-
FA ANCHE IL CAFFE'?
-
OLIMPIADI, UFO, PATATINE FRITTE E AUTO ELETTRICHE
-
CINTURE DI SICUREZZA: L'EVOLUZIONE
-
SEGNALETICA STRADALE, INNOVAZIONI IN CANTIERE
di Simone Pavarin
Fa
anche il caffè?
E’
una litania che ci sentiamo dire spesso quando abbiamo terminato di
elencare le innumerevoli funzioni del nostro ultimo acquisto,
soprattutto se si tratta di cellulari di nuova generazione. Se lo
spiritoso di turno dovesse però porre questa domanda ad un acquirente
dell’ultimo modello Fiat, la 500 L, rimarrebbe certamente spiazzato
perché il suo quesito avrebbe come laconica risposta un bel “si”.
Inizialmente sembrava la solita notizia divulgata da una casa
produttrice per attirare l’attenzione verso i suoi modelli d’auto, in
previsione di un importante appuntamento come il Salone di Ginevra
tenutosi lo scorso marzo. Senonché, in seguito ad ufficiali conferme
possiamo affermare che la Fiat 500 L è dotata di un dispositivo per la
preparazione del caffè espresso “all’italiana”, una vera e propria
macchinetta del caffè realizzata in collaborazione con la Lavazza leader
nella commercializzazione dell’irrinunciabile bevanda mattutina.
Per
quelli che immaginano già la classica macchinetta del caffè da casa,
magari appoggiata in un angolo della vettura posso dire che sono
totalmente fuori strada. Il dispositivo per la produzione di caffè è
incastonato tra i due sedili anteriori, si tratta di un semplice
cilindro di contenute dimensioni realizzato in materiali, design e
ricercati colori che si integrano perfettamente con l’ambiente giovane e
raffinato del resto della vettura. Anche il procedimento per la
preparazione di una fumante tazza di caffè è stato studiato nei minimi
particolari. Nel piccolo vano portaoggetti vicino alla leva del cambio
sono stati inseriti due dispenser: uno contiene bicchierini, zuccherò e
palettina per mescolare, il secondo contiene le cialde monouso Lavazza.
L’unico limite, se di limite si tratta, che ho potuto osservare di tutto
il processo di preparazione e consumo è il fatto che è necessario
fermarsi con la vettura e dedicare qualche minuto alle varie, poche,
operazioni.
Problema risolto se al nostro fianco è presente un passeggero
disponibile ad improvvisarsi “barista”. Con la macchina del caffè
espresso a bordo, Fiat vuole trasformare la vettura, da semplice mezzo
di trasporto, in un luogo di esperienze magari condivise. Idea a mio
modesto avviso azzeccata perché, se ci riflettiamo attentamente, quante
volte al girono ognuno di noi prende un caffè con un amico o collega di
lavoro, in ufficio o al bar? Fiat non sta facendo altro che cercare di
trasferire questi piacevoli momenti all’interno di una sua vettura.
La
macchina del caffè rappresenta però solo una parte, anche se la più
evidente, di una serie numerosa ed innovativa di particolari ed
accessori che promettono di far vivere esperienze uniche. “U connect” è
un altro elemento che garantisce esperienze particolari al volante. Si
tratta di un sistema composto principalmente da due accessori, uno
schermo touchscreen da 5 pollici e dei comandi direttamente sullo
sterzo. Con il sistema “U connect” è possibile tramite la rete bluetooth
accedere ai contenuti del proprio smartphone, quindi poter sperimentare
inedite condizioni di guida, tenendo ben presente la questione sicurezza
sulla strada.
Un’altra caratteristica della 500 L e che promette di sbalordire, è la
così detta “vetratura a nastro”. Sul sito istituzionale il motto
relativo a questa innovativa caratteristica è “allargate i vostri
orizzonti”, proprio per sottolineare l’elevatissima visibilità che offre
l’auto unita ad una non comune luminosità interna. Luminosità accentuata
anche grazie alla tetto panoramico, il più grande della sua categoria.
Naturalmente in una vettura del genere non poteva mancare un’attenzione
particolare alle forme e agli spazi sapientemente studiati ed adattabili
sia a famiglie che a single. Per quanto riguarda invece il motore, una
particolare attenzione è stata dedicata al controllo delle emissioni
tossiche, in perfetto stile Fiat.
La
500L rappresenta un’importante tappa dell’evoluzione del mercato delle
autovetture che, con difficoltà, sta cercando di superare una crisi a
livello planetario. Un’evoluzione che supera il concetto di trasporto
puro e che entra in una fase nuova nella quale, soddisfatto il bisogno
di spostarsi, si cerca di soddisfarne altri come ad esempio il bisogno
di connessione e socializzazione.
