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Anno XI num.3 |
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Mag./Giu. 2012 |
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L'ETA' DEL FERRO
PRE-ROMANA
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L'ETA' DEL BRONZO
SCANDINAVO
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SCI DI FONDO: LA
SITUAZIONE IN COPPA DEL MONDO
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MOTOMONDIALE
2011: CHIUSA LA STAGIONE A VALENCIA
di Bernardo De Crescenzo
L'ETA'
DEL FERRO
PRE-ROMANA
L'età del
ferro
pre-romana,
risalente al
V/IV secolo
A.C.- I
secolo A.C.,
indica la
prima parte
dell'età del
ferro in
Scandinavia,
in Germania
settentrionale
e nei Paesi
Bassi a nord
del fiume
Reno, tutte
zone che
possono
vantare
numerosi
scavi
archeologici.
Gli oggetti
scoperti
suggeriscono
che le
culture
sviluppatesi
in questo
periodo
evolsero con
maggior
velocità
rispetto a
quelle
dell'età del
bronzo
scandinava,
ma che
furono
fortemente
influenzate
dalla
cultura di
Hallstatt
dell'Europa
centrale, di
stampo
tipico
dell'età del
ferro
celtica. Nel
I secolo
a.C.
l'influenza
romana
iniziò a
giungere in
Danimarca.
Gli
archeologi
decisero di
dividere
l'età del
ferro in due
parti (pre e
post romana)
dopo che
Emil Vedel
rinvenne
numerosi
artefatti
nel 1866
sull'isola
di Bornholm.
Questi
oggetti non
mostravano
la stessa
influenza
romana di
quelli
risalenti ai
primi anni
dopo Cristo,
il che
indicava che
parti
dell'Europa
settentrionale
non erano
ancora
entrate in
contatto col
mondo romano
all'inizio
dell'eta'
del ferro.
Questo fatto
è
chiarissimo
nella
celtica
cultura di
La Tène a
sud, la cui
tecnologia
avanzata
nella
lavorazione
del ferro fu
molto
influente,
quando
attorno al
600 a.C. i
popoli
settentrionali
iniziarono
ad estrarre
ferro dalle
rocce delle
torbiere. I
più antichi
oggetti in
ferro
ritrovati
sono gli
aghi, ma
sono stati
trovati
anche
arnesi,
spade e
falcetti. Il
bronzo
continuò ad
essere usato
per tutto il
periodo, ma
soprattutto
come
decorazione.
I riti
funerari
mantennero
l'uso in
voga
nell'età del
bronzo di
bruciare i
cadaveri
ponendo le
ceneri in
urne,
caratteristica
tipica della
cultura dei
campi di
urne. Nei
secoli
precedenti,
l'influenza
della
cultura di
La Tène si
sparse in
Scandinavia
partendo
dalla
Germania
nord-occidentale,
e gli
oggetti
associabili
a questo
periodo si
trovano in
tutte le
provincie
della
Scandinavia
meridionale.
Gli
archeologi
hanno
trovato
spade, elmi,
punte di
lancia,
forbici,
falcetti,
pinzette,
pugnali,
aghi,
fibbie,
bollitori,
ed altro
relativi a
questa eta'.
Il bronzo
venne usato
per produrre
torque e
bollitori,
il cui stile
era un
retaggio
dell'età del
bronzo.
Alcuni dei
migliori
ritrovamenti
sono il
Calderone di
Gundestrup
in argento e
i carri di
Dejbjerg
dallo
Jutland, due
carrozze a
quattro
ruote
costruite in
legno con
parti in
bronzo.
Il cambio
culturale
che mise
fine all'eta'
del bronzo
fu segnato
dall'espansione
della
cultura di
Hallstatt da
sud, ed
accompagnato
da un
peggioramento
climatico
che causò
modifiche
radicali a
flora e
fauna. In
Scandinavia
questo
periodo
viene spesso
chiamato
"Età senza
reperti" a
causa della
totale
mancanza di
ritrovamenti.
