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Anno XIV num.4
Lug./Ago. 2015

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  • EUROPEI PALLANUOTO: TITOLI PER ITALIA E SERBIA

  • MOTOGP: PRIMI TEST 2012 A SEPANG

di Bernardo De Crescenzo


I campionati europei di pallanuoto 2012, disputatisi nella piscina di Eindhoven dedicata all'ex nuotatore Pieter van den Hoogenband in Olanda, hanno visto il trionfo in campo femminile della nazionale italiana guidata da Fabio Conti e in campo maschile di quella serba guidata da Dejan Udovicic. La nostra nazionale maschile, campione del mondo in carica, chiude invece ai piedi del podio.
Partendo proprio dal torneo maschile, si può dire che i serbi hanno dimostrato la maggior solidità e la maggior compattezza di squadra nei confronti delle altre, tant'è che non c'è stato un vero leader trascinatore ma un gioco corale che ha permesso a più giocatori di essere lucidi sotto porta nonché spesso decisivi nelle fasi clou dei match: se nell'ultimo Mondiale e nell'ultima World League il principale artefice della nazionale balcanica era stato Filip Filipovic, questa volta ad incidere di più è stata la coppia Pijetlovic-Udovicic (quest'ultimo figlio del ct) con 15 reti a testa, ma hanno dato un buon apporto anche Prlainovic e lo stesso Filipovic con 9 ed 8 reti: se si aggiungono una difesa che è sempre stata molto attenta e guardinga e un gioco fisico che talvolta spezzettava quello degli avversari facendoli anche innervosire, tutti questi fattori hanno inciso in modo determinante nel successo serbo. L'unica gara un po' sofferta e non giocata al meglio è stata quella contro la Germania nella fase a gironi, un 13-12 stentato e il rischio di perdere punti preziosi in classifica; per il resto però vittorie quasi schiaccianti e comunque molto convincenti sulla grande rivale Croazia, sull'outsider Spagna e sulla Romania, mentre la sconfitta subita con il Montenegro nell'ultima giornata si può dire che sia stata “volontaria” e voluta quasi a tutti i costi per fare un dispetto ai croati, tant'è che da quel risultato gli acerrimi rivali sono stati eliminati anzitempo dopo aver perso  a sorpresa contro la Germania.
Finalità e scopi quasi o completamente extrasportivi, che a volte si intrecciano con le più semplici rivalità agonistiche e danno un senso di appartenenza o diremmo anche di “nazionalismo” all'interno della cultura sportiva, ma che non riguarda in modo diretto i princìpi dello sport in sé. Ma si sa, i princìpi a volte non vengono rispettati o vengono storpiati, anche nella sfera sportiva. Tralasciando l'argomento “esterno”, la tattica serba ha permesso alla nostra nazionale di affrontare uno spareggio più soft, vinto difatti senza problemi sui tedeschi: gli azzurri erano arrivati secondi nel girone dopo aver perso la gara inaugurale con l'Ungheria e aver vinto le restanti quattro in modo abbastanza tranquillo (con Grecia, Macedonia, Olanda e Turchia). In semifinale però a fermare la nostra cavalcata è stata la nazionale ex-jugoslava, che ha poi battuto in finale quel Montenegro che stavolta non ha avuto regali o sconti di alcun genere: l'Italia si è dovuta poi arrendere di nuovo agli ungheresi nella finale per il bronzo, crollando nell'ultimo parziale dopo aver guidato per tre quarti di incontro. Un torneo sostanzialmente positivo comunque, “di crescita” secondo il ct Campagna che ha sottolineato di sapere come e dove i suoi ragazzi debbano ulteriormente migliorare per arrivare al top della condizione in estate, quando a Londra sarà in ballo il titolo più prestigioso, quello olimpico. Per i serbi invece ancora una finale, la terza consecutiva, e il quinto titolo europeo della storia se sommati all'ex Jugoslavia, il secondo dallo scioglimento.
Il torneo femminile invece si è chiuso con il successo inaspettato dell'Italia (quinto in totale nella storia, l'ultimo risaliva al 2003) di cui quasi nessuno scommetteva alla vigilia: dopo aver perso la gara inaugurale con le campionesse del mondo in carica della Grecia, le ragazze di Conti non si sono più fermate guidate in primis da una Tania Di Mario in grandissimo spolvero, 16 reti per lei e il riconoscimento individuale di miglior giocatrice del torneo (tra gli uomini il premio è andato al montenegrino Janovic). In coppia con la Bianconi, 16 realizzazioni anche per lei, e con l'aggiunta di Abbate ed Emmolo (in doppia cifra pure loro) l'attacco italiano si è rivelato devastante per le difese avversarie: a cedere sono state prima le olandesi ai rigori nella gara più combattuta del torneo, poi le russe (che avevano vinto le ultime tre edizioni) in semifinale e le greche in finale, nella rivincita della prima sfida ma anche della semifinale all'ultimo Mondiale, dove l'Italia chiuse quarta. Un titolo come detto piuttosto inatteso ma vinto meritatamente, grazie soprattutto alla fase offensiva, anche se il ct Conti mette in guardia da possibili sorprese spiacevoli in futuro: a differenza di quella maschile infatti, la nostra nazionale femminile deve ancora guadagnarsi la qualificazione olimpica, obiettivo forse ancor più importante. Ma se quest'Italia giocherà come in questi Europei, non solo si arriverà a Londra ma si può anche vincere l'oro o quantomeno provarci.

