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Anno IX num.4 |
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Lug./Ago. 2010 |
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TALLINN + HELSINKI: Copriti bene
che prendi freddo
di
Simona Dalla Valle
È la fine di
dicembre. Sono gli ultimi giorni di un anno strano ma decisivo,
per me, e di seguito alla classica abbuffata natalizia (altrui,
perché io sarei a dieta...) sono in partenza per una piccola
vacanza a Tallinn e Helsinki insieme a tre amici: Tato, Tata e
l'Ammalata. Tato&Tata, come si evince dai soprannomi, stanno
insieme. L'Ammalata, come è facile intuire, subirà invece un
duro attacco alle difese immunitarie nel corso del viaggio che
sto per raccontarvi.
Il volo è low-cost e dopo uno scalo a Riga atterriamo nella
deliziosa capitale estone. Un breve viaggio in taxi - di cui, da
bravi penniless, contrattiamo il prezzo - ci porta alla nostra
prima destinazione: alloggeremo in un appartamento prestatoci da
un'amica del luogo, fuori città in questi giorni di festa.
Lasciamo le valigie sul pavimento e, famelici, ci precipitiamo
in strada alla ricerca di qualunque cosa si possa mettere sotto
i denti. Siamo a un isolato dal centro e c'è parecchia gente per
le strade. Ne approfittiamo per chiedere informazioni
"gastronomiche" a un gruppo di biondi e baldi giovani a
passeggio, belli quanto sono belli i nordici, i ragazzi in
maniche corte, le fanciulle in minigonna. Un luogo comune in
carne e ossa, e apparentemente senza calze! A guardarli il
freddo sembra aumentare; ci stringiamo nei nostri pesantissimi
giacconi e camminiamo verso il ristorante che i ragazzi,
disponibilissimi, ci hanno segnalato. Ma finiamo
sistematicamente da un'altra parte: ottenebrati dalla fame o
forse dal freddo ci siamo diretti verso il posto sbagliato, ma
accogliente e non troppo costoso, che risponde al nome di Olde
Hansa, in Vana turg, vicino alla piazza centrale. Ambientazione
medievale, cameriere vestite a tema, musica dal vivo e cibo
ottimo sono stati il miglior benvenuto che potessimo sperare.
Rinfrancati nello spirito (e soprattutto nello stomaco) facciamo
una piccola visita delle vie centrali ma rimandiamo le
esplorazioni al giorno successivo. L'Ammalata comincia a dare
segni di malessere con una tosse all'inizio leggera, ma che ora
dopo ora si fa sempre più persistente.
Dopo un sonno ristoratore e una colazione luculliana in uno dei
numerosi bar che si affacciano sulla piazza, partiamo alla
scoperta della città: domani partiremo per la Finlandia, abbiamo
quindi poche ore per scoprire Tallinn. Per fortuna il centro
storico è piccolo e in poche ore riusciamo a visitarlo tutto,
anche se buona parte delle chiese e dei musei e il castello oggi
sono chiusi. Il centro storico è una sorta di Praga in
miniatura, con il pregio di apparire più intima e autentica
della (fantastica) capitale ceca. Per non farci mancare nulla
facciamo anche una visita dell'enorme centro commerciale Järve,
dove compriamo la cena, e torniamo a casa dove ci prepariamo per
la partenza dell'indomani. L'Ammalata ha ormai la fronte che
scotta, e non smette di tossire.
Il mattino seguente sveglia all'alba causa imbarco per Helsinki.
Per minuti interminabili aspettiamo il taxi prenotato la sera
prima, ma nessuno compare all'orizzonte. Rischiamo di perdere la
nave e sono le sei del mattino... proviamo a chiamare altre
compagnie di taxi ma quasi nessuno sembra conoscere l'inglese e
avere voglia di salvarci la vita. Per combattere l'ansia e il
freddo stiamo per incamminarci verso il porto, ben sapendo che
si tratta di un'impresa disperata. Non c'è nessuno per le
strade, tranne una macchina ferma davanti a noi da parecchio
tempo. Sembra aspettare qualcosa o qualcuno. Non vogliamo
perdere la nostra nave e chiediamo alla persona alla guida
dell'auto se è disposta a darci un passaggio fino al porto. Per
fortuna l'uomo parla inglese, per cui riusciamo ad accordarci
sul prezzo (l'equivalente di venti euro, che per gli standard
del paese dev'essere una fortuna mentre a noi quattro pare una
somma irrisoria). Durante il viaggio realizziamo il rischio che
stiamo correndo: "non prendere passaggi dagli sconosciuti"
sembra tuonare il cielo, e nelle nostre teste si alternano
immagini apocalittiche dei nostri corpi mutilati, ammassati nel
bagagliaio di un contrabbandiere di organi estone. Ma per
fortuna l'uomo alla guida non è un contrabbandiere di organi (e
per quanto ne sappiamo potrebbe non essere nemmeno estone) o
forse ha capito che con i nostri reni non farebbe un grande
affare, fatto sta che giungiamo al porto sani e salvi e il
mancato serial killer se ne va con il suo tesoro in tasca. Una
nuova vita sta per cominciare. |
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La traversata
del Baltico fino a Helsinki si prospetta come un viaggio
agghiacciante. Fin dal momento della coda per i biglietti per
l'Ammalata è un crescendo di problemi, a partire da
un'espressione morente per arrivare ai conati di vomito,
entrambe le fasi accompagnate da fughe repentine verso il bagno.