Olimpiadi, ufo, patatine fritte e auto elettriche
Un’iniziativa destinata a colpire le “coscienze ecologiste” di ognuno di
noi è quella intrapresa dalla multinazionale McDonalds’ in occasione
delle olimpiadi di Londra 2012. Nella cornice del progetto per rendere i
giochi olimpici più sostenibili possibile, la catena di fast food, che è
anche sponsor ufficiali dell’evento, ha annunciato che l’olio utilizzato
nei suoi ristoranti londinesi sarà trasformato in biodiesel. Conti alla
mano, attraverso il riciclaggio dell’olio esausto si risparmieranno
circa 6.000 tonnellate di carburante di origine fossile. Il messaggio è
quindi “mangiate più patatine fritte per aiutare l’ambiente”. E’ la
prima volta che, a livello globale, il settore del trasporto e quello
della ristorazione stipulano un’inedita alleanza finalizzata ad
un’iniziativa sotto l’insegna dell’ecologia.
McDonIlalds’ rilancia ulteriormente dichiarando che i sei nuovi
ristoranti edificati nell’area londinese, per far fronte all’enorme
afflusso di turisti previsti nella capitale britannica in occasione
delle olimpiadi, saranno quasi totalmente costruiti con materiali
riciclabili.
Lasciando il campo della ristorazione va ricordato che iniziative
importanti nell’ambito della sostenibilità ambientale sono, da tempo,
perseguite da altre multinazionali tradizionalmente legate al settore
del trasporto.
Per
esempio aziende di pneumatici da anni stanno portando avanti progetti
“ecosostenibili”. La Goodyear proprio qualche mese fa, ha raggiunto
un’importante risultato, frutto di approfondite ricerche nello studio
delle gomme. Dai laboratori della multinazionale americana gli studiosi
hanno scoperto che utilizzare l’olio di soia per la produzione di
pneumatici aumenta la loro longevità del 10%. In definitiva più durata
per le nostre ruote rispettando l’ambiente visto che l’olio di soia è
utilizzato nel processo produttivo in sostituzione degli oli di origine
fossile.
Tornando ai giochi olimpici, la Goodyear ha attirato l’attenzione dei
media internazionali nonostante non fosse annoverata tra gli sponsor
ufficiali dell’evento. Durante la cerimonia di apertura di qualche
giorno fa, venne notato nel limpido cielo stellato della notte londinese
uno strano oggetto non identificato. Tutti pensarono si trattasse di un
Ufo, in realtà non era altro che un dirigibile della nota casa americana
di pneumatici a cui era stata tolta la scritta. Leggerezza da parte
degli organizzatori o pubblicità a poco prezzo? Questa è la domanda che
tutti ci stiamo ancor oggi ponendo.
Anche
il sistema di trasporto su ruote della rete urbana londinese è stato
pesantemente ridimensionato per questioni di sostenibilità. Per volere
dell’amministrazione municipale si sono aumentate le aree di divieto
per auto e moto. Ricordiamo che Londra è tradizionalmente una tra le
città più congestionate dal traffico dell’intera Europa per cui questa
iniziativa di limitare, per il periodo dei giochi olimpici ulteriormente
la circolazione, non può che giovare all’intera City.
Anche
l’italiana Fiat parteciperà indirettamente alle Olimpiadi di Londra 2012
attraverso la fornitura di auto al Comitato Olimpico Nazionale Italiano
(CONI). Fornitura che terminerà nel 2014. La corsa ad accaparrarsi un
posto sotto i riflettori della fiamma olimpica non poteva escludere una
grande casa automobilistica europea come la BMW. Infatti se la Fiat ha
fornito le auto al CONI, la casa tedesca ha assicurato la mobilità degli
organizzatori londinesi dell’evento con una flotta di vetture elettriche
ed ibride, oltre che motociclette e biciclette.
Le
auto elettriche avranno un ruolo determinante in questa edizione dei
giochi. Infatti, altra iniziativa dell’amministrazione municipale
londinese è stata quella per cui sono state installate in città, ben 120
stazioni di ricarica destinate a fornire energia per le vetture
elettriche degli atleti e degli organizzatori. E’ previsto che queste
stazioni, al termine dell’evento, saranno a disposizione dei comuni
cittadini. Lo stesso sindaco di Londra, Boris Johnson, ha più volte
elogiato questa iniziativa ecologista, incoronando la rete di stazioni
di rifornimento di energia elettrica come la più estesa di tutto il
Regno Unito. Con l’augurio che gli atleti italiani vincano più medaglie
possibile, si deve sperare che tutte le iniziative di sostenibilità
ambientale siano utilizzate anche dopo i giochi e non rimangano, come
spesso accade in questi casi, “cattedrali nel deserto”.