(B.D.C.)


MOTOGP: PRIMI TEST 2012 A SEPANG
Cento giorni dopo il tragico incidente mortale di Marco Simoncelli, che ha scosso non poco l'ambiente Motogp e del motociclismo in generale, la top class del motomondiale è tornata sull'International Circuit di Sepang, in Malesia per la prima sessione di test in vista della stagione 2012: i valori in pista non sembrano cambiati molto rispetto al 2011 a giudicare da questa prima tre giorni, ma è ancora presto per un bilancio chiaro, manca ancora molto alla prima gara e i vari team sono in piena fase di sviluppo e progettazione.
Alcuni segnali comunque sono già abbastanza indicativi e da non sottovalutare appieno: a guidare la tabella dei tempi è il campione in carica Casey Stoner, entro febbraio papà di una bambina. Come nei test dello scorso inverno, il canguro della Honda Hrc scende sotto i due minuti con un tempo fotocopia e inavvicinabile per gli altri: 1:59.607, l'unico sotto il muro dei 2 minuti e con un margine di circa sei decimi sul rivale più agguerrito della passata stagione, lo spagnolo Jorge Lorenzo su Yamaha; poco distante da Lorenzo troviamo il connazionale Dani Pedrosa, compagno di squadra di Stoner che quest'anno probabilmente avrà l'ultima grande opportunità di vincere il mondiale: settimo anno in Hrc difatti per lui, se fallisce di nuovo il titolo difficilmente la Honda lo riconfermerà, anche perchè altri piloti sbraitano nell'avere il suo posto. Sotto al secondo invece il distacco di Ben Spies, l'americano che proverà ad insidiare quest'anno i big oltre alla leadership in Yamaha di Lorenzo, mentre la Ducati di Valentino Rossi chiude con un distacco di poco oltre un secondo, scendendo sotto i 2:01 e dimonstrando una maggior confidenza con la 1000cc rispetto all'800cc, anche se il gap dal vertice è ancora elevato. Subito dietro il pesarese, troviamo Barberà con la Ducati Pramac, la coppia Yamaha Tech 3 Crutchlow-Dovizioso (quest'ultimo non in perfette condizioni fisiche), Bautista sulla Honda che fu di Simoncelli e il compagno ducatista di Rossi, Nicky Hayden anch'egli non al 100%. Proprio da Hayden i distacchi dalla leadership superano i due secondi, con l'esordiente Stefan Bradl (campione in carica della Moto2) e Karel Abraham a chiudere il gruppo dei piloti “ufficiali” o “privati”: nelle retrovie della classifica infatti ci sono vari collaudatori come Nakasuga e Battaini e soprattutto diversi piloti in sella alle Claiming Rule Team, più comunemente conosciute con la sigla CRT che rappresentano la principale novità regolamentare di quest'annata insieme al ritorno della cilindrata mille.

Valutando dunque i tempi e le posizioni dei vari team e piloti, il binomio Honda-Stoner rimane quello più veloce e consistente, considerando anche che il campione 2011 non è sceso in pista il primo giorno per uno stiramento muscolare, ma appena tornato ha dimostrato una continuità pazzesca e inarrivabile fin dai primissimi giri, prerogativa questa di Stoner abituato a “martellare” fin dalle prime tornate: per lui comunque anche un lavoro di setting alla ricerca del chattering e del grip di cui qualche volta si lamenta della mancanza, per il resto ha riscontrato miglioramenti nelle frenate e nelle uscite di curve. Il compagno Pedrosa invece ha concentrato il suo sviluppo soprattutto sulla frenata e sulla parte elettronica, a detta sua non ancora perfetta o quantomeno a differenza dell'australiano non in grado di combaciare il suo stile di guida: in effetti questa Hrc fin dall'inizio sembra fatta apposta per Stoner e per il suo stile, ma non per questo vanno tolti i grossi meriti che ha avuto nel saperla “addomesticare” e portarla al successo dopo una sola stagione.

