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IL LINOLEUM: L’IMPATTO AMBIENTALE E SMALTIMENTO

di Erminio Quadraroli

 

Come riportato su molti siti internet (vedi wikipedia), il linoleum è il capostipite dei pavimenti resilienti (ovvero di quei pavimenti morbidi e flessibili). La sua struttura caratteristica è a base di olio di lino, farina di legno, farina di sughero, pigmenti coloranti e altri composti naturali. Seppure la sua scoperta risalga alla metà del XIX secolo, ancora oggi viene largamente utilizzato come pavimentazione in centri commerciali, uffici o ospedali.

 

Rispetto alla “formulazione originale”, con il progresso tecnologico anche il linoleum ha subito processi di cambiamento per quanto riguarda la sua formulazione originale. Questi “miglioramenti” lo hanno reso sempre più “tecnologico” ma sempre meno salubre. Negli anni 60-70-80, infatti, a quello che era il prodotto originale, vengono aggiunte delle fibre in grado di migliorarne la resistenza meccanica, termica, agli agenti chimici e all’abrasione. Tali fibre furono estratte da un minerale chiamato asbesto che più comunemente, oggi, viene identificato con il nome di amianto.

Gli amianti si dividono in due grosse famiglie: i serpentini e gli anfiboli. I primi si differenziano dai secondi in quanto nella loro formula caratteristica pur contenendo Ca, Mg, Si, Na, non presentano tracce di Fe. Tra i primi il più conosciuto è il crisotilo tra i secondo il più conosciuto ed utilizzato è stato il crocidolite (che tra gli amianti è il più pericoloso per la salute umana).

 

 

 

 

 

 

Di seguito si riporta una tabella riassuntiva delle varie tipologie di amianti:

Alla luce di questa breve e sintetica descrizione possiamo porci due domande:

1. Esistono vari tipi di linoleum con i quali si potrebbe avere a che fare?

2. Quale è il modo più corretto di smaltire un linoleum?

La risposta alla prima domanda ovviamente è si! Esistono dei Linoleum contenenti fibre carboniose, altri contenenti solo collanti clorurati ed altri con all’interno fibre di amianto.

 

A riprova di ciò, si sono condotte delle analisi su vari frammenti di linoleum utilizzando un SEM QUANTA 200 equipaggiato con microanalisi EDAX.

Prima di procedere con lo studio succitato è bene evidenziare tre punti principali:

  1. Le fotografie che seguiranno sono state prodotte con un SEM, utilizzando elevati ingrandimenti per meglio individuare la presenza o meno di strutture fibrose all’interno del materiale studiato.

  2. Le fotografie che seguiranno sono state prodotte seguendo la tecnica BSE (Backscattered electron) secondo la quale elementi a peso molecolare maggiore (quali Fe, Cu, Th, Zr etc…) sono evidenziati di colore chiaro mentre quelli a peso molecolare minore ( uali C etc…) con colori tendenti al nero    (da non confondersi con le zone scure dovute agli spazi vuoti presenti all’interno della struttura).

  3. La microanalisi si è condotta utilizzando tempi di acquisizione molto elevati (circa 10 minuti) per poter studiare al meglio anche piccole concentrazioni di elementi dispersi o facenti parte della matrice stessa del linoleum.

 

Frammento 1

 

Un primo frammento studiato, come si nota dalla figura sovrastante, sembra possedere all’interno della matrice compatta, una struttura fibrosa. Tali fibre sono state probabilmente inserite per aumentare la resistenza del linoleum stesso. Degna di nota è la disomogeneità della struttura e la non regolarità dei diametri delle fibre. Questi particolari lasciano presupporre all’interno di questo linoleum vi siano fibre di amianto.

Per avere una prova certa dell’affermazione fatta poco sopra, sullo stesso frammento è stata condotta una microanalisi con il SEM FEI QUANTA 200 equipaggiato con un EDAX.

Come evidenziato dal grafico, l’alta presenza di Mg, Si conferma la presenza di fibre di amianto e più precisamente di crisotilo, nella struttura del linoleum studiato.

La presenza di Ca, C e Ti probabilmente dipende dalla matrice in cui sono annegate le fibre.

Il primo caso esaminato quindi conferma la presenza di amianto in alcuni tipi di linoleum.

 

Frammento 2

 

A prima vista, il secondo frammento studiato sembra privo di strutture fibrose. La sua struttura appare compatta con zone più o meno omogenee. Un’analisi visiva farebbe escludere la presenza di amianto nella struttura. Ma solo una microanalisi può meglio chiarire tale situazione.

La successiva analisi, conferma ciò che si era supposto visivamente; come riportato sul grafico, infatti, pur essendo presenti Ca, Fe, Si e Mg, i rapporti dei picchi tendono a far escludere la presenza di amianti.

Nello specifico: La presenza di Au è dovuta alla metallizzazione del campione; la presenza di Fe, Cl, Cr, K e Al posso essere dovuti al fatto che questo frammento era stato prelevato da un pavimento molto logorato quindi riportava su di se la storia delle scarpe che lo hanno calpestato.

