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La Renault RS10 del 1979

di Roberto Maurelli

 

Nel 1977 la Renault decise che era venuto il momento di schierare delle proprie vetture in Formula 1. Fedele alla fede ultranazionalista ritenne di affidare la solo monoposto schierata sulla griglia al francese Jean-Pierre Jabouille, ottimo collaudatore anche se pilota non ancora vincente nella massima serie.

Probabilmente, però, la Renault, in quegli anni, aveva davvero bisogno di qualcuno che sapesse sviluppare il progetto nato da un foglio bianco, ancor prima che fare sfracelli in gara. D’altra parte l’obiettivo dichiarato della Scuderia francese non era quello di contrastare il predominio assoluto di Niki Lauda e della sua competitiva Ferrari 312 T2. I vertici della Casa pensavano infatti ad una crescita graduale ma costante, che ruotasse intorno ad un progetto innovativo ed all’avanguardia.

Tra le novità portate in Formula 1 dalla RS01, questo il nome della vettura del 1977, vi era in particolare l’utilizzo di un motore turbo da 1,5 litri (come prescrivevano i regolamenti di allora) al posto dei tradizionali aspirati da 3 litri. All’inizio la scelta sembrò a tutti i rivali piuttosto azzardata soprattutto perché i turbo non erano stati ancora adeguatamente sviluppati e certamente non erano all’altezza degli aspirati quanto a potenza massima ottenibile e, soprattutto, affidabilità.

Eppure la maturità dei propulsori aspirati si dimostrerà ben presto essere anche alla base del loro progressivo declino. Dopo poco, gli ingegneri si resero conto che non era più possibile ottenere significativi incrementi delle prestazioni, perché la tecnologia all’epoca disponibile non consentiva vere e proprie rivoluzioni, ma solo piccoli aggiustamenti di poco conto. Al contrario, i motori turbo avevano margini di sviluppo enormi, che rendevano il loro impiego assolutamente interessante anche nelle competizioni.

La Renault, da sempre una fautrice dell’innovazione, fu quella che vide più lungo di tutti. Accettò di pagare lo scotto di un inizio caratterizzato da una serie di interminabili problemi tecnici, ma alla fine si ritrovò ad essere la capofila di un indirizzo di progettazione copiato da tutti.

Il propulsore, progettato da François Castaign, si basava su una normale unità aspirata da due litri, che in passato era stata utilizzata per corse di lunga distanza. Era un sei cilindri a V di 90°, dotato di un solo turbo Garrett, e in grado di sviluppare circa 500 cv a 11000 giri/min.

Il problema maggiore consisteva, oltre che nell’affidabilità, nei tempi di risposta un po’ troppo lunghi al comando dell’acceleratore. Dopo due anni, allora, nel 1979, venne installata, sulla nuova RS10, una unità dotata di due turbocompressori KKK più piccoli, in modo da rendere l’erogazione di potenza molto più elastica a tutti i regimi.

L’intuizione geniale arrivo da Michel Tetu, che seppe così brillantemente innovare il progetto del suo predecessore meravigliando tutto il circus della Formula 1 per le potenze che era il suo propulsore era in grado di sviluppare.

Anche se quell’anno non era in grado di lottare per la vittoria finale, ottenuta da Schekter su Ferrari, la Renault dimostrò di avere la vettura di gran lunga più potente del lotto anche se non ancora sufficientemente affidabile.

Le carenze più gravi su questo fronte risiedevano nel raffreddamento, poiché i due turbocompressori generavano un’enorme quantità di calore e, quindi, un’aria di sovralimentazione eccessivamente carica per il buon andamento della combustione interna.

Dal punto di vista telaistico, la vettura disponeva dell’essenziale fondo ad effetto suolo, di pance molto lunghe e di alettoni, invece, di dimensioni piuttosto contenute. Il telaio era interamente in alluminio per contenere al massimo la massa della vettura. 

Proprio grazie a questo progetto interessante, nel 1979, la Renault riuscì ad ottenere la sua prima vittoria, proprio con Jabouille, al Gran Premio di Francia, a Digione. In quella stessa occasione sarebbe potuta essere doppietta con il compagno di squadro René Arnoux, anche lui francese, ma la gioia del trionfo perfetto fu strappata, proprio all’ultimo giro, da un brillante Gilles Villeneuve, dopo uno storico duello che sembrò interminabile e che mise a dura prova i nervi di entrambi i piloti.

A fine stagione la Renault si classificò sesta nel mondiale costruttori, anche grazie ai tre podi conquistati da Arnoux in Inghilterra e USA, oltre che in terra francese.

Già dall’anno successivo iniziò l’era dei turbo e tutti, compresa la Ferrari, dovettero ricredersi sul loro scetticismo. Anche loro però dovettero partire da un foglio bianco. La Renault, intanto, era già avanti…    

 

Roberto Maurelli

 


 

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