Se la Honda parte da una base già consolidata, gli avversari si sono comunque avvicinati e hanno riscontrato sensibili miglioramenti al loro interno, a partire dalla Yamaha che si è concentrata sul bilanciamento del telaio e sull'elettronica, soddisfacendo entrambi i piloti: sia Lorenzo che Spies infatti hanno affermato di sentire maggiore potenza in accelerazione e nelle curve, e di essere nella giusta direzione per apportare altri miglioramenti.

Il discorso Ducati è un po' più complesso, avendo rifatto la moto praticamente da capo o quasi, ma sia Rossi che Hayden si sono detti contenti già di grossi passi in avanti rispetto ai tempi dello scorso anno, specialmente per il nove volte campione del mondo sembra tornato un cauto sorriso dopo un 2011 cosi travagliato, la strada per arrivare a lottare per il vertice però è lunga e non sarà affatto facile recuperare il gap che rimane da Honda e Yamaha, alcune indicazioni però sembrano portare nella giusta direzione a partire dal telaio in alluminio più affidabile rispetto a quello in carbonio e più congeniale allo stile di guida del pilota, al maggior grip all'anteriore e alla maggior accelerazione, quello che va ancora migliorato a detta dei centauri è la trazione posteriore e l'accelerazione in uscita di curva.

Tra i team privati o “satelliti”, buon esordio per Bradl e buone prestazioni per il duo Barberà-Bautista e Crutchlow, mentre da Dovizioso ci si aspetta qualcosa in più ma bisogna considerare le sue non perfette condizioni fisiche in questi tre giorni e il cambio di moto che non è facile da gestire all'inizio, specialmente nella guida: difatti il forlivese ha ammesso di dover ancora cambiare pienamente il suo stile per “addomesticare” meglio questa Yamaha.

Discorso a parte per le CRT, di cui tanto si è parlato e si sta parlando in questi mesi motociclistici: moto che a detta della Dorna possono aumentare lo spettacolo e la competitività in Motogp, ma per adesso i tempi non danno ragione a questa tesi ma piuttosto al fatto che questi team sono stati inseriti solo per aumentare il numero magro dei piloti della classe regina: la prima CRT è quella dell'eterno Edwards, distante però oltre cinque secondi da Stoner, mentre gli altri come Pietri e Torres se ne beccano addirittura otto-dieci, troppi per una categoria come la Motogp.

Vedremo se nei prossimi test, previsti sempre a Sepang, ci saranno miglioramenti per queste moto e per i loro piloti che dovrebbero anche essere al completo visto che in questa prima sessione di test ne erano presenti in pochi.

(B.D.C.)


MOTOMONDIALE, STONER SUONA LA PRIMA IN QATAR

Nel Gran Premio d'apertura del Motomondiale 2011, disputato in Qatar sulla pista di Losail, l'australiano Casey Stoner si è aggiudicato la prima gara davanti agli spagnoli Lorenzo e Pedrosa, successi invece per il tedesco Bradl e l'iberico Terol in Moto2 e 125.

Partendo dalla top class, la gara ha rispecchiato essenzialmente quello che si è visto nelle sessioni di prove, e in precedenza nei test pre-stagionali: un dominio Honda condito da uno Stoner implacabile, sempre leader in tutte le giornate con un passo che tra l'altro sembrava poterlo mettere in condizioni ancora più forti, ma in gara il pilota HRC ha avuto a che fare nella prima parte con la grossa resistenza del compagno di squadra Dani Pedrosa e in parte di Jorge Lorenzo, quando a un certo punto ha ingranato la marcia con tempi vicini al record in gara, cosa che aveva fatto spesso in prova: per i due spagnoli non c'è stato nulla da fare, ma in realtà specialmente per Pedrosa che fino a quel momento era un'ombra per l'australiano ma che poi ha ceduto di schianto facendosi superare anche dal campione del mondo in carica Lorenzo, che con la sua Yamaha ha quindi limitato i danni mentre il connazionale della Honda ha spiegato a fine gara che negli ultimi giri si è ripresentato il problema al braccio sinistro infortunato a Motegi lo scorso ottobre, che sembrava non dargli più problemi ma che a quanto pare non ha ancora la piena resistenza per disputare tutta la gara ad alti livelli; forse però la posizione persa a favore di Lorenzo è stata la conseguenza anche di un calo psicologico dovuto alla grossa performance del compagno di squadra che alla prima gara con la Honda lo ha sbaragliato, e d'altronde quando un compagno di squadra " nuovo" ti mette le ruote davanti diventa o può diventare un problema per il compagno " vecchio", è anche vero comunque che siamo soltanto alla prima gara disputata in una pista molto favorevole a Stoner, che a Losail ha vinto per la quinta volta nella sua carriera e sopratutto per la quarta volta negli ultimi cinque anni in Motogp. Inoltre la Honda in questo momento è probabilmente la moto più performante, lo dimostrano anche Dovizioso e Simoncelli che sono giunti ai piedi del podio con un distacco piuttosto limitato dai primi.