Mentre in
Scandinavia
questa
mancanza e'
consistente
con il calo
della
popolazione,
la parte
meridionale
della
cultura, la
cultura di
Jastorf, si
stava
espandendo
verso sud. I
cambiamenti
climatici
giocarono un
ruolo
importante
nella
migrazione
verso
meridione
delle tribù,
considerate
germaniche,
fino a
raggiungere
l'Europa
continentale.
Esistono
varie scuole
di pensiero
riguardo
all'interpretazione
del dilagare
innovativo
culturale,
se una nuova
cultura dei
materiali
riflettesse
un movimento
bellico dei
popoli verso
sud o se sia
dovuta ad
un'espansione
pacifica.
L'idea
prevalente
nei Paesi
Bassi
sostiene che
le
innovazioni
dell'eta'
del ferro, a
partire
dalla
cultura di
Hallstatt
(800 a.C.)
non
coinvolsero
altri
popoli, ma
erano dovute
ad un
naturale
sviluppo
della
cultura
dell'età del
bronzo. Un
altro nucleo
dell'eta'
del ferro,
rappresentante
del
possibile
sviluppo
locale, e'
la cultura
di
Wessenstedt
(800 - 600
a.C.).
I
rappresentanti
dell'eta'
del ferro
nordica
erano
probabilmente
i popoli di
lingua
germanica.
Lo stadio di
sviluppo di
queste
popolazioni
non è noto,
nonostante
si
suppongono
essere state
proto-germaniche.
L'ultima
fase di
questo
periodo vede
l'inizio
delle
migrazioni
barbariche,
a partire
dall'invasione
di Teutoni e
Cimbri fino
alla loro
sconfitta
nella
battaglia di
Aquae
Sextiae del
102 a.C.,
primo
sintomo
della più
turbolenta
età del
ferro romana
e dell'età
delle
migrazioni.
(B.D.C.)
L'ETA' DEL BRONZO
SCANDINAVO
L'età del bronzo
scandinava, o
età del bronzo
nordica secondo
la denominazione
data
dall'archeologo
svedese Oscar
Montelius,
indica il
periodo dell'età
del bronzo in
Scandinavia e
Danimarca, tra
il
1800 a.C. e il
500 a.C. circa,
nel quale si
sviluppò una
cultura estesa
ad est fino
all'Estonia e
successiva alla
cultura della
ceramica cordata.
Generalmente è
ritenuta la
diretta
antecedente
delle culture
proto-germaniche
dell'età
del ferro.
I siti
scandinavi
raggiunsero più
tardi l'età del
bronzo rispetto
ad altri siti
europei, ma
conservano
numerosi oggetti
in buono stato
di
conservazione:
tessuti in
lana,
manufatti in
legno
o in bronzo ed
oro,
di raffinata
fattura,
prodotti con
metalli
importati dall'Europa
centrale.
Sono stati
individuati
numerosi
petroglifi, che
proseguono una
tradizione già
iniziata con
l'età della
pietra nordica,
ma adattano in
numerosi casi
simboli e
raffigurazioni
di origine
europea e
mediterranea,
con possibili
influssi dalle
culture micenea
e villanoviana,
dai Fenici e
dall'Egitto
antico,
giunti
attraverso le
vie del
commercio
dell'ambra, che
dalle coste
del mar Baltico
si ritrova fino
nelle tombe
micenee.
L'importanza
della
navigazione per
queste
popolazioni è
mostrata dalla
frequenza di
raffigurazioni
di navi nei
petroglifi,
alcune delle
quali hanno
forme
tipicamente
mediterranee, e
dalle cosiddette
"navi di
pietra", circoli
funerari di
pietre infisse
verticalmente
nel terreno che
tracciano il
perimetro di una
nave, che si
riferiscono
probabilmente
alla nave
funebre del
defunto.
