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SMARTPHONE
SOTTO VIRUS ATTACK
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Allarmismo: nessuna
sicurezza nel campo dell'informatica
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Koobface
di Francesca Beatrice Cice
In
McAfee Threats Report: First Quarter 2011, il rapporto sulle minacce
informatiche nei primi quattro mesi del 2011, si evidenzia come gli
attacchi informatici siano mutati rispetto al passato, molti sono stati
gli arresti per crimini informatici ma, è vero anche, che molte sono
state le nuove tecniche scoperte per compromettere i dispositivi
informatici più diffusi, tra questi gli smartphone, utilizzati sia per
comunicare che per navigare nella rete.
Se da un lato sia lo spamming che la diffusione dei botnet (cioè
l’inserimento del computer vittima in una rete amministrata da un’unica
entità, l’attaccante, che sferra attacchi da remoto) si sono ridotte
considerevolmente; dall’altro lato, si nota dall’analisi fatta dalla
McAfee, che nuove minacce si sono diffuse. Infatti è stato individuato
dall’analisi dei sistemi operativi più attaccati, che al terzo posto
della lista vi è Android, uno dei sistemi operativi più utilizzati per
dispositivi mobili.
Gli attacchi ai dispositivi mobili cresce in
maniera direttamene proporzionale alla diffusione dei dispositivi
mobili, tant’è che, oggi, si parla quasi e solo unicamente di questo
tipo di attacchi, offuscando quelli, sempre presenti, ai dispositivi
informatici tradizionali. Malware (software maligno creato per far
danni) e Trojan Horse (finto programma utile che nasconde al suo interno
le funzionalità di un software maligno) sono i tipi di attacchi più
diffusi. Attraverso la loro finta utilità si invita l’utente, ignaro, a
scaricare il software che li contiene. All’esecuzione del programma si
attiva il Trojan Horse che il più delle volte cattura i caratteri
battuti sulla tastiera, e tra questi le password e i dati di login a
sistemi importanti e riservati, come conti bancari e finanziari. E
ancora virus auto eseguibili e virus che sfruttano la diffusione dei
social network, come Koobface.
Tra gli attacchi che infastidiscono gli
utilizzatori di Android si ritrova Android/DrdDream. Si tratta di
un malware che compromette giochi e applicazioni con codice maligno. Si
installa nel sistema quando l’utente, come proprietario, attiva due
exploit: Exploit/LVedu e Exploit/DiutesEx. Google per risolvere questo
problema utilizza uno strumento per riparare il problema di sicurezza,
ma questo stesso strumento è utilizzato dai creatori di Android/Bgyoulu.A
per infettare ancora maggiormente il sistema mobile. Infatti
spacciandosi come software legittimo, monitora gli SMS che arrivano al
dispositivo e installa una backdoor per far accedere dall'esterno
l'utente sia ai dati che alle informazioni del telefono.
Un altro tipo di attacco per Android è
Android/Drad, si tratta di applicazioni modificate con codice
maligno. Lo scopo di questo malware è inviare informazioni sul
dispositivo ad un sito controllato dall'attaccante, naturalmente una
volta inviate queste informazioni, resta in ascolto nell'attesa di
ricevere comandi dall'attaccante. Svolge la sua azione, attivando
tecniche che modificano i motori di ricerca in modo da visualizzare come
primi risultati, i siti con contenuti dannosi.
Un altro malware rilasciato è Android/SteamyScr.A, viene
scaricato come una applicazione innovativa, infatti rende lo schermo del
telefono come se ci fosse il vapore su di essa. Anche lo scopo di questo
malware è quello di raccogliere informazioni sul dispositivo, come
l'identificativo e i numeri di telefono presenti nella rubrica e
inviarli all'attaccante.
(F.B.C.)
Allarmismo:
nessuna sicurezza nel campo dell'informatica
Dal rapporto della
RSA si evince che la sicurezza informatica è tutt'altro che sotto
controllo.
Nel documento si evidenzia che più del 45% degli impiegati aziendali
ricevono giornalmente email di phishing: email in cui viene chiesto di
attivare carte di credito scadute; di confermare consegne di pacchi;
di attivare conti correnti. È sufficiente cliccare sul link riportato
nell'email per attivare un SpyEye Trojan, senza nemmeno accorgersene. In
genere i
Trojan sono programmi che l’utente del computer considera utile per
i propri bisogni e non sa che attivando il software si attiverà il
software maligno, che altro non è che un software che compie azioni a
favore di chi lo ha diffuso, come aprire l’accesso dall’esterno al
computer o inviare i dati che vengono digitati sulla tastiera, è questa
la funzione di SpyEye Trojan.
L'obiettivo di questi attacchi è essenzialmente finanziario, accedere ai
dati sensibili dei conti bancari o delle carte di credito per poter poi
attivare trasferimenti monetari dal conto vittima a quello
dell'attaccante.