Comunque, la Yamaha è riuscita a limitare molto bene i danni con Lorenzo secondo mentre l'americano Spies si è preso la sesta piazza che può essere considerata positiva essendo alla sua prima gara con la moto ufficiale: diverso è il discorso per la Ducati, che con un Rossi non ancora rientrato al 100% fisicamente e con lo sviluppo sulla moto non ancora completo può dichiararsi moderatamente soddisfatta per il settimo posto di Valentino che nell'economia del mondiale è certamente meglio di niente, in attesa di condizioni migliori sia da parte del pilota che del mezzo: principalmente per il pesarese, a prescindere dalla situazione fisica, i punti da risolvere su questa moto sono differenti, in particolare nel capire lo stile di guida visto che la Ducati è una moto non facile da gestire, ma ancor di più nel mettere insieme tutte le componenti necessarie per avere una messa a punto adeguata, e su questo la squadra di Rossi si è trovata ad avere maggiori difficoltà rispetto ai tempi del passaggio Honda-Yamaha, lo stesso Rossi ha ammesso che le moto giapponesi sono molto diverse sotto il profilo dell'applicazione lavorativa rispetto alla Ducati. Comunque, aldilà di situazioni o riflessioni tecniche, gli appassionati e gli esperti di motociclismo si aspettano ovviamente un progresso sensibile del numero 46 su questa moto, affinchè possa lottare con gli altri big per il campionato.

E su questo punto, già la prossima gara di Jerez in Spagna può essere fondamentale per verificare gli eventuali miglioramenti e per capire la differenza con i rivali, quindi il gap da recuperare o se già Valentino sulla Ducati può lottare per le posizioni di vertice.

Passando alle altre categorie, in Moto2 il tedesco Stefan Bradl conquista la quarta vittoria in carriera dominando l'intero week-end, e si candida forse ad essere tra i principali protagonisti di questa stagione per il titolo, molto bravo comunque anche Andrea Iannone che dopo una qualifica deludente( partiva sedicesimo) è riuscito a fare una grande rimonta in gara conquistando il secondo posto, con il senno di poi se fosse partito più avanti avrebbe potuto tenere il ritmo di Bradl, ma le vittorie chiaramente si costruiscono anche facendo una buona prova in qualifica, e il tedesco è stato tenace in tutte le sessioni: a completare il podio lo svizzero Luthi, mentre una buona gara l'hanno disputata Simone Corsi e Michele Pirro, sesto ed ottavo rispettivamente. Deludente invece l'esordio del campione del mondo 125 dello scorso anno Marc Marquez, incappato in una caduta nei primi giri e costretto al ritiro dopo un'ottima qualifica, ma per il 18enne spagnolo c'è naturalmente tempo per recuperare e dimostrare il suo potenziale, non sembra essersi adattato per nulla invece il finlandese Kallio, reduce dalla Motogp e solo ventesimo al traguardo, poco meglio è andata all'altro reduce Espargaro, undicesimo.

In 125, come nelle altre classi, c'è stato un unico dominatore del week-end: Nicolas Terol, che ha deciso di rimanere in questa cilindrata proprio per vincere a mani basse forse il mondiale, visto che è l'unico a non essere passato in Moto2 dei primi cinque della scorsa stagione: dietro di lui, podio per il tedesco di origini italiane Sandro Cortese e per l'altro iberico Sergio Gadea, ritornato in questa categoria dopo un anno nella classe intermedia. L'unico italiano in zona punti è Simone Grotzkyj Giorgi, quattordicesimo.


Bernardo De Crescenzo

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