Cinture di sicurezza: l’evoluzione
Le
cinture di sicurezza rappresentano oggi un elemento essenziale per la
sicurezza sia del conducente che dei passeggeri durante gli spostamenti
con le autovetture. Questo efficiente dispositivo che nei decenni ha
permesso di salvare così tante vite umane è stato inventato dal francese
Gustave Desirè Lebeau nel 1903 e che, inizialmente, venne denominato
“bretelle di sicurezza”. La diffusione di massa delle cinture di
sicurezza iniziò a partire dagli anni ’60 dello scorso secolo, sulla
scorta della positiva esperienza del loro utilizzo negli abitacoli della
macchine da gara. E’ necessario attendere gli anni ’70 prima che venga
imposto per legge l’utilizzo di questo dispositivo di sicurezza.
Fu la
Francia per la precisione che, nel 1973, aprì la via all’obbligatorietà
dell’utilizzo durante la circolazione. Venne poi il turno di alcuni
Stati degli USA, va ricordato che a tutt’oggi l’obbligo di utilizzo non
è diffuso su tutto il territorio americano. Negli anni sucessivi saranno
tutti gli altri paesi occidentali a seguire l’esempio francese.
Per
quanto ci riguarda, in Italia, l’uso delle cinture venne reso
obbligatorio dal 1988 per gli occupanti dei posti anteriori della
vettura e solo dal 2006 l’obbligo venne esteso a tutti i passeggeri. Il
Codice della Strada Italiano prevede alcune deroghe all’utilizzo,
deroghe che interessano persone affette da particolari patologie
certificate, donne in stato di gravidanza e gli addetti a servizi di
soccorso limitatamente nell’espletamento di una missione d’emergenza.
Le
cinture di sicurezza nonostante alcune modifiche dai tempi in cui
l’inventore, Gustave Desirè Lebeau le brevettò, hanno conservato le loro
caratteristiche originali pressoché immutate, oggi però alcune case
automobilistiche stanno sperimentando nuove soluzioni e materiali
innovativi.
La
Ford per esempio ha annunciato qualche giorno fa che la nuova Mondeo
disponibile sul mercato dal 2013 sarà dotata di cinture di sicurezza
posteriori con airbag integrato, una tecnologia innovativa che
garantirebbe maggior sicurezza ma soprattutto una sensibile riduzione
dei traumi in caso di incidente stradale.
Ed è
proprio la questione di traumi prodotti indirettamente dalla cinture che
oggi attrae l’attenzione dei ricercatori. Infatti in caso di indicente
stradale le cinture allacciate correttamente provocano un’enorme
compressione ai danni principalmente della gabbia toracica con
contraccolpi su collo, schiena e spalle. Il nuovo modello di cinture di
sicurezza studiate nei laboratori Ford nel momento dell’urto si
gonfierebbero istantaneamente, proprio come un airbag, in modo da
aumentare la superficie aderente al corpo e questo, promettono i
ricercatori, ridurrebbe sensibilmente possibili traumi secondari.
Una
tecnologia forse rivoluzionaria rivota soprattutto alle persone più
esposte al rischio, come bambini e anziani.
Un
ulteriore elemento che assicura la riduzione di qualsiasi tipo di trauma
anche solo potenziale è rappresentato dal fatto di utilizzare un gas
freddo per il gonfiaggio delle cinture, che evita possibili ustioni, a
differenza degli airbag tradizionali che, al momento dell’attivazione,
possono generare calore. La casa automobilistica americana sottolinea
la praticità di queste innovative cinture di sicurezza che, secondo
ricerche effettuate su di un campione di automobilisti, non sono
dissimili da quelle tradizionali.
Quasi
in concomitanza con la presentazione delle nuove cinture di sicurezza
targate Ford, anche la tedesca Mercedes, si è allineata con il suo
progetto “beltbag” che prevede l’installazione di cinture di sicurezza
modificate per le vetture d’alta gamma a partire dall’anno prossimo.
Anche in questo caso si tratterebbe di cinture di sicurezza “gonfiabili”
per i passeggeri del sedile posteriore. La Casa Automobilistica di
Stoccarda segnala che, per effettuare i test su queste nuove cinture di
sicurezza non sono stati utilizzati i tradizionali dummy nei classici
crash test, ritenuti troppo limitanti, bensì i nuovissimi software di
simulazione più idonei a rilevare anche minime sollecitazioni
biomeccaniche. L’augurio è di vedere l’utilizzo di queste cinture di
sicurezza altamente innovative anche per il conducente e il passeggero
anteriore notoriamente anch’essi molto esposti in caso di incidente
stradale, cosa attualmente non prevista nei progetti sia della Ford che
della Mercedes.
