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Anno XIV num.4
Lug./Ago. 2015

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SOS AMBIENTE SICILIA, ACQUE E RIFIUTI COME PRIORITA’ PER LA SVOLTA

di Martino Modica

 

L’inquinamento ambientale è un tema abbastanza complesso e di difficile soluzione, come difficile è approcciare una politica ambientale che sappia risolvere la questione a livello quantomeno regionale o provinciale, ma è chiaro che bisogna raggruppare in categorie per cercare di ridurre o quanto meno ottimizzare ciò che potrebbe causare inquinamento .

Ipotizzare di eliminare tutte le fonti private e pubbliche di inquinamento è secondo me una possibilità remota anche se i vari governi la presentano come impegno principale nei loro programmi elettorali, che rimangono solo sulla carta in quanto molto teorici e lontani dalla realtà.

Le probabilità di attuazione di una corretta politica ambientale aumenterebbero se la lente di ingrandimento si focalizzasse solo su due temi principali di inquinamento : acqua e rifiuti in particolare quelli gestiti dal settore pubblico che significa una maggiore attenzione sui Depuratori e le Discariche o impianti di trattamento dei rifiuti in genere, analizzati da  una vera e propria task force che si occupi a tappeto di questa problematica.

Trattare questi due temi in Sicilia ed in particolare  nella  provincia di Ragusa ci conduce necessariamente in Europa in quanto essendo questo territorio ex Obiettivo 1 oggi classificato Obiettivo convergenza, sono tutt’ora previste una quantità notevole di risorse attraverso cui si potrebbero realizzare sia strutture nuove che potenziare ed ammodernare quelle esistenti, ed allora come mai non siamo riusciti ad uscire dall’emergenza ed anzi siamo caduti addirittura nella procedura europea di infrazione per quanto riguarda i Depuratori.

 

Ma per capire l’emergenza dobbiamo andare indietro nel tempo e con esattezza al 1998 quando l’allora Presidente della Regione Siciliana rappresentava al Governo centrale la grave crisi determinatasi nel settore dello smaltimento dei rifiuti urbani che assumeva carattere di emergenza igienico-sanitaria con risvolti anche di ordine pubblico.

Il piano regionale di smaltimento dei rifiuti, basato sullo smaltimento in discarica, ed approvato con decreto presidenziale n° 35 del 6/03/1989, risultava infatti solo in minima parte realizzato mentre i pochi impianti tecnologici in esercizio risultavano obsoleti e non più adeguati a garantire un corretto esercizio.

La gestione dei rifiuti della Regione Siciliana si basava, quindi, essenzialmente su discariche attivate dai sindaci con ordinanze contingibili ed urgenti (ex art. 12 D.P.R. 915/82 ed ex art. 13D.Lgv. 22/97).

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con proprio Decreto del 22 gennaio 1999 dichiarava, lo stato d’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti urbani nella Regione Siciliana sino al 31 dicembre 1999 e nominava con l’Ordinanza n°2983 del 31 Maggio 1999 il Presidente della Regione Siciliana commissario dei rifiuti e dotava lo stesso degli strumenti e dei poteri indispensabili a fronteggiare lo stato di grave crisi socio-economico-ambientale in atto.

L’art 1 dell’Ordinanza 2983, specificava come il Presidente della Regione Siciliana veniva nominato “Commissario Delegato per la predisposizione di un piano di interventi di emergenza nel settore della gestione dei rifiuti e per la realizzazione degli interventi necessari per far fronte alla situazione di emergenza”.

 

Il “Piano degli interventi di emergenza” citato nell’art 1 dell’Ordinanza n° 2983 veniva approvato con Decreto Commissariale del 25 luglio 2000 e pubblicato nella G.U.R.S. del 04/08/2000 e su di esso vi sono state a seguire una innumerevole scia di pareri, rinvii e modifiche nonché pure una sentenza della corte di Cassazione che su un aspetto dello stesso e cioè sui Termovalorizzatori ha messo la parola fine dando ragione al governo Lombardo.

Raffaele Lombardo, successore di Totò Cuffaro che aveva approvato il piano nel 2000  alla Presidenza della Regione Siciliana, durante la seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana del 13 aprile 2010  denunciò un patto tra l'ex governatore e alcuni ambienti mafiosi per la costruzione di quattro termovalorizzatori in Sicilia e per questo si oppose alla realizzazione chiedendo l’intervento della magistratura che appunto come detto si è espressa a favore dello stesso Lombardo e bocciando i termovalorizzatori.

