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AnnoXVI num. 4
Lug./Ago. 2017

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SUBLIME GOTICO

di Teresa Lembo

 

Sublime gotico

Può essere sistematico il collegamento tra il sublime e il terrore?

Nelle sue Indagini filosofiche Edmund Burke sosteneva che tutto ciò che in qualche modo è terribile o funziona in modo analogo al terrore, è in grado di produrre la più forte emozione che la mente è capace di sentire, è fonte del sublime.

C'è una tracciabile differenza tra ciò che è bello e ciò che è sublime.

Bellezza è causalità, ordine, immediatezza, idea e sentimento identificabile; sublime è pura evocazione dell'anima, esiste nell'informe, nello smisurato, nell'oscuro.

Il romanzo "nero" si diffonde in Inghilterra a partire dalla seconda metà del Settecento, sintomo eloquente di ciò che si agitava nell'anima europea in un’epoca di grandiose trasformazioni e terribili tensioni.

Amore per il misterioso e il tenebroso, per il terrore e per l'orrore: gotico è il termine usato dalla letteratura inglese per indicare un gusto antitetico a  quello armonioso e armonico del classicismo.

Un’insistenza sul "nero" che apriva la strada ad un’esplorazione delle zone oscure della coscienza, dove si agitano gli impulsi più inquietanti. 

È il 1764 quando Horace Walpole pubblica quello che viene considerato il primo indiscutibile romanzo gotico: Il Castello di Otranto.

Il romanzo si apre con le nozze di Conrad unico figlio di Manfredi, principe di Otranto, con Isabella figlia del marchese di Vicenza, ma il giovane non si presenta e Manfredi impaziente manda un servo a cercarlo.

Quando il servo torna è terrorizzato, annuncia che un immenso elmetto ha schiacciato sotto il suo peso il corpo del giovane sposo.

L'evento soprannaturale e sinistro è collegato ad una profezia secondo la quale il castello di Otranto e il titolo di principe passeranno al vero proprietario quando questi diventerà troppo grande per abitarlo.

Elemento favolistico-romanzesco essenziale, che dà avvio a tutto il racconto, è quello della profezia, sulla cui realizzazione poggia tutta la struttura del romanzo.

L'avverarsi delle profezia avviene per tappe, la cui progressione contribuisce alla suspense del racconto.

Il motivo della fanciulla perseguitata e quello conseguente e correlato della sua fuga e del suo inseguimento, è invariante fissa di tutti i romanzi gotici, come gli spazi in cui la fanciulla si muove, castelli e abbazie che si trasformano in luoghi privilegiati del sogno e del fantastico.

Tra il 1796 e il 1820 un numero enorme di romanzi caratterizzati da omogeneità tematica e formale viene pubblicato e diffuso nelle fortunatissime biblioteche circolanti e per quasi due decenni gran parte delle opere pubblicate ha titoli "gotici", che dimostrano l’altissima richiesta del pubblico orientato, sempre più insistentemente, verso il sensazionale e l’orrorifico.

Le opere più commerciali e "scoperte" rivelano come nel gusto per il gotico domini l’immagine della paura di una cultura intera.

In forme esorcizzanti emerge, dal romanzo gotico un individuo isolato, perseguitato, prigioniero, represso nell’amore, indifeso di fronte ad un mondo sostanzialmente violento, brutale e corrotto.

 

Le origini del noir

Sono gli anni Venti della grande depressione quando in America iniziano ad acquistare popolarità sul mercato editoriale una serie di romanzi, con ridottissimi costi di produzione, definiti ‘hard-boiled’.

La letteratura inizia a raccontare storie cupe, specchio di una realtà destabilizzante, con trame che descrivono vicende ambientate in una società contraddistinta dalla violenza, dalla corruzione e dagli intrecci fra criminalità e politica.

Eroi e antieroi sempre in bilico tra il bene e il male, predominante diviene il ruolo femminile, la dark lady, la cospiratrice che utilizza la seduzione come potere.

L'ordine non viene mai restaurato al termine della storia, nel migliore dei casi si ripristina la vita del protagonista ma il caos intorno a lui resta immutato

Cornell Woolrich, Dashiell Hammett e Raymond Chandler, i famosissimi autori di questi romanzi.

Tradotti e distribuiti in Francia nei tascabili della Serie Noir conquistano il mercato del dopo guerra.

Il nero della copertina e la parola noir divengono un movimento di carattere universale e presto il fenomeno impazza in tutta Europa.

È il 1929 quando la Mondadori inaugura “i libri gialli”.

Il poliziesco italiano primeggia nel mercato editoriale e i nomi degli autori si moltiplicano.

Con Umberto Eco avviene la svolta, ne “Il nome della rosa” l’autore mischia due generi letterari appartenenti a due livelli differenti del canone dei generi: il romanzo storico e il romanzo giallo; l’autore rivoluziona la scena, il romanzo di consumo, il poliziesco approda al genere alto.

 

Fenomeno noir

Nell’Italia degli anni Novanta centinaia di romanzi, decine di antologie di ottimi scrittori vengono pubblicate nel corso di pochi anni: esplode il fenomeno noir.

