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  • L'ETA' DEL FERRO PRE-ROMANA

  • L'ETA' DEL BRONZO SCANDINAVO

  • SCI DI FONDO: LA SITUAZIONE IN COPPA DEL MONDO

  • MOTOMONDIALE 2011: CHIUSA LA STAGIONE A VALENCIA

di Bernardo De Crescenzo

L'ETA' DEL FERRO PRE-ROMANA
L'età del ferro pre-romana, risalente al V/IV secolo A.C.- I secolo A.C., indica la prima parte dell'età del ferro in Scandinavia, in Germania settentrionale e nei Paesi Bassi a nord del fiume Reno, tutte zone che possono vantare numerosi scavi archeologici. Gli oggetti scoperti suggeriscono che le culture sviluppatesi in questo periodo evolsero con maggior velocità rispetto a quelle dell'età del bronzo scandinava, ma che furono fortemente influenzate dalla cultura di Hallstatt dell'Europa centrale, di stampo tipico dell'età del ferro celtica. Nel I secolo a.C. l'influenza romana iniziò a giungere in Danimarca.
Gli archeologi decisero di dividere l'età del ferro in due parti (pre e post romana) dopo che Emil Vedel rinvenne numerosi artefatti nel 1866 sull'isola di Bornholm. Questi oggetti non mostravano la stessa influenza romana di quelli risalenti ai primi anni dopo Cristo, il che indicava che parti dell'Europa settentrionale non erano ancora entrate in contatto col mondo romano all'inizio dell'eta' del ferro.
Questo fatto è chiarissimo nella celtica cultura di La Tène a sud, la cui tecnologia avanzata nella lavorazione del ferro fu molto influente, quando attorno al 600 a.C. i popoli settentrionali iniziarono ad estrarre ferro dalle rocce delle torbiere. I più antichi oggetti in ferro ritrovati sono gli aghi, ma sono stati trovati anche arnesi, spade e falcetti. Il bronzo continuò ad essere usato per tutto il periodo, ma soprattutto come decorazione.
I riti funerari mantennero l'uso in voga nell'età del bronzo di bruciare i cadaveri ponendo le ceneri in urne, caratteristica tipica della cultura dei campi di urne. Nei secoli precedenti, l'influenza della cultura di La Tène si sparse in Scandinavia partendo dalla Germania nord-occidentale, e gli oggetti associabili a questo periodo si trovano in tutte le provincie della Scandinavia meridionale.
Gli archeologi hanno trovato spade, elmi, punte di lancia, forbici, falcetti, pinzette, pugnali, aghi, fibbie, bollitori, ed altro relativi a questa eta'. Il bronzo venne usato per produrre torque e bollitori, il cui stile era un retaggio dell'età del bronzo. Alcuni dei migliori ritrovamenti sono il Calderone di Gundestrup in argento e i carri di Dejbjerg dallo Jutland, due carrozze a quattro ruote costruite in legno con parti in bronzo.
Il cambio culturale che mise fine all'eta' del bronzo fu segnato dall'espansione della cultura di Hallstatt da sud, ed accompagnato da un peggioramento climatico che causò modifiche radicali a flora e fauna. In Scandinavia questo periodo viene spesso chiamato "Età senza reperti" a causa della totale mancanza di ritrovamenti. Mentre in Scandinavia questa mancanza e' consistente con il calo della popolazione, la parte meridionale della cultura, la cultura di Jastorf, si stava espandendo verso sud. I cambiamenti climatici giocarono un ruolo importante nella migrazione verso meridione delle tribù, considerate germaniche, fino a raggiungere l'Europa continentale.
Esistono varie scuole di pensiero riguardo all'interpretazione del dilagare innovativo culturale, se una nuova cultura dei materiali riflettesse un movimento bellico dei popoli verso sud o se sia dovuta ad un'espansione pacifica. L'idea prevalente nei Paesi Bassi sostiene che le innovazioni dell'eta' del ferro, a partire dalla cultura di Hallstatt (800 a.C.) non coinvolsero altri popoli, ma erano dovute ad un naturale sviluppo della cultura dell'età del bronzo. Un altro nucleo dell'eta' del ferro, rappresentante del possibile sviluppo locale, e' la cultura di Wessenstedt (800 - 600 a.C.).
I rappresentanti dell'eta' del ferro nordica erano probabilmente i popoli di lingua germanica. Lo stadio di sviluppo di queste popolazioni non è noto, nonostante si suppongono essere state proto-germaniche. L'ultima fase di questo periodo vede l'inizio delle migrazioni barbariche, a partire dall'invasione di Teutoni e Cimbri fino alla loro sconfitta nella battaglia di Aquae Sextiae del 102 a.C., primo sintomo della più turbolenta età del ferro romana e dell'età delle migrazioni.