Nell'epoca in
cui si diffuse
la cultura
dell'età del
bronzo nordica,
il clima era
divenuto più
mite,
paragonabile
all'attuale
clima
mediterraneo
in seguito ad un
cambiamento
climatico
verificatosi
intorno al 2700
a.C. Questo
riscaldamento
permise una
crescita di
popolazione e
possibilità di
coltivazione (in
Scandinavia
esisteva la
vite). Un
ulteriore
cambiamento del
clima tra la
metà del
IX secolo A.C.
e la metà del VII
secolo A.C.
portò in seguito
ad un clima più
freddo ed umido
e diede forse
origine alla
leggenda del Fimbulvetr
nella
mitologia
norrena.
Questo
cambiamento
climatico poté
spingere le
tribù germaniche
più a sud, verso
l'Europa
continentale:
alcuni popoli
germanici si
attribuirono in
epoca storica
un'origine
scandinava
(Longobardi,
Burgundi, Goti
ed Eruli).
L'influenza
scandinava
sulla Pomerania
e sulla Polonia
settentrionale a
partire dal III
periodo fu
comunque molto
forte, tanto che
alcuni autori
includono queste
regioni tra
quelle della
cultura dell'età
del bronzo
scandinava
A causa dei
cambiamenti
climatici e
della
diminuzione
della
popolazione si
ritiene
generalmente che
la cultura
dell'età del
bronzo
scandinava sia
andata incontro
ad un periodo di
recessione
culturale nelle
sue fasi finali,
per circa un
millennio, fino
al sorgere della
cultura
vichinga.Sulla
base delle
raffigurazioni
sui petroglifi e
dei ritrovamenti
archeologici, si
ritiene che la
religione si
incentrasse sul
culto di un dio
solare,
ritenuto
percorrere il
cielo su un
carro trainato
da cavalli e che
viene
raffigurato per
mezzo di una
figura con
l'attributo di
una ruota
solare.
Nei petroglifi
viene anche
rappresentata
una coppia di
gemelli divini,
riflessa nella
frequente
dualità degli
oggetti sacri e
doveva esistere
anche una dea
madre (Nerthus
nella mitologia
successiva). Una
figura
rappresentata
nei petroglifi
con un'ascia o
un martello è
forse una
raffigurazione
primitiva del
più tardo dio
Thor.
I
sacrifici
di animali,
oggetti o anche
di uomini erano
connessi con
l'acqua e i riti
si svolgevano
spesso in luoghi
sacri presso
piccoli laghi o
stagni, dove
sono stati
rinvenuti
numerosi
manufatti. Erano
probabilmente
presenti anche
riti relativi a
ierogamie.
Gli oggetti
rituali, che
venivano
utilizzati nelle
cerimonie, erano
quindi offerti
alla divinità.
(B.D.C.)
SCI DI FONDO: LA SITUAZIONE IN COPPA DEL
MONDO
Siamo
arrivati circa alla metà della stagione
nella Coppa del Mondo di sci di fondo,
vediamo quali sono stati finora i
risultati in campo maschile e femminile
con le relative classifiche.
Cominciando dagli uomini, i dominatori
della stagione sono ancora una volta lo
svizzero Dario Cologna e il norvegese
Petter Northug, distanziati attualmente
di circa 90 punti e con un margine
roboante sugli avversari: il terzo
classificato infatti, lo svedese Marcus
Hellner, dista oltre 300-400 punti dai
due e non sembra avere la forza e la
costanza per andare ad acciuffarli; il
leader Cologna, di origini italiane e
vincitore della Coppa nel 2009 e 2011,
non era partito benissimo raccogliendo
il primo podio nell'evento del Nordic
Opening, svoltosi in Finlandia a fine
novembre. La prima vittoria è arrivata
solo a metà dicembre nella tappa di
Rogla, in Slovenia in una gara sprint a
tecnica libera, poi però tra la fine di
dicembre e l'inizio di gennaio si è reso
grande protagonista nel corso del Tour
de Ski, il più importante evento
presente all'interno della Coppa del
Mondo e svoltosi quest'anno tra le
cittadine tedesche di Oberhof ed
Oberstdorf e quelle italiane di Dobbiaco,
Cortina d'Ampezzo e nella Val di Fiemme,
quest'ultima ospiterà i prossimi
campionati del mondo nel 2013.