Sicuramente questa è l'attività più conosciuta dei Trojan, molti non
sanno che sono stati sviluppati plug in per Outlook, capaci di far
accedere gli intrusi direttamente nella casella delle email in arrivo,
per leggerle e modificarle.
Per bloccare e cancellare il Trojan è necessario prima di tutto
identificarlo, operazione tutt'altro che semplice, soprattutto se si
considera che questo tipo di attacco rientra nella categoria, più ampia,
conosciuta come
Man-in-the-Browser, conosciuto con l'acronimo MitB, analogia
di
Man-in-the-Middle, categoria che identifica tutti quegli attacchi in
cui un intruso si frappone nelle comunicazioni tra il computer vittima e
la rete esterna. Nell'attacco Man-in-the-Browser, l'intruso opera
a livello del browser (Firefox, Internet Explorer, Chrome, ecc.)
dell'utente vittima. N elle operazioni di navigazione, di login, di
conferma, l'intruso usa il browser della vittima per effettuare
operazioni e inviare risultati al proprio account, all'insaputa della
vittima.
Si tratta di attacchi non facili da identificare, la vittima non ha
nessun riscontro della presenza di un intruso o di essere vittima di un
attacco informatico. Questo significa che molti utenti, ma soprattutto
molte aziende non sanno neppure di essere obiettivi di un attacco
informatico.
Dal rapporto risulta che gli Stati Uniti e l'Inghilterra sono stati gli
stati che hanno ricevuto più attacchi informatici e che una parte
considerevole degli attacchi, provengono dall'esterno della nazione.
L'Italia sembra non essere bersaglio degli attacchi informatici, almeno
nella prima parte del 2011, lo dimostra il 2% degli attacchi mondiali a
fronte del 53% degli Stati Uniti e del 5% della Germania.
Di questi attacchi la totalità è rivolta a colpire i brand italiani più
diffusi, infatti in questa analisi l'Italia è al quarto posto, insieme
all'Australia, il Brasile, il Canada e l'India.
(F.B.C.)
Koobface
Koobface,
è un worm (un tipo di codice maligno che si auto replica e si diffonde
nella rete senza che l’utente lo attivi) che interessa tutti gli utenti
che utilizzano i social network, come Facebook (infatti Koobface è il
suo anagramma), MySpace, e Twitter, per citare solo i più diffusi. È
scritto per infettare qualsiasi sistema operativo, dai sistemi Windows,
ai Mac, ai sistemi della famiglia *nix.
La funzione principale
di questo worm, non è quella di catturare informazioni finanziarie, come
numeri di carte di credito, password, ma quello di creare una rete per
lo scambio di informazioni a fronte di un pagamento, all’interno di una
botnet (cioè una rete di computer amministrata dall’intruso.
È stato scoperto nel
Dicembre 2008, altre, più potenti, versioni sono state diffuse 4 mesi
dopo, come testimonia un rapporto di
Trendmicro.
Si diffonde attraverso messaggi inviati tra gli amici di un contatto o
attraverso un computer infetto utilizzato per accedere al social
network.
In genere il messaggio
del worm è studiato in modo tale che chi lo legge non pensa ad un
messaggio phishing, cioè cammuffato. In genere si invita ad aggiornare
il proprio player Adobe Reader, Flash o a visitare un link su Youtube.
Cliccando sul link si attiva il worm, si infetta il sistema e si
attivano le procedure per far diventare il computer stesso testa di
ponte alla propagazione del worm agli altri contatti.
L'infezione consiste
nell'attivare determinati DNS (Domain Name Server), utilizzati per
identificare le risorse nella rete. Questi DNS sono spoofati, nel senso
che viene modificata la tabella dei DNS. Normalmente in questa tabella è
presente l’associazione tra nomi dei server e gli indirizzi di rete per
raggiungerli. Quando viene modificata da un attacco ad uno stesso nome
di server viene associato l'indirizzo di una risorsa dell'intruso.
All'utente non risulterà nessuna anomalia, ma quando il sistema vorrà
accedere ai siti che garantiscono la sicurezza, accederà ad un DNS
modificato, cioè spoofato dall’attaccante.
L'infezione può
consistere anche nell'installazione di un software che apra determinate
porte, conosciute dall'intruso, per accedere al computer infettato.
Nei
primi mesi del 2011 si sono verificati nuovi casi di koobace e alcuni
siti che parlano di sicurezza ne hanno prontamente parlato. In un
annuncio, l’azienda
Sofos
avverte che una nuova versione di koobface si diffonde attraverso il
social network Facebook. L’attacco è attivato nel momento che si accede
ad un’applicazione di Facebook per la prima volta, infatti la procedura
chiede se può postare per conto dell’utente e se può accedere alle
informazioni del profilo. Accettando viene scaricato e installato in
background l’eseguibile. A questo punto il worm è nel sistema. Stesso
risultato si ha quando si vuole vedere una foto di un amico e compare il
messaggio che la foto è stata spostata in un’altra locazione e se si
desidera si può vedere la foto; se si accetta, si scaricherà in locale
il virus.
Francesca Beatrice Cice |