(B.D.C.)


L'ETA' DEL BRONZO SCANDINAVO

L'età del bronzo scandinava, o età del bronzo nordica secondo la denominazione data dall'archeologo svedese Oscar Montelius, indica il periodo dell'età del bronzo in Scandinavia e Danimarca, tra il 1800 a.C. e il 500 a.C. circa, nel quale si sviluppò una cultura estesa ad est fino all'Estonia e successiva alla cultura della ceramica cordata. Generalmente è ritenuta la diretta antecedente delle culture proto-germaniche dell'età del ferro.
I siti scandinavi raggiunsero più tardi l'età del bronzo rispetto ad altri siti europei, ma conservano numerosi oggetti in buono stato di conservazione: tessuti in
lana, manufatti in legno o in bronzo ed oro, di raffinata fattura, prodotti con metalli importati dall'Europa centrale.

Sono stati individuati numerosi
petroglifi, che proseguono una tradizione già iniziata con l'età della pietra nordica, ma adattano in numerosi casi simboli e raffigurazioni di origine europea e mediterranea, con possibili influssi dalle culture micenea e villanoviana, dai Fenici e dall'Egitto antico, giunti attraverso le vie del commercio dell'ambra, che dalle coste del mar Baltico si ritrova fino nelle tombe micenee. L'importanza della navigazione per queste popolazioni è mostrata dalla frequenza di raffigurazioni di navi nei petroglifi, alcune delle quali hanno forme tipicamente mediterranee, e dalle cosiddette "navi di pietra", circoli funerari di pietre infisse verticalmente nel terreno che tracciano il perimetro di una nave, che si riferiscono probabilmente alla nave funebre del defunto.
Nell'epoca in cui si diffuse la cultura dell'età del bronzo nordica, il clima era divenuto più mite, paragonabile all'attuale
clima mediterraneo in seguito ad un cambiamento climatico verificatosi intorno al 2700 a.C. Questo riscaldamento permise una crescita di popolazione e possibilità di coltivazione (in Scandinavia esisteva la vite). Un ulteriore cambiamento del clima tra la metà del IX secolo A.C. e la metà del VII secolo A.C. portò in seguito ad un clima più freddo ed umido e diede forse origine alla leggenda del Fimbulvetr nella mitologia norrena.
Questo cambiamento climatico poté spingere le tribù germaniche più a sud, verso l'Europa continentale: alcuni popoli germanici si attribuirono in epoca storica un'origine scandinava (Longobardi, Burgundi, Goti ed Eruli).
L'influenza scandinava sulla Pomerania e sulla Polonia settentrionale a partire dal III periodo fu comunque molto forte, tanto che alcuni autori includono queste regioni tra quelle della cultura dell'età del bronzo scandinava
A causa dei cambiamenti climatici e della diminuzione della popolazione si ritiene generalmente che la cultura dell'età del bronzo scandinava sia andata incontro ad un periodo di recessione culturale nelle sue fasi finali, per circa un millennio, fino al sorgere della cultura
vichinga.Sulla base delle raffigurazioni sui petroglifi e dei ritrovamenti archeologici, si ritiene che la religione si incentrasse sul culto di un dio solare, ritenuto percorrere il cielo su un carro trainato da cavalli e che viene raffigurato per mezzo di una figura con l'attributo di una ruota solare.
Nei petroglifi viene anche rappresentata una coppia di gemelli divini, riflessa nella frequente dualità degli oggetti sacri e doveva esistere anche una 
dea madre (Nerthus nella mitologia successiva). Una figura rappresentata nei petroglifi con un'ascia o un martello è forse una raffigurazione primitiva del più tardo dio Thor.
I
sacrifici di animali, oggetti o anche di uomini erano connessi con l'acqua e i riti si svolgevano spesso in luoghi sacri presso piccoli laghi o stagni, dove sono stati rinvenuti numerosi manufatti. Erano probabilmente presenti anche riti relativi a ierogamie. Gli oggetti rituali, che venivano utilizzati nelle cerimonie, erano quindi offerti alla divinità.

