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Tecnologia, informatica per l’ambiente

 

di Franco De Luca 

 

Tecnologia,informatica e ambiente, termini che giorno dopo giorno sono sempre più legati tra loro: sarebbe impossibile oggi, infatti, immaginare l’analisi dell’ambiente che ci circonda, lo studio delle sue caratteristiche e dei sistemi di salvaguardia del suo equilibrio senza il supporto dell’uso di computer e tecnologie informatiche capaci di sintetizzare e comparare dati.

Molteplici sono oggi gli utilizzi del mezzo informatico a servizio dell’ambiente, primo fra tutti la rappresentazione del territorio, che oggi come in passato rappresenta un'esigenza importante per l’uomo fin da quando l’homo sapiens ha iniziato a percorrere grandi distanze e a sfruttare a proprio vantaggio le risorse naturali. La necessità di descrivere con la maggiore precisione possibile le caratteristiche dell'ambiente circostante si concretizza oggi nelle “mappe digitali”. Non più quindi semplici carte topografiche, anche perché se da un lato la natura si evolve (pensiamo ad esempio alle linee di costa che possono, per effetto di una mareggiata, modificare la propria forma, in pochissimo tempo, stravolgendo la topografia locale), dall’altro gli "oggetti territoriali" cambiano nel tempo anche per mano dell'uomo (nuove strade vengono costruite, nuove aree urbanizzate vengono edificate, ecc.). Si tratta dunque di “carte informatiche” che garantiscono una rappresentazione fedele della realtà, e soprattutto un costante aggiornamento, senza contare la possibilità di realizzare carte in grande scala che concorrono alla migliore definizione dei dettagli.

Al giorno d'oggi, infatti, la maggior parte delle mappe usate dai tecnici, siano esse topografiche o catastali, geologiche o geotecniche, sono in formato "digitale", come del resto le carte stradali impiegate dai navigatori satellitari, sempre più diffusi anche da chi non è un “addetto ai lavori”.

Le “carte digitali” vengono realizzate a partire da foto aeree o da tecnologia satellitare (elemento che garantisce una rigenerazione periodica e automatica), così che quando si verificano modifiche sul territorio sarà sufficiente apportare le modifiche strettamente necessarie alla sua rappresentazione.

Due sono i tipi di immagini digitali con le quali è possibile realizzare “mappe digitali”: quelle “raster”, ossia costituite da un insieme di piccole aree indivisibili, generalmente prodotte dalla scansione di una mappa cartacea attraverso l’utilizzo di scanner; e “vettoriali”, dove ogni cioè punto è rappresentato da un vettore. Queste ultime sono mappe che in genere vengono realizzate direttamente a computer o costruite con una strumentazione ad hoc.

Le immagini così realizzate diventano poi la base su cui potranno agire una serie di software, denominati GIS (Geographic Information Systems o Sistemi Informativi Territoriali) che consentono alle immagini di interagire con una serie di informazioni relative agli oggetti presenti sulle immagini stesse, in base alle loro coordinate geografiche. Numerose sono poi le applicazioni di queste tecnologie informatiche, come l’individuazione e la concentrazione di sostanze inquinanti, il rischio frana e molte altre. I Sistemi Informativi Territoriali nascono, infatti, proprio con lo scopo di gestire, elaborare e diffondere informazioni georeferenziate relative al territorio, rispetto ai sistemi informativi di tipo tradizionale i SIT necessitano di un’attenta acquisizione dei dati, di condividere le informazioni che riguardano una stessa porzione di territorio, e di documentare il processo di acquisizione del dato.

Secondo la definizione che ne diede Burrough, più di trenta anni fa, “il GIS é composto da una serie di strumenti software per acquisire, memorizzare, estrarre, trasformare e visualizzare dati spaziali dal mondo reale". Il fatto stesso che il GIS sia in grado di produrre, gestire e analizzare dati spaziali associando a ciascun elemento geografico una o più descrizioni alfanumeriche lo differenzia dal Database Management System, poiché il GIS consente l’elaborazione e la manipolazione dei dati georeferenziati, che a loro volta possono essere memorizzati in un DBMS o in singoli file.

Per rappresentare però i dati in un sistema informatico occorre realizzare un modello rappresentativo capace di adattarsi ai fenomeni reali. A tale proposito nel GIS abbiamo tre tipologie di informazioni: quelle “geometriche”, relative alla rappresentazione cartografica (punto, linea, poligono, e ancora dimensione e posizione geografica); “topologiche”, che definiscono cioè le relazioni tra gli oggetti; e infine quelle “informative”, che riguardano i dati numerici e testuali  associati a ciascun oggetto. Tutte queste informazioni confluiscono infine in un database relazionale.

In questo modo il GIS consente di mettere in relazione tra loro dati diversi, che sulla base del loro comune riferimento geografico possono restituire nuove informazioni a partire dai dati esistenti. Negli ultimi anni il GIS ha migliorato le possibilità di interazione con software-utente, consentendo personalizzazione, adattamento a specifiche problematiche, e elaborazioni sempre più specifiche, come l’ “overlay topologico” (in cui vengono sovrapposti gli elementi di due temi per creare un nuovo tematismo), le “query spaziali” (interrogazioni di basi di dati a partire da criteri spaziali, o la “network analysis” (capace di determinare, ad esempio, dalla rappresentazione della rete stradale il percorso minimi tra due punti).

 

Franco De Luca

 
 

 

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