|
Ratzinger: “No agli abusi nei trapianti di organi”
- Porta Pia, una Braccia mai richiusa -
Gli alunni extracomunitari
dovranno superare un test d’italiano prima di essere ammessi a scuola -
Benedetto XVI: «Papa Pacelli sulla Shoah
tacque a fin di bene»
di Fabio Marucci
Ratzinger: “No agli abusi nei trapianti di organi”
«Si ai trapianti di organi ma evitando gli abusi. Soprattutto se si
tratta di bambini». È intervenuto così Benedetto XVI che ha accolto in
udienza al Vaticano i partecipanti al Congresso internazionale sulla
donazione degli organi, promosso dalla Pontificia accademia per la vita.
Presente inoltre il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi e il
presidente della Pontificia accademia, Monsignor Rino Fisichella. Papa
Ratzinger, che da cardinale fu iscritto ad una associazione di donatori
di organi, ha affermato che «la donazione di organi è una forma di
testimonianza della carità cristiana, una grande conquista per la
scienza medica e un segno di speranza». Un breve passaggio sulla
difficoltà di reperire organi e sui malati da troppi anni in lista
d’attesa che non hanno ancora ottenuto risposte, poi il Pontefice ha
parlato dell’utilità delle donazioni: “Occorre tornare a riflettere su
questa conquista della scienza – ha chiarito Benedetto XVI – affinché il
moltiplicarsi delle richieste di trapianto non abbia a sovvertire i
principi etici che ne stanno alla base». Per Joseph Ratzinger si può
donare gli organi solo se non c’è un serio pericolo per la salute: «La
morte del donatore – ha ricordato nelle sue parole – deve essere
pienamente accertata, facendo prevalere il principio di precauzione».
Paletti molto rigidi quelli posti dal Pontefice: «La scienza – ha
proseguito il Papa nel corso dell’udienza – ha compiuto ulteriori passi
in avanti nell’accertare la morte del paziente. È quindi indispensabile
che i risultati raggiunti ricevano il consento dell’intera comunità
scientifica, in maniera da favorire la ricerca e l’individuazione di
soluzioni in grado di dare certezze a tutti, allontanando ogni sospetto
di arbitrio, facendo prevalere, in assenza di certezze, il principio di
precauzione».
(F.M.)
Porta Pia, una Braccia mai
richiusa
Un vespaio sulla Breccia di Porta Pia. Furiosi i radicali, che in merito
alla commemorazione dell’evento legato ai fatti del 20 settembre 1840,
non hanno condiviso l’organizzazione della giornata di ricordo. A dire
il vero, nel commemorare l’entrata a Roma dei soldati del nuovo Regno
d’Italia, i bersaglieri del 34° battaglione e i fanti del 39° attraverso
la breccia di Porta Pia favorita dai colpi dei cannoni, il Comune di
Roma, ricordando i caduti, ha letto soltanto i nomi dei sedici zuavi
pontifici morti negli scontri con i soldati dell’Esercito Italiano,
evitando di commemorare i fanti e i bersaglieri caduti. Un incidente
politico in piena regola, tanto che i radicali decisero nel pomeriggio
dello stesso giorno di rendere omaggio ai 49 bersaglieri che persero la
vita nella battaglia. Adesso, al centro della polemica ci sarebbe la
mostra allestita al Circo Massimo, dovè è presente una scenografia di
Porta Pia, che però non offre alcun riferimento né alla Breccia, né ai
bersaglieri. Insoddisfatti ancora una volta i radicali, che hanno
scritto una lettera l ministro della Difesa, Ignazio La Russa: «L’unica
iscrizione all’ingresso dell’esposizione – si legge nella missiva
firmata da Sergio Rovasio, segretario dell’associazione radicale Certi
Diritti – rappresenta una commemorazione latina che guarda caso parla di
Papa Pio IV, colui che la fece costruire Porta Pia. Le chiedo quindi –
prosegue la lettera – di considerare la possibilità che vengano apposti
i nomi dei 49 bersaglieri sulla Porta Pia ricostruita al Circo Massimo,
per poter onorare al meglio o nostri soldati che permisero a Roma di
diventare capitale d’Italia».
(F.M.)
Gli alunni
extracomunitari dovranno superare un test d’italiano prima di essere
ammessi a scuola
Parte dalla Lega la proposta di legge per inserire nelle scuole
l’obbligo un test di italiano per favorire l’integrazione dei bambini
extracomunitari. La novità, successiva ad uno screening degli istituti
d’istruzione, dal quale è emerso che nel nostro Paese, soprattutto a
nord, numerose classi sono composte per oltre il 50% da ragazzi
stranieri, particolare che in molti casi rallenterebbe il programma
didattico, proprio a causa della scarsa conoscenza della lingua
italiana. In Itali infatti sarebbero oltre 570 i ragazzi stranieri che
frequentano le scuole, circa il 6,5% del totale degli iscritti, mentre
si prevede che per il 2011 arrivino ad un milione. Non più
l’assegnazione dell’alunno a una determinata classe esclusivamente in
base all’età anagrafica: sarà necessaria un’accurata verifica del
livello di preparazione. Un test d’ingresso obbligatorio quindi che i
bambini dovranno necessariamente superare per essere ammessi a
partecipare alle scuole italiane rispettando l’età anagrafica; nel caso
in cui l’alunno non riuscisse a superare la prova, verrebbe inserito in
speciali classi cosiddette ‘’ponte’’, in cui avrà a sua disposizione un
anno per formarsi e raggiungere il livello d’istruzione richiesto. Un
esame di fine anno stabilirà se consentire o meno il passaggio nelle
classi ordinarie. Il carroccio non teme un’eventuale levata di scudi da
parte dell’opposizione e definisce la proposta di legge che presto
approderà in Parlamento “uno strumento di tutela’’. Intanto si è appreso
che al nord, città come Novara hanno già sperimentato alcuni corsi
speciali per immigrati, con un mediatore culturale che aiuta i piccoli a
imparare la lingua.
(F.M.)
Benedetto XVI: «Papa Pacelli sulla Shoah
tacque a fin di bene»
Tacere per evitare il peggio e salvare il maggior numero possibile di
Ebrei. per questo motivo, secondo Benedetto XVI, Papa Pio XII agì a fin
di bene, senza alcuna omissione, nel delicato contesto legato agli
avvenimenti bellici del 1940-45. Due interventi in un solo mese da parte
di Joseph Ratzinger sulla vexata quaestio dei famosi silenzi di Eugenio
Pacelli, rimarcati durante la celebrazione a San Pietro lo scorso 9
ottobre, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte. Le
ombre sulla Shoah tuttavia durano da decenni. Il rabbino capo di Haifa,
Shear Yashuv Cohen, intervenuto due giorni prima di fronte al Sinodo dei
Vescovi sulla Parola di Dio, riferì di “Silenzi che non si possono
perdonare”, gelando i presenti. Papa Ratzinger ha ribadito quindi
l’opera di carità verso i perseguitati di Eugenio Pacelli, il Papa che
guidò la Chiesa di Cristo durante la seconda guerra mondiale, smentendo
definitivamente le voci che parlano di un Pontefice filonazista. Non
taceva per paura quindi il principe Pacelli, ma per prudenza nel
tentativo di fermare un’inutile strage di innocenti. “Papa Pio XII colse
fin dal suo sorgere il pericolo della mostruosa ideologia
nazionalsocialista – ha riferito pubblicamente Benedetto XVI – con la
sua perniciosa radice antisemita e anticattolica".
Fabio Marucci |