Segnaletica stradale, innovazioni in cantiere.
La
segnaletica stradale è un argomento oggi di grande attualità. Messo in
un angolo per molto tempo, forse ritenuto di secondaria importanza per
l’efficienza e la sicurezza della circolazione su ruote, in questi
ultimi anni la segnaletica orizzontale ma soprattutto verticale ha
attratto l’attenzione degli esperti.
L’esempio più eclatante di innovazione è probabilmente rappresentato
dagli indicatori di velocità ai bordi delle strade, i così detti
“speedometri”. L’idea è semplice ma nello stesso sembra essere
funzionale alla sicurezza. Si tratta di installare, in punti ben
visibili dai conducenti dei veicoli, tabelloni elettronici che indicano
la velocità a cui si sta viaggiando. Spesso il “freddo numero” viene
addolcito con uno “smile”, imbronciato se si superano i limiti
consentiti, allegro nel caso contrario.
Li
possiamo trovare ormai ovunque, sia in centro paese che lungo le grosse
arterie di comunicazioni. L’impatto ambientale è ridotto al minimo in
quanto sempre più spesso tali dispositivi sono alimentati ad energia
solare. Lo speedometro non fa altro che segnalare la velocità di
percorrenza quando un veicolo transita nella zona. Il conducente quindi
vede la velocità a cui sta viaggiando e si regola di conseguenza. Le
dimensione del tabellone elettronico che indicano la velocità sono
sufficientemente ampie da essere visibili da diversi metri di distanza
per cui anche altre persone possono vedere il numero indicato.
Questo aspetto non è secondario in quanto viene mostrata ad altri la
nostra eventuale infrazione stradale, per cui se non siamo sanzionati a
livello pecuniario scatta però quello che i sociologi chiamano “sanzione
sociale” a volte ancor più efficace della prima. Al di la della
punizione, l’indicazione della velocità in modo così evidente, sembra
essere molto utile nei centri abitati, dove spesso i pedoni vengono
investiti da pirati della strada che scorrazzano nelle strette viuzze
incuranti della sicurezza altrui. Non tutti però sono d’accordo
sull’efficacia di questo tipo di dispositivi. L’Unione delle Province
Italiane (UPI), importante associazione sensibile al tema della
sicurezza stradale, fa notare che, il conducente che vede la propria
velocità su di un tabellone stradale è certamente incentivato a rimanere
entro il limiti consentiti, ma questo lo porta a distrarsi.
Tenendo conto che i rilevatori sono installati nelle aree urbane, cosa
accadrebbe, fanno notare i responsabili UPI, se il conducente della
vettura venisse distratto dalla guida per esempio nei pressi di una
scuola? In caso di traffico intenso, continuano gli esponenti UPI, il
conducente di una vettura coma fa ad essere certo che la velocità
indicata sul tabellone elettronico è proprio quella a cui viaggia la sua
vettura e non quella della vettura che lo segue o lo precede? Queste
sono soltanto due dei molti quesiti che richiedono urgentemente una
risposta.
L’esperienza fino ad oggi maturata insegna che lo speedometro alla lunga
viene ignorato quindi è necessario un suo utilizzo limitato nel tempo e,
preferibilmente, preceduto da una campagna di sensibilizzazione.
Se lo
speedometro nasce per aumentare la sicurezza stradale, un altro tipo di
segnaletica verticale che attualmente si sta sperimentando per ora
limitatamente sul territorio del comune di Padova, ha l’obiettivo di
facilitare e rendere più gradevole i simboli, asettici, che ci
accompagnano nei nostri viaggi in auto. Il progetto mira a sviluppare
una segnaletica “creativa” tramite l’installazione di tabelloni che
pongono l’automobilista di fronte ad una scelta, il percorso Rock, più
veloce, o il percorso Lento.
Nonostante qualcuno li abbia scambiati per pubblicità, l’assessore
all’urbanistica del comune veneto, è soddisfatto in quanto l’obiettivo
di decongestionare alcune strade durante le ore di punta è stato
raggiunto. Infatti ora gli automobilisti possono scegliere fra due
percorsi alternativi e questo rende il traffico più fluido. Sempre sulla
stessa linea, altra iniziativa dell’assessore all’urbanistica, è stata
quella di installare nei pressi dello svincolo autostradale, cartelli
che indicano la distanza di città limitrofe come Rovigo o Conegliano
Veneto. Fin qui nessuna particolarità, ma per evidenziare la
l’importanza a livelli europeo della città di Sant’Antonio, vicino a
quei cartelli ve ne sono altri che indicano la distanza da Berlino,
Londra e Pechino. Un’operazione quest’ultima, ritenuta da molti, più
di facciata che di reale utilità per gli automobilisti.
Simone Pavarin |