|
Filtri e catalizzatoRI: una soluzione o un
ulteriore danno?
di Ernesto De
Benedictis
A
seguito delle innumerevoli notizie che arrivano da fonti
automobilistiche e dai media che il più delle volte sono contradittorie,
cerchiamo di mettere a fuoco i vantaggi e gli svantaggi dei diversi
dispositivi ecologici.
Diciamo subito che malgrado oggi la stragrande maggioranza delle nostre
automobili dispongono di
convertitori catalitici o filtri antiparticolato che
riducono le emissioni dei tubi di scappamento e di conseguenza
dovrebbero abbattere l’inquinamento , numerosi studi né dimostrano
l’inutilità.
Senza dubbio uno dei fattori principali del continuo
danno atmosferico è dato dall’uso degli additivi e dalle impurità
presenti nei combustibili e l’azione svolta dai FAP e dalle catalitiche
è rispetto a questi molto limitata.
La strada maestra da intraprendere quindi al più presto,
per avere un azione realmente efficace, sarebbe quella di intervenire
proprio sui combustibili, coinvolgendo, anche se è cosa difficile, i
grandi cartelli delle compagnie petrolifere.
Continuare nell’ applicarsi in una pressione e
informazione corretta di massa contro le facili ipotesi di salvaguardia
dell’ambiente è un opera che deve essere protratta nel tempo perché i
mali che saremmo costretti a subire negli anni a venire potrebbero
essere di gran lunga peggiori.
I fumi e le particelle prodotti dai veicoli hanno tre
diversi effetti sull’ambiente e sull’uomo riassumibili in: riscaldamento
globale prodotto da CO2; smog da ozono prodotto da NO, NO2 e CO;
malattie respiratorie prodotte da PM.
Più specificatamente sappiamo che l’anidride carbonica
non danneggia direttamente la nostra salute ma il sistema climatico. I
composti organici volatili, gli ossidi di azoto e il monossido di
carbonio sono invece dannosi per la salute e sono nello stesso tempo
responsabili dell’ozono-inquinamento. Infine il particolato, che si
forma soprattutto nei motori diesel ed è costituito da fuliggine e
componenti del carburante incombusti che sono altamente pericolosi per
l’uomo.
Pertanto ritornando ai pro e i contro dell’utilizzo dei
soli FAP e dei catalizzatori senza una attenzione sul combustibile si
evidenzia la futilità di tali dispositivi che sono oltrettutto costosi
nella manutenzione e per alcuni studi anche maggiormente nocivi.
Diversi centri di ricerca affermano infatti che i filtri
trattengono le particelle PM10 e le modificano in PM2,5 che sono molto
più piccole e assorbibili dalla pelle e quindi trasportate dal sangue
agli organi vitali, mentre le marmitte catalitiche hanno efficacia solo
quando raggiungono una temperatura elevata e quindi non in città ma solo
su strade a scorrimento veloce.
Otre a quanto detto questi apparecchi aumentano i consumi
e devono essere ciclicamente sostituiti con un aggravio di spese non
indifferente.
Possiamo concludere sperando che nuove tecniche siano già
state sperimentate sulle autovetture euro 6 e che non si continuino ad
usare paliativi anti-pollution come i blocchi parziali e totali della
circolazione o le domeniche ecologiche.
Ernesto De Benedictis |