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RENDIMENTO SCARSO

Lo scarico sprecone

 

di Roberto Maurelli

 

Un terminale di scaricoCome tutti sanno il motore non è altro che un convertitore di energia o, più precisamente, un dispositivo capace di trasformare l’energia termica sviluppata ad ogni ciclo in energia meccanica da trasmettere alle ruote. È chiaro anche che quanto maggiore è la carica, ossia la miscela combustibile, introdotta nei cilindri ad ogni ciclo tanto maggiore sarà il rendimento del motore; tuttavia la potenza erogata è influenzata anche da altri fattori fra cui proprio l’efficienza del motore come convertitore di energia: ecco perché tutti i costruttori, soprattutto negli ultimi anni, hanno realizzato moltissime soluzioni per riuscire a convertire in energia meccanica tutta la carica disponibile.

Se pensiamo che in un motore a ciclo Otto a due tempi con alimentazione a carburatore oltre il 25 % della miscela immessa esce incombusta dallo scarico (con evidente peggioramento delle emissioni…) è facile rendersi conto che il problema non è affatto da sottovalutare! In questa breve trattazione, allora, proveremo a scoprire quali sono le “vie di fuga” attraverso cui viene dispersa la potenza che il nostro motore sarebbe teoricamente in grado di produrre.

Una prima voce è costituita dalla combustione incompleta, ossia dalla mancata accensione di frazioni di carica che si vengono a trovare nei c.d. volumi interstiziali del cilindro, zone in cui il fronte di fiamma non riesce a penetrare oppure viene ostacolato per l’eccessiva vicinanza delle pareti metalliche. I progettisti cercano di arginare questo problema riducendo al massimo tali volumi, il che significa lavorare cilindri con superfici di ridottissimo spessore e con tolleranze davvero ristrette.

Una seconda “via di fuga” è rappresentata dalla fase di incrocio tra la valvola di aspirazione e quella di scarico; in questa fase sono parzialmente aperte entrambe le valvole e da quella di scarico esce, prima di essere accesa, una non trascurabile quantità di miscela. Per ovviare a questo fenomeno, che potremmo ironicamente definire incroci pericolosi, sono state messe a punto soluzioni davvero interessanti come quella della distribuzione a fasatura variabile, che consentono di ridurre notevolmente l’angolo di incrocio in diverse condizioni di funzionamento.

Un’altra fonte di perdita è costituita dai c.d. sprechi da tra filamento; essi possono essere originati o dall’avvio del motore a freddo oppure dal blow-by. Nel primo caso la fase di riscaldamento del motore, ossia i primi minuti di funzionamento, è, ancora oggi, un momento in cui vi è un  maggiore dispendio di carburante perché il motore, per funzionare correttamente, richiede una miscela a titolo molto più ricco (ossia con una maggiore percentuale di carburante rispetto a quella di aria). Nel secondo caso si tratta, invece, di una dispersione di carburante attraverso i segmenti dei pistoni che non consente alle frazioni di carica trafilate di essere raggiunte dal fronte di fiamma.

Non bisogna assolutamente sottovalutare, infine, la perdita di energia determinata dallo scambio termico che si realizza all’interno del cilindro: qui, infatti, i gas ad elevata temperatura cedono alle pareti del cilindro, assai meno calde perché lambite dal circuito dei raffreddamento, una parte della loro energia. È anche vero, però, che senza sistema di raffreddamento il motore potrebbe funzionare solo per pochi minuti, quindi non sarebbe affatto una buona idea ridurre la sua efficienza…

In conclusione, quindi, il bilancio termico dei motori dimostra come circa un terzo dell’energia totale (ma alcune volte anche di più!) venga sprecata allo scarico; i gas che lasciano i cilindri sono ancora molto “energetici” ed hanno una temperatura assai elevata: una parte di questa energia potrebbe essere recuperata attraverso l’utilizzo di un turbocompressore, ma questa è un’altra storia

 

 

Roberto Maurelli


 

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