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Il piccolo aviatore

Una finestra sulla vita di Gilles Villeneuve…

 

di Roberto Maurelli

 

Il suo nome era Joseph Gilles Henri Villeneuve, ma i tifosi lo ricorderanno per sempre come " il piccolo aviatore " per via delle spettacolari evoluzioni che compiva al volante delle sue vetture. Era nato il 18 gennaio 1950 a Saint Jeansur Richelieu, una piccola cittadina del Quebec. Durante la sua adolescenza, trascorsa a Berthierville, dimostrò immediatamente una incontenibile passione per i motori e per qualsiasi mezzo che offrisse l'ebbrezza della velocità.

In un primo momento la sua attenzione si rivolse alle gare per motoslitte, che lo videro più volte campione, grazie anche a delle modifiche da lui stesso progettate e applicate al suo mezzo. In questi anni il giovane Gilles apprese le tecniche di guida in condizioni di scarsa aderenza, il che gli ritornò particolarmente utile al momento del suo debutto nei campionati di formula canadesi.

Per partecipare a uno di quei campionati, quello di formula Ford, Gilles arrivò perfino a vendere la sua casa; l'investimento fu ripagato dalla vittoria immediata e dal passaggio nella più competitiva Formula Atlantic dove, nel 1976, ottenne l'Iride. Nel 1977 partecipò al Gran Premio Trois Rivieres, una gara minore alla quale partecipavano numerosi piloti di Formula 1; in quell’occasione vinse nientemeno che davanti al campione in carica James Hunt. il talento mostrato in tutti questi appuntamenti gli permise di conquistarsi le attenzioni delle principali scuderie di Formula 1. La McLaren fu la prima ad offrirgli un sedile per il Gran Premio di Silverstone del 1977, nel quale concluse in undicesima posizione nella classifica finale, pur alla guida di una obsoleta M23.

Di quella gara si ricordano soprattutto le tante uscite di pista, i sovrasterzi e gli eccessi alla guida che caratterizzarono i turni di prova del nuovo esordiente; anni dopo Gilles rivelerà che quella guida così estrema gli aveva consentito di comprendere quale fosse il limite della macchina, nel breve tempo che aveva a disposizione. Questa propensione per la ricerca del limite non deve essere sfuggita ad Enzo Ferrari, che decise di portarlo Maranello per l'anno seguente. Il momento non poteva essere più delicato: Niki Lauda aveva appena lasciato la rossa, da Campione del Mondo, in aperta polemica con la dirigenza. Si trattava di rimpiazzare un campione indiscusso, che aveva riportato il titolo mondiale in Italia dopo anni di digiuno. Le vittorie non tardarono da arrivare: la prima fu nel Gran Premio del Canada del 1978, una gara in cui il suo stile di guida aggressivo esaltava il pubblico, che ad ogni giro omaggiava il nuovo beniamino alzandosi in piedi ed applaudendo alle sue derapate. 

Nel 1979 la Ferrari 312 T4 era la vettura da battere; il progetto di Mauro Forghieri costituiva la massima espressione delle vetture a motore boxer aspirato. In quell'anno, tuttavia, Gilles non poté conquistare il titolo mondiale: il suo compagno di squadra e amico Jody Scheckter fu più costante nell'arco dell'intero campionato. Eppure il 1979 è un anno che gli appassionati di Formula 1 ricordano soprattutto per la spettacolare gara di Digione, in cui Villeneuve e Arnoux inscenarono il duello più spettacolare di tutti i tempi, una lotta ruota a ruota protrattasi per circa tre giri durante i quali il mondo tenne il fiato sospeso. 

Il 1980 fu un anno avaro di successi. La Ferrari 312 T5 era una vettura inguidabile, che non poteva reggere il confronto con la concorrenza. Nonostante ciò Villeneuve accettò di rimboccarsi le maniche e lavorare allo sviluppo della macchina. I primi frutti furono raccolti l'anno successivo, con la conquista dei Gran Premi di Monaco e Spagna, due gare che solo l'abilità e la sfrontatezza di Villeneuve permisero di archiviare fra le vittorie della scuderia di Maranello.

Finalmente, nel 1982 sembrava giunto il momento opportuno per puntare al titolo.

La gara di Imola fu un monologo Ferrari, con Villeneuve davanti a Pironi per tutta la durata del Gran Premio. Solo verso la fine, quando le posizioni erano congelate, il pilota francese sferrò un attacco decisivo che relegò il compagno di squadra in una immeritata seconda posizione. Al momento della premiazione Gilles era visibilmente scosso, sembrava offeso dal gesto inaspettato di quello che ormai considerava un traditore. 

In un'atmosfera di tensione si giunse al Gran Premio di Zolder. Verso la fine della qualifiche Villeneuve era sesto; stava rientrando nel box, ma come al solito non toglieva il piede dall'acceleratore. È in quinta piena, a 260 km/h, quando improvvisamente si trova davanti la March di Jochen Mass.

Le vetture si toccano. La  Ferrari n. 27 decolla, piroetta in aria e si schianta a bordo pista.

Gilles, ancora attaccato al sedile viene proiettato contro le reti di protezione, subendo una decelerazione di 27 g. Alle ore 21 i medici dichiararono che, se anche fosse sopravvissuto, sarebbe comunque rimasto paralizzato dal collo in giù. Pochi minuti dopo la moglie Johanna diede l'autorizzazione a staccare la macchina che lo teneva in vita artificialmente.

Una esistenza così straordinaria non poteva che spegnersi in modo netto, traumatico. Niente però, neppure la morte, potrà mai oscurare il grande spessore, umano e sportivo del nostro piccolo aviatore.

"Se è vero che la Vita di un essere umano e come un film, io ho avuto il privilegio di essere la comparsa, lo sceneggiatore, l'attore protagonista e il regista del mio modo di vivere" (Gilles Villeneuve).

 

 

 

                                                                            Roberto Maurelli

 


 

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