Con l'imbarco la situazione può solo peggiorare e infatti
l'Ammalata è protagonista di uno slalom gigante verso la
toilette con scarti della folla degni di un giocatore di
football americano. Tutti intorno bevono birra dall'alba,
incuranti delle onde che fanno sobbalzare la nave. Il viaggio
culmina nel Conatus Maximus, e dopo la liberazione dello stomaco
l'Ammalata esordisce con un "Sto benissimo. Voglio mangiare la
carne di renna" che sarà il leitmotiv del nostro soggiorno a
Helsinki.
Lo sbarco ci
coglie stanchi e con le ossa rotte, e sotto la pioggia ci
incamminiamo verso il nostro albergo, sulla Eerikinkatu. Si
chiama Omena Hotelli e appartiene a una catena caratterizzata
dall'assenza di personale, che permette un notevole risparmio
sull'alloggio: check-in e check-out si fanno online, le porte si
aprono con un codice segreto e il pagamento può essere
effettuato online. Se durante la permanenza si dovesse
necessitare di qualcosa, basta segnalarlo tramite lo schermo
presente in ogni camera (simile a una sorta di orwelliano,
inquietante Grande Fratello) o chiamando il numero indicato.
Tato, Tata e l'Ammalata collassano sul letto. Dopo aver guardato
con devozione uno speciale su Bergman con spezzoni di film in
versione originale, senza capirci nulla ma commuovendomi per la
bellezza del suono della lingua svedese, decido di non sprecare
altro tempo tra le mura dell'hotel e faccio un giro per la
città. La mia meta in realtà è il Kiasma, il museo di arte
contemporanea che si trova in una piazza di respiro futuristico
fra le fermate Kamppi e Rautatientori e presenta delle
collezioni davvero interessanti.
Successivamente
mi riunisco con gli altri per la cena, durante la quale
l'Ammalata mostra di essere degna del suo nome. La traversata ci
ha distrutti e andiamo a dormire con le galline (chissà se le
galline finlandesi vanno a letto così presto, in effetti?).
L'indomani in programma c'è la visita di Suomenlinna, antica
fortezza costruita su un'isola di fronte alla città. A giudicare
dalle guide turistiche di Helsinki sembra essere la maggiore
attrazione del luogo, ma dopo averla percorsa tutta a piedi non
ne siamo così convinti. Il posto è deprimente, e intirizziti dal
freddo ci rifugiamo dentro il caffé del Museo del Giocattolo.
Una tazza di cappuccino bollente e - delizia del palato - una
fetta di torta di mele con crema alla vaniglia ci riconciliano
con il mondo intero, nonostante siano costati come un'intera
cena da Vissani. Sulla via del ritorno incontriamo un gruppo di
compatrioti, due dei quali - Carràmba! - sono vicini di casa di
Tato. E come se non bastasse assistiamo alle nozze di una coppia
che a quanto pare non ha trovato luogo più ameno di questo per
sposarsi. Ma forse Tom Cruise e la Holmes hanno scelto Bracciano
perché non sono mai stati qui. Contenti loro... hanno perso la
grande occasione di sposarsi in un posto che sembra un lager.
Tornati sulla
terraferma, ci rendiamo conto che il Capodanno si avvicina e noi
non abbiamo un programma. L'Ammalata, sempre più febbricitante,
non è ancora riuscita a mangiare carne di renna (proposito dal
quale dissento fortemente) e decidiamo di andare in un
ristorante finlandese. Tutti i locali però sono prenotati da
tempo e non ci sono posti liberi. Vagando per la città troviamo
comunque un locale italiano, il Ravintola, dove ceniamo più che
dignitosamente. Davanti a noi, ragazze un po' brille escono
ripetutamente a fumare nella gelida notte finlandese vestite
solo di un top e una gonna: luogo comune numero due, e a
guardarle mi sento un po' Ammalata anch'io. Placata la fame e
con la mezzanotte che incombe, stanchi e infastiditi dai fuochi
d'artificio decidiamo di salire in hotel e di guardare i
festeggiamenti dalla quiete della nostra camera. Alla tv stanno
trasmettendo una diretta dalla Piazza del Senato: è surreale
vedere su uno schermo ciò che succede a pochi chilometri da qui,
ma le camminate di questi giorni e le poche ore di sonno ci
hanno debilitati. A mezzanotte brindiamo con una Bear Beer, che
abbiamo scelto per la lattina (nera e raffigurante un grande
orso bianco).
È
birra danese e il suo sapore fa schifo, ma quell'orso ci fa
troppa tenerezza. Meno male che non è in cattività a Suomenlinna!
Dopo i festeggiamenti, quasi "in sordina", ci rannicchiamo sotto
le coperte e ci abbandoniamo a un sonno profondo. Il giorno
seguente torniamo in patria: la sottoscritta ha febbre a 39,
Tato&Tata sono più o meno nelle stesse condizioni... e
l'Ammalata si sente benissimo. Le renne sono salve, almeno fino
al prossimo viaggio in Finlandia.
Simona Dalla Valle |
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