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Cittadini stranieri come cittadini
Italiani.
L’Educazione
interculturale per l’apertura all’Altro
di Maria Giovanna Napoletano
Il panorama italiano, negli ultimi anni,
sta sempre più evolvendo verso un concetto di Stato aperto all’Altro; le
frontiere sembrano ormai facilmente valicabili, grazie soprattutto
all’apertura del mercato europeo che ha contribuito fortemente alla
integrazione di coloro che, in cerca di un futuro migliore, arrivano
numerosi nel nostro Paese.
La
presenza, dunque, di cittadini stranieri in Italia accende una
problematica di non semplice trattazione: quella del processo di
immigrazione. Essa deve essere intesa come riconoscimento della
differenza tra individui di cultura diversa, che possano portare avanti
il loro sentimento di appartenenza al loro Paese d’origine, senza però
sentirsi esclusi dal Paese di appartenenza. Bisogna che gli immigrati si
considerino a tutti gli effetti cittadini italiani, come già suggerito
dalle linee guida della legge n. 39 del 1990 (c.d. legge Martelli), che
ha introdotto il diritto di cittadinanza per coloro che sono iscritti al
collocamento, l’accesso alla sanità a partire dal rilascio del permesso
di soggiorno o il riconoscimento delle associazioni di immigrati. Lo
Stato, inoltre, sanziona i comportamenti razzisti da quando è stata
promulgata la legge n. 40 del 1998 che regola l’Educazione
interculturale e prevede importanti misure antidiscriminazione.
Si può parlare, quindi, di educazione interculturale solo nell’ambito di
una società interculturale, in cui si possa dare vita ad una interazione
tra identità individuale e collettiva. Appare allora di fondamentale
importanza l’inserimento dell’immigrato in tutti i contesti sociali e
culturali, attraverso dei progetti educativi in cui il ruolo, non
semplice, di mediatore spetta al docente che, attraverso una adeguata
preparazione, dovrebbe allontanare il grave pericolo della dispersione
scolastica. “
I
problemi che incontrano gli immigrati nella scuola sono diversi e
rientrano in categorie quali: irregolarità della frequenza, influenza
della famiglia, atteggiamenti e comportamenti di insegnanti e compagni,
carenze linguistiche e aspettative dell’allievo.” Le
situazioni di apprendimento devono fondarsi sulla collaborazione
docente-discente e discente-discente, non facendo mai venire meno
esperienze di solidarietà e responsabilità. Al docente allora il compito
di mantenere vivo l’interesse dell’alunno immigrato, che potrebbe
facilmente calare a causa delle difficoltà incontrate nella lingua,
incoraggiando e sostenendo inoltre la stima di sé.
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Maria Giovanna Napoletano |