(B.D.C.)


SCI DI FONDO: LA SITUAZIONE IN COPPA DEL MONDO

Siamo arrivati circa alla metà della stagione nella Coppa del Mondo di sci di fondo, vediamo quali sono stati finora i risultati in campo maschile e femminile con le relative classifiche.
Cominciando dagli uomini, i dominatori della stagione sono ancora una volta lo svizzero Dario Cologna e il norvegese Petter Northug, distanziati attualmente di circa 90 punti e con un margine roboante sugli avversari: il terzo classificato infatti, lo svedese Marcus Hellner, dista oltre 300-400 punti dai due e non sembra avere la forza e la costanza per andare ad acciuffarli; il leader Cologna, di origini italiane e vincitore della Coppa nel 2009 e 2011, non era partito benissimo raccogliendo il primo podio nell'evento del Nordic Opening, svoltosi in Finlandia a fine novembre. La prima vittoria è arrivata solo a metà dicembre nella tappa di Rogla, in Slovenia in una gara sprint a tecnica libera, poi però tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio si è reso grande protagonista nel corso del Tour de Ski, il più importante evento presente all'interno della Coppa del Mondo e svoltosi quest'anno tra le cittadine tedesche di Oberhof ed Oberstdorf e quelle italiane di Dobbiaco, Cortina d'Ampezzo e nella Val di Fiemme, quest'ultima ospiterà i prossimi campionati del mondo nel 2013.
Cologna ha vinto una sola tappa all'interno del Tour de Ski, ma ha avuto una continuità disarmante arrivando sempre nella top ten e quasi sempre sul podio aggiudicandosi la classifica dell'evento e raccogliendo tantissimi punti che lo hanno portato in cima alla classifica generale, fino a quel momento comandata dal rivale norvegese. Quest'ultimo, dicasi Petter Northug, ha avuto invece un percorso abbastanza differente con più vittorie ma una costanza inferiore, patendo abbastanza in particolare le ultime tappe del Tour de Ski. Un Northug che comunque si sta dimostrando più continuo rispetto allo scorso anno, dove il suo obiettivo principale erano i mondiali più che la Coppa, che di fatto trascurò non poco a livello di preparazione e di approccio: c'è da dire comunque che nel 2010 riuscì a combaciare il tutto, raccogliendo vittorie alle Olimpiadi di Vancouver e aggiudicandosi il trofeo di cristallo. Naturalmente tra i due c'è una grande lotta agonistica ma fuori dalle gare un buon rapporto amichevole, nonostante il carattere del norvegese non sia di quelli "amati" dai più: alcuni ricorderanno i "litigi" o le stoccatine con Hellner, storico rivale anche fuori dalle competizioni.
Comunque, tornando in classica trance agonistica, Cologna e Northug si stanno dimostrando anche in questa stagione i più completi nelle varie specialità: primo e secondo anche nella coppa di distanza, mentre allo sprint lo svizzero è terzo (dietro il russo Petuchov e lo svedese Peterson) e il norvegese sesto, lo scandinavo però può vantare un maggior bottino nelle staffette dove la Norvegia rimane decisamente la migliore. Da sottolineare la quasi totale assenza ai vertici degli italiani, con un solo podio ad inizio stagione di Roland Clara nella 15 km a tecnica libera di Sjusjoen; si attendono progressi da parte dei più giovani come Pellegrino nello sprint o lo stesso Clara nelle gare più lunghe ma con la concorrenza attuale c'è da sbrigarsi prima che sia troppo tardi, d'altronde i prossimi mondiali c'è li abbiamo in casa e se vogliamo fare bella figura servono progressi a breve termine.
Stesso discorso per le donne, che quest'anno hanno raccolto finora zero podi con pochi piazzamenti nella top ten: una Coppa del Mondo femminile dominata dalle due protagoniste degli ultimi anni, la norvegese Marit Bjorgen e la polacca Justina Kowalczyk, vincitrici di 5 coppe insieme (tre per la polacca, due per la veterana norvegese che vanta un maggior numero di successi a Mondiali e Olimpiadi), La classifica attuale vede la Bjorgen davanti alla Kowalczyk di circa 100 punti, nel recente Tour de Ski si sono alternate praticamente da sole sul gradino più alto del podio: cinque vittorie per la triplice campionessa in carica, quattro per la scandinava. Il duo domina anche nella classifica di distanza, mentre nello sprint la specialista numero uno rimane l'americana Kikkan Randall, quarta in generale. Al terzo posto abbiamo invece l'altra norvegese Therese Johaug, molto distante. Come detto prima, poca Italia che deve trovare (si spera) la degna sostituta di Arianna Follis, ritiratasi la scorsa stagione e per anni unico fulcro di successi per il nostro sci di fondo (a livello femminile quantomeno).
Nella classifica per nazioni, dominio scandinavo ma soprattutto dominio norvegese che guida nettamente sia tra gli uomini che tra le donne: nella generale davanti a Svezia e Finlandia con l'Italia quarta ma molto staccata.

