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Anno XIV num.4
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I SITI CONTAMINATI ED I RISCHI AMBIENTALI

di Francesco Bianchi

 

E’ stato accertato che i siti contaminati pongono significativi rischi ambientali per l’ecosistema in generale e per la salute dell’uomo, interferendo profondamente nelle dinamiche degli ecosistemi, ad esempio modificando i cicli biogeochimici, o causando la perdita di biodiversità. Con il termine “sito contaminato” ci si riferisce a tutte quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane svolte o in corso, è stata accertata un'alterazione delle caratteristiche qualitative dei suoli, delle acque superficiali e sotterranee e in cui concentrazioni in elementi potenzialmente tossici superano quelle imposte dalla normativa. Per inquinamento si intende la presenza nell’ambiente di sostanze capaci di causare un rischio per la salute umana, per gli esseri viventi ed ecosistemi, danni a strutture ed al paesaggio, che comportano una perdita del valore d’uso della risorsa ambientale. Un inquinante è una sostanza che anche a basse concentrazioni può esercitare un’azione tossica sugli organismi viventi e l’ecosistema nel suo complesso. Le aree soggette a inquinamento, necessitano di opere di bonifica: l'insieme degli interventi atti ad eliminare o a ridurre le fonti e le concentrazioni di tali sostanze inquinanti presenti nel suolo, nel sottosuolo, nelle acque superficiali o nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori di concentrazione limite accettabili.

Nel territorio italiano sono presenti circa 4400 aree contaminate; sono aree industriali attive e dismesse, impianti di distribuzione e depositi carburanti, zone destinate ad attività artigianali e zone di deposito rifiuti. In particolare, nella categoria dei siti di deposito rifiuti, rientrano tipologie molto eterogenee accomunate dalla modalità di deposito dei rifiuti, realizzato, in passato, spesso in modo incontrollato. Ciò comporta una notevole complessità della contaminazione che riguarda sia il suolo che le falde acquifere, della quale bisogna tenere conto in fase di bonifica. I metalli pesanti sono presenti in natura generalmente come  minerali e vengono rilasciati nell’ambiente per erosione. Tuttavia la concentrazione di metalli pesanti, in particolare del piombo,negli ultimi anni è notevolmente aumentata a causa dell’attività antropica diventando una delle principali cause di inquinamento ambientale. A differenza dei contaminanti organici che possono essere degradati dai microrganismi del suolo, i metalli non sono biodegradabili e possono essere immobilizzati o rimossi fisicamente dal suolo di siti contaminati. Ad alte concentrazioni, la tossicità dei metalli pesanti può dar luogo ad una inibizione della crescita, a stress ossidativo (mediante la formazione di radicali liberi) con danni nei tessuti vegetali e con effetti anche sulla biodiversità.

L’inquinamento ambientale da metalli pesanti è diventato uno dei principali problemi ambientali. A causa dell’industrializzazione c’è stato un progressivo aumento della mobilizzazione di metalli pesanti attraverso attività di estrazione dei minerali e la successiva elaborazione per diverse applicazioni che ha portato al rilascio di questi elementi nell'ambiente. I metalli hanno una distribuzione ubiquitaria e a differenza delle sostanze organiche, sono essenzialmente non biodegradabili e di  conseguenza si  accumulano nei suoli e nelle  acque. Questi elementi sono tra i maggiori responsabili dei danni sugli organismi vegetali e animali poiché tendono a accumularsi nei tessuti degli organismi viventi (bioaccumulo) e le loro concentrazioni aumentano quando passano dai livelli più bassi della catena trofica a quelli superiori (fenomeno noto come biomagnificazione). Tra gli effetti tossici da metalli pesanti ci sono le alterazioni sulla comunità microbica del suolo.

Il termine "metalli pesanti " viene comunemente utilizzato per raggruppare una serie di elementi potenzialmente tossici.  In natura si trovano come componenti  naturali della crosta terrestre e generalmente: si comportano come cationi; le forme idrate presentano una bassa solubilità; hanno una buona attitudine a formare complessi; hanno una grande affinità per i solfuri, nei quali tendono a concentrarsi; cambiano stato di ossidazione a seconda delle condizioni di pH ed Eh;

I metalli pesanti, con l’eccezione del Fe e dell’Al, si trovano normalmente come elementi in traccia nell’ambiente, in concentrazioni molto basse (0.1%) dell’ordine delle parti per milione (ppm) e in alcuni casi parti per miliardo (ppb).

