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Mediazione Familiare: percorso per
attenuare i risvolti dolorosi della dissoluzione del legame tra coniugi
e garantire l’affidamento congiunto dei figli
di Francesca
Bedini
Il 21
ottobre è la giornata nazionale della Mediazione Familiare: il percorso
alternativo a quello in Tribunale che però garantisce la comune
responsabilità genitoriale; infatti i genitori, quando non trovano un
accordo, procedono per le vie legali e quindi chiedono ad un giudice di
decidere a chi concedere l’affido esclusivo dando vita ad un percorso
costituito da una serie di perizie fatte da consulenti tecnici d’ufficio
nominati dal Tribunale. Nel 2007, secondo dati Istat, si sono verificati
81.359 separazioni e 50.669 divorzi: nei conflitti familiari che
inevitabilmente derivano dalla scissione del legame tra i due coniugi,
nel 2007 sono stati coinvolti 149.339 figli di cui circa il 61.54%
minorenne. La mediazione familiare è un percorso che i genitori scelgono
di intraprendere in modo autonomo e volontario, per loro iniziativa o su
proposta di avvocati, magistrati, operatori dei servizi, per affrontare
e negoziare tutti gli aspetti sui quali sono in disaccordo nel momento
della separazione oppure quando sono già separati e o divorziati e
vogliono rivedere gli accordi presi in precedenza. Lo scopo della
mediazione familiare è quello di permettere ad entrambi i genitori di
mantenere la loro responsabilità genitoriale e quindi permettere al
figlio di avere regolari rapporti con entrambi i genitori e con i loro
rispettivi nuclei familiari di origine. Il percorso di mediazione
familiare si articola in una serie di incontri (circa 10-12) tra
entrambi i genitori in un luogo neutrale alla presenza di un mediatore
familiare al quale spetta il compito di favorire la comunicazione tra il
padre e la madre che, dialogando in prima persona, trovano soluzioni
realistiche su tutte le principali questioni riguardanti i figli creando
un progetto di intesa reciproca e durevole perché scelto da loro stessi
e non imposto da altri.
La
mediazione familiare quindi si rivolge esclusivamente e direttamente ai
genitori ma aiutando quest’ultimi si contribuisce indirettamente, ed in
modo più naturale, a migliorare le condizioni di vita dei loro bambini
che nel momento della separazione dei genitori sono più vulnerabili e
possono essere colpiti da tristezza, dolore, depressione, fantasie di
responsabilità e di riconciliazione, solitudine e difficoltà nel
rapporto con se stessi e con gli altri. Requisito indispensabile per
poter effettuare la mediazione familiare è l’assenza del conflitto
giudiziale in corso; infatti il mediatore non può riferire in alcun modo
ai magistrati i contenuti della mediazione in corso o già conclusa e si
ricorre al Tribunale solo per le omologhe degli accordi raggiunti.
La
mediazione familiare è uno strumento messo a disposizione dal nostro
ordinamento giuridico ma non è un tentativo di conciliazione o una
consulenza legale (alla quale può essere integrata); prevede
obbligatoriamente la presenza di entrambi i membri della famiglia ma,
siccome non è una terapia di coppia, dal punto di vista procedurale non
esplora aspetti del passato della coppia ma solo quelli presenti e
orientati al futuro.
La
mediazione familiare non è neppure una terapia familiare o una
psicoterapia familiare; infatti la terapia familiare oggi viene
applicata, oltre che nei casi di psicosi di un individuo, per i disturbi
del comportamento alimentare, comportamento violento, assunzioni di
alcool e droghe, problemi psicologici connessi a malattie fisiche mentre
la psicoterapia familiare è una tecnica di trattamento psicologico dei
disturbi e dei problemi della famiglia e ha come obiettivo il
miglioramento delle dinamiche relazionali delle famiglia migliorando la
comunicazione all’interno del gruppo-famiglia ovvero le modalità con le
quali i soggetti si scambiano messaggi verbali e non verbali
influenzandosi reciprocamente al fine di migliorare la convivenza e
liberare il familiare, in qualche modo designato ad esprimere i disagi
vissuti da tutto il nucleo familiare, dalle tensioni legate alla sua
condizione di capro-espiatorio.
Francesca Bedini |
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