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Auto ad Aria Compressa, 100 km con meno di un euRO

di Carla Musti

 

È già da u po’ di tempo che sentiamo parlare di auto ad aria compressa, qualche tentativo di produzione lo abbiamo avuto ad esempio con la Eolo Auto Italia nel 2001 che avrebbe dovuto commercializzare il prodotto a partire dal 2006, ma così non è stato probabilmente per difficoltà tecniche nella realizzazione, sta di fatto che non è mai entrata in produzione ed è sparito anche il sito internet.

Oggi invece sembra proprio che ci siamo, attraverso un accordo tra la TATA (costruttore indiano) e MDI (società lussemburghese, Motor Development International) nel 2013 esordirà la prima di una lunga serie di vetture ad aria compressa.

La prima in assoluto ad uscire sul mercato sarà la AirPod, rientrerà nella categoria “quadri ciclo leggero grande” e potrà essere guidata a partire dai 16 anni di età. La piccola AirPod potrà raggiungere gli 80 Km/h avendo una potenza di 7 Kw. Il prezzo di partenza sarà di settemila euro.

Successivamente alla AirPod verrà lanciata la AirOne, con velocità massima di 100 km/h ed un motore da 15 Kw,  ancora dopo ci sarà la AirCity, che a differenza delle altre due vetture rientrerà nella categoria delle “auto” e non più in quella dei “quadri cicli leggeri grandi”, a seguire verranno prodotti veicoli commerciali, tir, trattori e bus.

Il motore ad aria compressa sfrutta l’espansione dell’aria fortemente compressa che esce dal serbatoio a pressione elevatissima ca. 300 bar. Questa pressione permette di muovere un pistone collegato ad un albero.

Trattandosi di un motore senza combustione è privo di qualunque emissione di sostanze inquinanti.

Per estrarre energia dall’aria compressa, bisogna espandere il gas a temperatura costante mediante i pistoni ma l’aria, durante l’espansione tende a raffreddarsi, è necessario dunque prelevare calore dall’ambiente per lasciare costante la temperatura, per questo si utilizza un radiatore.

Per costruire il motore della AirOne e della AirCity c’è voluto uno sforzo di tecnologia in più, è il cosiddetto sistema “a doppia energia”, consiste nell’inserimento di un piccolo motore a benzina o diesel tra la bombola e il motore che serve proprio a riscaldare l’aria prima che arrivi al motore così da poter aumentare i tempi di autonomia della vettura.

Il riscaldamento raggiunge i seicento gradi e non comporta emissione di sostanze nocive ma solo una quantità irrisoria di CO2 riuscendo al contempo a triplicare la autonomia fino ai 350 km con un pieno.

Per renderci conto dei consumi basti pensare che con mezzo litro di benzina c’è autonomia sufficiente per percorrere 100 km..

Un’ultima curiosità riguardante queste vetture del futuro è che non utilizzeranno la rete delle concessionarie per la loro distribuzione perché verranno vendute personalmente dalle stesse fabbriche che le produrranno.

Risultato è che si produrrà li dove ci saranno richieste con grandi vantaggi sia in termini economici che sociali.

Le stime effettuate prevedono circa venti fabbriche distribuite in Italia per una vendita stimata di 140 mila vetture.

 

 

 

Carla Musti


 

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