La definizione di noir e le sue differenze con il poliziesco sono questione attuale.

Nel noir la ruolizzazione eroe/antieroe, buono/cattivo, tipico del giallo precedente, viene meno; il confine tra Bene e Male non è così netto.

La psiche umana è soggetto e insieme oggetto, il lato orrorifico, disturbante e angoscioso della realtà viene svelato, prendendo spunto da fatti di cronaca che contrassegnano la nostra quotidianità.

Le storie non possono essere né consolatorie né rilassanti, non c’è lieto fine e l’indugio sugli elementi macabri è molto forte.

I ruoli di eroe e antieroe che nel romanzo giallo prendevano vita in una forma chiara e definita, nel noir si ricodificano in un'unione dai tratti labili e spezzati, in una trama dove impercettibile risulta il confine tra bene e male.

Spogliata da ogni sovrastruttura la psiche umana viene mostrata nel suo aspetto orrorifico e mostruoso, soggetto e insieme oggetto di un racconto che trae il suo senso dai fatti di cronaca che ogni giorni contrassegnano la nostra quotidianeità, svelando una realtà nella sua forma angosciosa e disturbante.

Non più l'indagine ma il crimine l'elemento centrale, storie ambientate nelle metropoli di un’Italia che è luogo di conflitti sociali, solitudini e spietatezze che si trasformano in terribili orrori.

Non c'è consolazione né lieto fine e forte è l'indugio sui particolari macabri.

Nel 1994 nasce a Roma il gruppo Neonoir composto da scrittori, critici e registi, che iniziano a produrre collettivamente testi narrativi, teatrali e radiofonici.

Il gruppo che si definisce un “movimento-non movimento”, pubblica varie raccolte.

Questo filone sceglie il punto di vista dell’assassino, l’attenzione è focalizzata sul criminale; utilizzando un approccio multimediale il neonoir ‘riscrive’ i generi: il giallo, il noir, la spy story, l’horror e il cyber.

Territorio topico è la città, gli ambienti, le vie, le atmosfere metropolitane, disegnano una zona limite dove sotto un’apparente normalità si nascondono una nuova antropologia e un sistema socio-culturale anomalo; attraverso  un  linguaggio violento il neonoir svela la falsità del reale.

Gli anni 2000 vedono un vero e proprio boom del romanzo nero, con il noir lo scrittore di genere esce dall'isolamento, il genere diventa un tipo di narrativa che fa parte a pieno titolo della letteratura.

La narrativa noir denuncia la negatività della contemporaneità; venuto a contatto con problematiche molto drammatiche il lettore è costretto a confrontarsi con gli orrori che appartengono alla società in cui vive.

Dietro la ferocia e la violenza si cela spesso il sogno d’amore, la narrativa noir racconta il male nascosto, quotidiano, che è lì latente nelle nostre relazioni.

Deluso, il sogno d’amore diviene spesso sangue e delitto; il noir racconta la storia di un oggi, di un’Italia in cui la violenza è la prima causa di morte per una donna sotto i quarant’anni, dove la famiglia diviene luogo di omicidi e dove una domanda d’amore frustrata scatena meccanismi di follia e annientamento.

Queste situazioni sono rappresentate molto bene dalle scrittrici data la propensione maggiore all'approfondimento dei sentimenti.

Gli spazi letterari tradizionali sono stati affiancati da quelli che Marc Augè ha definito "non luoghi", in contrapposizione ai luoghi antropologici.

Il luogo ha tre peculiarità specifiche: identitario, relazionale e storico; è uno spazio che porta dentro sé le vestigia del proprio passato, ridefinisce, racconta e lega tutte le identità che hanno vissuto al suo interno.

I non luoghi invece hanno le caratteristiche opposte: non hanno storia, non costruiscono identità né relazioni, esprimono l’esigenza di raccontare un universo in disgregazione e sono costituiti da ipermercati, autostrade, stazioni ferroviarie, aereoporti, treni, aerei, ecc.; anche una casa, ad esempio, che per definizione è luogo, può trasformarsi in non luogo se non è identitaria, né storica, né relazionale.

Spazi in cui si vive in un eterno presente caratterizzato dalla precarietà, dal transito, dal passaggio, uno spazio dove nascono nuove identità che si definiscono come non-identità.

La narrativa noir ha rappresentato molto bene questo cambiamento di scenari all'interno della città; ne è un esempio il romanzo “Ad occhi chiusi” di Carofiglio dove il protagonista, l’avvocato Guerrieri, esce dal suo studio per recarsi in un supermercato nella periferia di Bari.

L’avvocato Guerrieri compra merci di cui non ha bisogno, rito questo che gli ricorda l’infanzia e gli consente un’evasione dalla realtà; il supermercato, che si caratterizza come non luogo, diviene spazio di libertà.

Mettendo in scena le ansie, le paure, gli incubi della nostra epoca, la narrativa noir diventa ritratto critico della contemporaneità.

Teresa Lembo


 

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