Cologna ha vinto una sola tappa
all'interno del Tour de Ski, ma ha avuto
una continuità disarmante arrivando
sempre nella top ten e quasi sempre sul
podio aggiudicandosi la classifica
dell'evento e raccogliendo tantissimi
punti che lo hanno portato in cima alla
classifica generale, fino a quel momento
comandata dal rivale norvegese.
Quest'ultimo, dicasi Petter Northug, ha
avuto invece un percorso abbastanza
differente con più vittorie ma una
costanza inferiore, patendo abbastanza
in particolare le ultime tappe del Tour
de Ski. Un Northug che comunque si sta
dimostrando più continuo rispetto allo
scorso anno, dove il suo obiettivo
principale erano i mondiali più che la
Coppa, che di fatto trascurò non poco a
livello di preparazione e di approccio:
c'è da dire comunque che nel 2010 riuscì
a combaciare il tutto, raccogliendo
vittorie alle Olimpiadi di Vancouver e
aggiudicandosi il trofeo di cristallo.
Naturalmente tra i due c'è una grande
lotta agonistica ma fuori dalle gare un
buon rapporto amichevole, nonostante il
carattere del norvegese non sia di
quelli "amati" dai più: alcuni
ricorderanno i "litigi" o le stoccatine
con Hellner, storico rivale anche fuori
dalle competizioni.
Comunque, tornando in classica trance
agonistica, Cologna e Northug si stanno
dimostrando anche in questa stagione i
più completi nelle varie specialità:
primo e secondo anche nella coppa di
distanza, mentre allo sprint lo svizzero
è terzo (dietro il russo Petuchov e lo
svedese Peterson) e il norvegese sesto,
lo scandinavo però può vantare un
maggior bottino nelle staffette dove la
Norvegia rimane decisamente la migliore.
Da sottolineare la quasi totale assenza
ai vertici degli italiani, con un solo
podio ad inizio stagione di Roland Clara
nella 15 km a tecnica libera di Sjusjoen;
si attendono progressi da parte dei più
giovani come Pellegrino nello sprint o
lo stesso Clara nelle gare più lunghe ma
con la concorrenza attuale c'è da
sbrigarsi prima che sia troppo tardi,
d'altronde i prossimi mondiali c'è li
abbiamo in casa e se vogliamo fare bella
figura servono progressi a breve
termine.
Stesso discorso per le donne, che
quest'anno hanno raccolto finora zero
podi con pochi piazzamenti nella top
ten: una Coppa del Mondo femminile
dominata dalle due protagoniste degli
ultimi anni, la norvegese Marit Bjorgen
e la polacca Justina Kowalczyk,
vincitrici di 5 coppe insieme (tre per
la polacca, due per la veterana
norvegese che vanta un maggior numero di
successi a Mondiali e Olimpiadi), La
classifica attuale vede la Bjorgen
davanti alla Kowalczyk di circa 100
punti, nel recente Tour de Ski si sono
alternate praticamente da sole sul
gradino più alto del podio: cinque
vittorie per la triplice campionessa in
carica, quattro per la scandinava. Il
duo domina anche nella classifica di
distanza, mentre nello sprint la
specialista numero uno rimane
l'americana Kikkan Randall, quarta in
generale. Al terzo posto abbiamo invece
l'altra norvegese Therese Johaug, molto
distante. Come detto prima, poca Italia
che deve trovare (si spera) la degna
sostituta di Arianna Follis, ritiratasi
la scorsa stagione e per anni unico
fulcro di successi per il nostro sci di
fondo (a livello femminile quantomeno).
Nella classifica per nazioni, dominio
scandinavo ma soprattutto dominio
norvegese che guida nettamente sia tra
gli uomini che tra le donne: nella
generale davanti a Svezia e Finlandia
con l'Italia quarta ma molto staccata.
(B.D.C.)