(B.D.C.)


MOTOMONDIALE 2011: CHIUSA LA STAGIONE A VALENCIA

Nello scenario del Ricardo Tormo di Valencia, si è svolto l'ultimo Gran Premio della stagione 2011 di Motomondiale, stagione resa tragica dalla morte di Marco Simoncelli avvenuta sulla pista di Sepang in Malesia, nel penultimo atto del campionato. Un incidente fatale e allo stesso tempo assurdo che deve certamente far riflettere su come siano impostate queste moto moderne a quattro tempi, in particolare nel loro sistema elettronico, ma che richiama anche le possibilità e le probabilità di rischio di cui questo sport consiste, o più in generale le corse di motori: rischi che fanno parte del DNA di tali competizioni, quello che si può fare e che si deve fare è cercare delle soluzioni alternative in grado di dare maggiore sicurezza ai piloti e alle loro incolumità, riducendo quantomeno tali rischi.
A livello puramente agonistico invece, è stata un'annata esaltante per l'australiano della Honda Casey Stoner, al secondo titolo mondiale della carriera, mentre per Stefan Bradl e Nicolas Terol nelle cilindrate inferiori si è trattato del primo trionfo iridato.
Partendo dunque dalla Motogp, è stato un campionato ricco di successi per Stoner e per la Honda Hrc, che ha dominato anche la classifica costruttori firmando tra l'altro il nuovo record di punti in una stagione a quota 404. Per il 26enne australiano un totale di dieci vittorie, stesso numero di successi del mondiale 2007 quando vinse il primo titolo, condite da sedici podi in diciassette gare, il che lo porta ad eguagliare il primato di podi stagionali detenuto da Rossi e Lorenzo precedentemente: praticamente sempre nella top3 tranne nella gara di Jerez dove fu buttato fuori pista incolpevolmente da Valentino Rossi, quindi per lui di fatto una stagione senza errori o grandi sbavature, dove è riuscito fin dall'inizio a trovare il giusto metodo e il giusto stile per rendere molto veloce questa Honda e portarla al successo dopo cinque anni, nella sua prima stagione con la casa di Tokyo.

Di conseguenza, ha acquisito una confidenza e una sicurezza con la moto disarmante, e in quei pochi momenti di difficoltà ha sbrogliato bene la matassa con grandi accorgimenti sul set-up e nel lavoro con il team, riuscendo perlomeno a limitare i danni; una sicurezza anche mentale, che evidentemente non aveva con la Ducati o non ha sempre avuto anche se si tratta di paragonare due moto completamente differenti nel bilanciamento, nell'equilibrio e nei vari metodi di lavoro, indubbiamente la Honda di quest'anno ha lavorato benissimo nella propria configurazione trovando quegli equilibri che non aveva acquisito negli anni precedenti, merito della squadra e della struttura specifica ma i grossi miglioramenti li ha avuti anche grazie al pilota nella fattispecie: un binomio dunque vincente, o rivelatosi tale quantomeno per quest'anno, che comunque sarà duro da scalfire ed annientare per le avversarie in futuro, a cominciare dalla Yamaha e dal suo pilota-leader, Jorge Lorenzo che nel 2011 ha avuto degli alti e bassi a differenza dei risultati stratosferici raggiunti nel 2010, con la ciliegina sulla torta avuta nel warm-up di Phillip Island: caduta ed infortunio con conseguente operazione al dito anulare destro, costringendolo cosi a saltare gli ultimi due week-end stagionali.