Una delle tecnologie più riconosciute e indagate per la bonifica dei siti interessati da inquinamento da metallo pesante è la fitodepurazione. Tale processo impiega specie vegetali e microrganismi del suolo ad esse associate per rimuovere inquinanti sia di natura organica che inorganica presenti nell’ambiente. Il fitorimedio è una tecnica applicabile in situ, ha bassi costi e non comporta rilevanti effetti collaterali sulla componente biotica del suolo. Le piante più utilizzate in questa tecnica sono tra quelle note con il nome di iperaccumulatrici. Una pianta si definisce iperaccumulatrice quando è in grado di accumulare metalli in quantità circa 100 volte superiore alle non-accumulatrici. Si ipotizza che le piante utilizzino tale meccanismo come strategia di difesa contro gli erbivori e patogeni.

 Studi sono stati condotti su circa 450 specie vegetali e una recente ricerca dimostra  il potenziale di una leguminosa da foraggio, Canavalia gladiata nel processo di fitorimedio di un suolo contaminato da piombo (Pb), in associazione con micorrize. Il disegno sperimentale prevedeva 4 dosi Pb (0, 250, 500 e 1000 mg kg-1 di suolo) e le piante sono state inoculate o non-inoculate con funghi micorrizici arbuscolari della specie Glomus etunicatum. Questo studio si è rivelato di estrema importanza in quanto evidenzia le potenzialità di questa associazione pianta di  leguminosa-funghi  nel processo di fitostabilizzazione nei terreni inquinati da piombo

La Ricerca dimostra che questa specie è in grado di svilupparsi in terreni contenenti concentrazioni estremamente elevate di piombo, fino a 1000 mg kg-1  di suolo. Nonostante in questa ricerca le associazioni con funghi micorrizici arbuscolari non hanno promosso la crescita delle piante di Canavalia gladiata, le piante micorrizate hanno mostrato un aumento nell’accumulo di Pb nelle parti aeree e specialmente nelle radici, a concentrazioni moderate da 250 a 500 mg kg-1 Pb, che evidenzia le potenzialità per la fitostabilizzazione in terreni inquinati da piombo. L’associazione delle leguminose con i funghi arbuscolari micorrizici  risulta un vantaggio nel processo di fitorimedio in terreni contaminati da metalli pesanti. Il fosforo (P) è un nutriente richiesto al elevate quantità dalle cellule vegetali, essenziale per la crescita e sviluppo delle piante, e la sua scarsa disponibilità in terreni ricchi di metalli pesanti è di solito è un fattore limitante per la crescita. L'associazione di funghi micorrizici arbuscolari con le piante migliora l'assorbimento di P, poiché i funghi arbuscolari micorrizici hanno percorsi specifici nell’assorbimento e nel trasporto di questo elemento all’interno di strutture fungine specializzate chiamate arbuscoli attraverso degli specifici trasportatori di P. Come previsto, l'associazione micorrizia ha  promosso  assorbimento di P nelle piante di  C. gladiata, anche se ciò non è stato  accompagnato da una maggiore produzione di biomassa. Inoltre in questo studio la micorrizazione delle radici ha incrementato del 30% l’accumulo di Pb nella parte aerea della pianta, rispetto a quello osservato nelle piante non micorrizate,  nonostante i contenuti maggiori di questo elemento, le piante micorrizate non presentavano  alcuna influenza negativa sulla crescita suggerendo maggiore tolleranza al Pb. La relazione tra le associazioni micorriziche  e l'assorbimento dei metalli è un fattore che dipende dalle specie di funghi micorrizici, le piante ospite interessate, la concentrazione dei metalli pesanti così come la loro disponibilità nel suolo. Quando si considera il risultato della fitoestrazione con piante con associazioni di tipo funghi micorrizici arbuscolari le concentrazioni più elevate di metalli si accumulano  maggiormente nelle  parti aeree rispetto alle radici. L’aggiunta di Pb nel suolo, ha sottolineato ancora una volta che l'interazione tra specie diverse può portare a risultati diversi. La nostra conoscenza per quanto riguarda l'interazione microorganismi-pianta-suolo in situazioni di stress da metalli pesanti è ancora limitata e per questo motivo la ricerca futura dovrà  concentrarsi sulle risposte di diverse specie di funghi micorrizici arbuscolari o diversi ecotipi di funghi micorrizici arbuscolari e sulla loro capacità di assorbimento di metalli pesanti  attraverso l’uso di leguminose, specialmente, del genere Canavalia.

 

Francesco Bianchi

 


 

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