MOTOMONDIALE 2011: CHIUSA LA STAGIONE A VALENCIA
Nello scenario del
Ricardo Tormo di Valencia, si è svolto l'ultimo
Gran Premio della stagione 2011 di Motomondiale,
stagione resa tragica dalla morte di Marco
Simoncelli avvenuta sulla pista di Sepang in
Malesia, nel penultimo atto del campionato. Un
incidente fatale e allo stesso tempo assurdo che
deve certamente far riflettere su come siano
impostate queste moto moderne a quattro tempi,
in particolare nel loro sistema elettronico, ma
che richiama anche le possibilità e le
probabilità di rischio di cui questo sport
consiste, o più in generale le corse di motori:
rischi che fanno parte del DNA di tali
competizioni, quello che si può fare e che si
deve fare è cercare delle soluzioni alternative
in grado di dare maggiore sicurezza ai piloti e
alle loro incolumità, riducendo quantomeno tali
rischi.
A livello puramente agonistico invece, è stata
un'annata esaltante per l'australiano della
Honda Casey Stoner, al secondo titolo mondiale
della carriera, mentre per Stefan Bradl e
Nicolas Terol nelle cilindrate inferiori si è
trattato del primo trionfo iridato.
Partendo dunque dalla Motogp, è stato un
campionato ricco di successi per Stoner e per la
Honda Hrc, che ha dominato anche la classifica
costruttori firmando tra l'altro il nuovo record
di punti in una stagione a quota 404. Per il
26enne australiano un totale di dieci vittorie,
stesso numero di successi del mondiale 2007
quando vinse il primo titolo, condite da sedici
podi in diciassette gare, il che lo porta ad
eguagliare il primato di podi stagionali
detenuto da Rossi e Lorenzo precedentemente:
praticamente sempre nella top3 tranne nella gara
di Jerez dove fu buttato fuori pista
incolpevolmente da Valentino Rossi, quindi per
lui di fatto una stagione senza errori o grandi
sbavature, dove è riuscito fin dall'inizio a
trovare il giusto metodo e il giusto stile per
rendere molto veloce questa Honda e portarla al
successo dopo cinque anni, nella sua prima
stagione con la casa di Tokyo.
Di conseguenza,
ha acquisito una confidenza e una sicurezza con
la moto disarmante, e in quei pochi momenti di
difficoltà ha sbrogliato bene la matassa con
grandi accorgimenti sul set-up e nel lavoro con
il team, riuscendo perlomeno a limitare i danni;
una sicurezza anche mentale, che evidentemente
non aveva con la Ducati o non ha sempre avuto
anche se si tratta di paragonare due moto
completamente differenti nel bilanciamento,
nell'equilibrio e nei vari metodi di lavoro,
indubbiamente la Honda di quest'anno ha lavorato
benissimo nella propria configurazione trovando
quegli equilibri che non aveva acquisito negli
anni precedenti, merito della squadra e della
struttura specifica ma i grossi miglioramenti li
ha avuti anche grazie al pilota nella
fattispecie: un binomio dunque vincente, o
rivelatosi tale quantomeno per quest'anno, che
comunque sarà duro da scalfire ed annientare per
le avversarie in futuro, a cominciare dalla
Yamaha e dal suo pilota-leader, Jorge Lorenzo
che nel 2011 ha avuto degli alti e bassi a
differenza dei risultati stratosferici raggiunti
nel 2010, con la ciliegina sulla torta avuta nel
warm-up di Phillip Island: caduta ed infortunio
con conseguente operazione al dito anulare
destro, costringendolo cosi a saltare gli ultimi
due week-end stagionali.
Un Lorenzo che
comunque è stato sostanzialmente combattivo e ha
fatto quel che ha potuto, conquistando tre
vittorie e assicurandosi almeno il titolo di
vice-campione, il secondo dopo quello del 2009.
Una sfida che senz'altro si rinnoverà il
prossimo anno o nei prossimi anni, tra due
piloti molto forti e costanti.