Un Lorenzo che comunque è stato sostanzialmente combattivo e ha fatto quel che ha potuto, conquistando tre vittorie e assicurandosi almeno il titolo di vice-campione, il secondo dopo quello del 2009. Una sfida che senz'altro si rinnoverà il prossimo anno o nei prossimi anni, tra due piloti molto forti e costanti.
Dietro Stoner e Lorenzo, c'è il nostro Andrea Dovizioso, il più costante tra gli italiani in questa stagione, spesso presente sul podio anche se gli è sempre sfuggita la vittoria: bravo comunque nelle ultime gare a tenere dietro il forte Dani Pedrosa, compresa nell'ultima uscita di Valencia dove ha corso con grande acume tattico su una pista decisamente più favorevole al rivale. Il forlivese dopo tanti anni ha deciso di lasciare la Honda per approdare in Yamaha alla corte di Hervè Poncharal, da lì tenterà di proseguire i suoi miglioramenti nella top class per giocarsela con i migliori. Per Pedrosa invece, tre vittorie in una stagione comunque difficile e condizionata dall'infortunio di Le Mans per un contatto con Simoncelli, che a suo tempo provocò tante polemiche tra i due; c'è da constatare comunque il fatto che Pedrosa in cinque anni non ha mai portato al successo l'HRC, cosa riuscita a Stoner al primo anno, probabilmente quindi Pedrosa è un gran talento alla pari di Stoner e Lorenzo, ma gli manca qualcosa nella fase di sviluppo della moto e non sempre è costante anche mentalmente.
Discorso diverso per Rossi e la Ducati: un'annata vissuta ai margini, come mai era capitato al pesarese nella sua vincente carriera, con tanti problemi di set-up e di feeling con la moto e con una miriade di cambiamenti apportati al mezzo che non ha fatto altro che rendere più confusionaria la situazione: di conseguenza risultati pressochè disastrosi, con un solo podio per Valentino a Le Mans e una chiusura mesta in settima posizione in classifica, curiosamente gli stessi punti dell'amico scomparso Simoncelli: si spera che per il 2012 la Ducati trovi da subito delle alternative importanti per migliorare il mezzo, a cominciare dal telaio in carbonio che dovrebbe essere sostituito da quello in alluminio anche se su questo ci sono delle divergenze sulla questione dei pesi e del bilanciamento della moto, che ha sempre corso con il carbonio abituandosi a quella configurazione: questioni tecniche che, insieme ad altre, dovranno essere risolte e in fretta visto che i test invernali non sono tanti e il gap da recuperare da Honda e Yamaha è decisamente alto. Da segnalare poi il ritiro di Loris Capirossi in questa stagione, dopo 328 gare disputate e 22 anni di stimata carriera in giro per il mondo. L'era 800 termina con quest'annata, dal prossimo anno si ritorna con le mille di cilindrata che furono soppiantate nel 2006, e con esse ci sarà la novità delle CRT, che dovrebbero far lievitare il numero di piloti nella top class, molto magro negli ultimi tempi.
In Moto2, il tedesco Stefan Bradl riporta un titolo di motociclismo in Germania dopo 18 anni, l'ultimo a riuscirci fu Dirk Raudies nel 1993 in 125, al termine di una stagione un pò strana: dominio iniziale con quattro vittorie nei primi sette Gran Premi, poi la grande rimonta del giovane talento Marc Marquez che però ha commesso più errori nella fase decisiva, in particolare nella tappa di Sepang è caduto e si è infortunato lasciando campo libero al rivale: per Marquez comunque la certezza di poter vincere senza patemi il titolo di categoria nel 2012, se non commette gli errori di quest'anno, e visto anche che Bradl passerà presumibilmente nella classe regina insieme al terzo classificato, l'abruzzese Andrea Iannone, vincitore quest'anno di tre prove.

Da segnalare nell'ultima tappa di Valencia la vittoria di Michele Pirro del team Gresini, con dedica totale a Simoncelli.
In 125, alla sua ultima stagione nella storia per far spazio alla nuova Moto3 dal 2012, l'iberico Terol conferma la leadership spagnola dei giovani talenti con il titolo vinto ai danni della promessa francese Zarco e all'altro talento spagnolo Vinales, sicuri protagonisti il prossimo anno nella nuova categoria. Terol invece comincerà la sua nuova avventura nella categoria intermedia, mentre c'è da segnalare ancora l'assenza di talenti italiani nella minima cilindrata, una prerogativa ormai da anni.

 

Bernardo De Crescenzo

 

 


 

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