, l’assessore all’urbanistica del comune veneto, è soddisfatto in quanto l’obiettivo di decongestionare alcune strade durante le ore di punta è stato raggiunto. Infatti ora gli automobilisti possono scegliere fra due percorsi alternativi e questo rende il traffico più fluido. Sempre sulla stessa linea, altra iniziativa dell’assessore all’urbanistica, è stata quella di  installare nei pressi dello svincolo autostradale, cartelli che indicano la distanza di città limitrofe come Rovigo o Conegliano Veneto. Fin qui nessuna particolarità, ma per evidenziare la l’importanza a livelli europeo della città di Sant’Antonio, vicino a quei cartelli ve ne sono altri che indicano la distanza da Berlino, Londra e Pechino. Un’operazione quest’ultima, ritenuta da molti,  più di facciata che di reale utilità per gli automobilisti.

 

Simone Pavarin

 


 

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