Dietro Stoner e Lorenzo, c'è il nostro Andrea
Dovizioso, il più costante tra gli italiani in
questa stagione, spesso presente sul podio anche
se gli è sempre sfuggita la vittoria: bravo
comunque nelle ultime gare a tenere dietro il
forte Dani Pedrosa, compresa nell'ultima uscita
di Valencia dove ha corso con grande acume
tattico su una pista decisamente più favorevole
al rivale. Il forlivese dopo tanti anni ha
deciso di lasciare la Honda per approdare in
Yamaha alla corte di Hervè Poncharal, da lì
tenterà di proseguire i suoi miglioramenti nella
top class per giocarsela con i migliori. Per
Pedrosa invece, tre vittorie in una stagione
comunque difficile e condizionata
dall'infortunio di Le Mans per un contatto con
Simoncelli, che a suo tempo provocò tante
polemiche tra i due; c'è da constatare comunque
il fatto che Pedrosa in cinque anni non ha mai
portato al successo l'HRC, cosa riuscita a
Stoner al primo anno, probabilmente quindi
Pedrosa è un gran talento alla pari di Stoner e
Lorenzo, ma gli manca qualcosa nella fase di
sviluppo della moto e non sempre è costante
anche mentalmente.
Discorso diverso per Rossi e la Ducati:
un'annata vissuta ai margini, come mai era
capitato al pesarese nella sua vincente
carriera, con tanti problemi di set-up e di
feeling con la moto e con una miriade di
cambiamenti apportati al mezzo che non ha fatto
altro che rendere più confusionaria la
situazione: di conseguenza risultati pressochè
disastrosi, con un solo podio per Valentino a Le
Mans e una chiusura mesta in settima posizione
in classifica, curiosamente gli stessi punti
dell'amico scomparso Simoncelli: si spera che
per il 2012 la Ducati trovi da subito delle
alternative importanti per migliorare il mezzo,
a cominciare dal telaio in carbonio che dovrebbe
essere sostituito da quello in alluminio anche
se su questo ci sono delle divergenze sulla
questione dei pesi e del bilanciamento della
moto, che ha sempre corso con il carbonio
abituandosi a quella configurazione: questioni
tecniche che, insieme ad altre, dovranno essere
risolte e in fretta visto che i test invernali
non sono tanti e il gap da recuperare da Honda e
Yamaha è decisamente alto. Da segnalare poi il
ritiro di Loris Capirossi in questa stagione,
dopo 328 gare disputate e 22 anni di stimata
carriera in giro per il mondo. L'era 800 termina
con quest'annata, dal prossimo anno si ritorna
con le mille di cilindrata che furono
soppiantate nel 2006, e con esse ci sarà la
novità delle CRT, che dovrebbero far lievitare
il numero di piloti nella top class, molto magro
negli ultimi tempi.
In Moto2, il tedesco Stefan Bradl riporta un
titolo di motociclismo in Germania dopo 18 anni,
l'ultimo a riuscirci fu Dirk Raudies nel 1993 in
125, al termine di una stagione un pò strana:
dominio iniziale con quattro vittorie nei primi
sette Gran Premi, poi la grande rimonta del
giovane talento Marc Marquez che però ha
commesso più errori nella fase decisiva, in
particolare nella tappa di Sepang è caduto e si
è infortunato lasciando campo libero al rivale:
per Marquez comunque la certezza di poter
vincere senza patemi il titolo di categoria nel
2012, se non commette gli errori di quest'anno,
e visto anche che Bradl passerà presumibilmente
nella classe regina insieme al terzo
classificato, l'abruzzese Andrea Iannone,
vincitore quest'anno di tre prove.
Da segnalare
nell'ultima tappa di Valencia la vittoria di
Michele Pirro del team Gresini, con dedica
totale a Simoncelli.
In 125, alla sua ultima stagione nella storia
per far spazio alla nuova Moto3 dal 2012,
l'iberico Terol conferma la leadership spagnola
dei giovani talenti con il titolo vinto ai danni
della promessa francese Zarco e all'altro
talento spagnolo Vinales, sicuri protagonisti il
prossimo anno nella nuova categoria. Terol
invece comincerà la sua nuova avventura nella
categoria intermedia, mentre c'è da segnalare
ancora l'assenza di talenti italiani nella
minima cilindrata, una prerogativa ormai da
anni.
Bernardo De Crescenzo |
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