Ti, Ca e Cl probabilmente costituiscono la struttura del linoleum studiato.

 

Frammento 3

Effettuando un’analisi prettamente visiva su questo campione, si può notare come esso sembri composto da un supporto compatto all’interno del quale si trovano delle fibre molto fini e di forma allungata e regolare. La zona compatta probabilmente è composta da collante mentre per quel che riguarda la zona fibrosa, origine è incerta. Dalla semplice analisi visiva si può escludere la natura carboniosa (e quindi organica delle fibre) essendo esse di colore molto chiaro (l’immagine SEM è stata ricavata in BSE (Backscattered electron), quindi gli elementi ad alto peso molecolare appaiono più chiari (Fe, Zr…etc) e quelli a basso peso molecolare (C etc) più scuri).

La microanalisi condotta sul campione conferma la bassa presenza di sostanze organiche (presenti a causa del calpestio sul pavimento) e l’alta concentrazione di Ca, Cl, Mg, Fe e Si ( Au è dovuto alla metallizzazione).

I primi due elementi ( il Ca solo in parte) sono dovuti sicuramente alla composizione della zona compatta del linoleum mentre gli altri elementi ed una parte del Ca sono da intendersi come composizione caratteristica di un amianto di tipo anfibolo, presumibilmente tremolite.

Si è così evidenziato come tre linoleum macroscopicamente uguali siano a tutti gli effetti microscopicamente diversi e caratterizzati da strutture che possono in maniera diversa nuocere (o meno) alla salute umana. In ogni caso, tuttavia, il normale utilizzo di tale pavimentazione non comporta elevati rischi per la salute; può diventare situazione di pericolo la rimozione e il successivo smaltimento. 

Nel primo e nel terzo frammento ci si trova davanti a due linoleum che vanno smaltiti sicuramente in maniera diversa dal secondo campione che risulta essere esente da amianto.

Alla luce di ciò si capisce molto bene come i tre tipi di linoleum abbiamo un impatto ambientale diverso.

Il caso più semplice da studiare è quello riferito al frammento 2 esente da amianto e contenente composti clorurati e presumibilmente calcite.

In questo caso, come da DLgs 22/97, il rifiuto può essere assimilato ai rifiuti solidi urbani che non devono essere smaltiti come rifiuti pericolosi.

Qualche parola in più va spesa sui frammenti di linoleum 1 e 3.

 

Come noto da letteratura, l’amianto è potenzialmente molto pericoloso per la salute umana; una volta entrato nei polmoni esso manifesta i suoi effetti nocivi dopo un periodo di incubazione che va dai 20 ai 40 anni, provocando un rarissimo tipo di tumore, il mesotelioma, per il quale ancora oggi non esiste una cura efficace.

Di conseguenza, quindi, lo smaltimento di questi tipi di linoleum (uno contenente crisotilo e uno crocidolite) richiede la massima cura (seguendo delle regole dettate da alcune normative vigenti sia a livello Europeo che Nazionale e Regionale (in Italia le linee guida sono dettate dal D.Lgs 277 del 1991).

Per smaltire questo linoleum bisogna quindi:

1.       Proteggere l’operatore addetto alla bonifica o allo smaltimento.

2.       Proteggere l’ambiente circostante.

3.       Evitare la dispersione futura delle fibre in atmosfera.

Questi tre punti possono essere rispettati se agli operatori vengono forniti adeguati DPI (dispositivi di protezione individuale), se vengono attuate adeguate misure di incapsulamento (quali verniciatura con resine etc..) e se il materiale è conferito ad una discarica attrezzata ed autorizzata allo smaltimento dell’amianto.

 

 

 

 

 

La sua dispersione in ambiente, infatti, provoca un diffuso inquinamento dell’aria esponendo ampie zone a rischi elevatissimi in quanto:

  • Le fibre di amianto sono praticamente indistruttibili ed hanno quindi vita quasi illimitata.

  • Le fibre di amianto, se in stato di degrado e all’aria, vengono liberate di continuo esponendo gli essere umani a forti rischi.

Conclusioni

Concludendo quindi si può affermare che:

1.   Non tutti i linoleum sono uguali, anzi quelli installati e prodotti fino alla fine degli anni ’80 contengono con molta probabilità amianto (dannoso per la salute umana) e quindi vanno smaltiti con la massima cura.

2.   In assenza di dati certi sull’anno di costruzione del linoleum di una pavimentazione è necessario fare un’analisi microscopica di un frammento per verificare la presenza/assenza di amianto all’interno della struttura compatta del pavimento stesso.

3.   Disperdendo piastrelle di linoleum nell’ambiente in maniera indifferenziata, si rischia di inquinare in maniera permanente l’ecosistema e di commettere un grave reato ambientale sia attinente all’aria che all’acqua che al suolo.

(Giu.2010)

 

Erminio Quadraroli

 

 

 

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