Ma il piano di smaltimento e raccolta dei rifiuti del governo Cuffaro, cancellato dall’autorità giudiziaria, a distanza di dieci anni sopravvive, nonostante gli innumerevoli aggiustamenti e l’introduzione di ambiti di raccolta, variamente denominati.

Il piano regionale di gestione dei rifiuti del 2012 , proposto dall’assessore protempore, il prefetto Marino – sotto il governo Lombardo – non ha ancora ottenuto la Via (la valutazione di impatto ambientale), e quindi è come se non esistesse.

Di conseguenza la politica di smaltimento e raccolta ancora oggi si ispira ai megaimpianti, pensati dal governo Cuffaro che di fatto non sono stati realizzati .

In Sicilia il commissariamento va avanti da 18 anni, e una svolta al problema ancora non c’è stata perché l’unica utilità è stata solo quella di prorogare l’uso di discariche ormai quasi sature e di autorizzare il conferimento dei rifiuti di alcuni comuni da una discarica all’altra .

Intanto sul campo dei rifiuti le normative nazionali e regionali si adeguano alle direttive europee e viene approvato il Testo Unico  rifiuti  dlgs 152/2006 che punta soprattutto alla differenziata e alla riduzione dell’uso delle discariche in maniera incontrollata ed alla gestione integrata dei rifiuti secondo degli ambiti ottimali .

 

Dal punto di vista della raccolta differenziata, l’art. 205 del D. Lgs. 152/2006 dispone che in ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime di rifiuti prodotti:

- almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006;

- almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008;

- almeno il 65% entro il 31 dicembre 2012;

Ma adesso analizziamo la situazione vera e propria, la produzione complessiva annua dei rifiuti in Sicilia (circa 5.051.000 abitanti) si attesta intorno alle 2.727.570 t/a.

La produzione procapite media (circa 520 kg/ab.anno) è praticamente allineata col valore medio nazionale (circa 540kg/ab.anno).

Ovviamente nelle grandi città i valori risultano più elevati toccando punte che raggiungono i 600 kg/ab.anno nella città di Catania e i 570 kg/ab.anno nella città di Palermo.

Lo Smaltimento in discarica, a livello nazionale, raggiunge  il 45% dei rifiuti prodotti di poco superiore al valore medio europeo (42%).

Nel 2008 i rifiuti urbani Nazionali smaltiti in discarica sono stati circa 16 milioni di tonnellate.

Mentre la Lombardia smaltisce in discarica solo l’8%, la Sicilia arriva all’89% (pari a 2,3 milioni di tonn) ed il Molise al 90%  al Nord vengono pretrattati il 36% dei rifiuti smaltiti in discarica, al Centro il 32%, al sud solo il 24% , la percentuale di differenziata in Sicilia si attesta come valore medio al 11,22% e spazia dal 14,83% di Caltanissetta al misero 2,63% della provincia di Enna, mentre Ragusa si attesta al 10,91% e bene(si fa per dire) fanno pure Catania 12,33%, Agrigento 13,59% e Messina 10,76% mentre sotto la media Siciliana si attesta Palermo che è capoluogo al 9,38%.

In Sicilia le ultime discariche autorizzate sono poco più di dieci per un totale di 9 milioni di mc autorizzati,  di queste molte già oggi sono sature,  quelle più grandi con una maggiore capacità residua rimangono quelle di Siculiana (Ag) autorizzata per quasi 3 milioni di mc, quella di Motta Santa Anastasia(Ct)  2,5 milioni di mc e Mazzarà Sant’andrea (Me) per 1,7 milioni di mc,  per quasi tutte  essendosi esaurite le capacità residue si autorizza in via di emergenza al conferimento con autorizzazioni del commissario dell’emergenza che vanno di mese in mese e per alcuni comuni  non essendo possibile conferire  in discariche territorialmente vicine i costi stanno già lievitando, questo  è il caso dei comuni della provincia di Ragusa dove l’unica discarica rimasta con un minimo di capacità residua è quella di Cava dei Modicani di proprietà del comune di Ragusa dove conferiscono solo 4 dei 12 comuni della provincia mentre gli altri 8 conferiscono nelle discariche di Motta Santa Anastasia  o Mazzarà Sant’andrea a circa 150-250 km di distanza dai comuni e i 4 comuni rimasti a conferire presso la discarica di Ragusa si troveranno presto lo stesso problema se non aprirà il centro di compostaggio che dovrebbe trattare circa 14.000 tonnellate e che è stato costruito nel 2008 e mai entrato in funzione .

Altro tassello importante la regolamentazione della gestione dei rifiuti Parte nel 2011 con  la liquidazione dei 27 Ato Rifiuti che, per effetto della riforma del settore, dovevano  essere soppressi e sostituiti soltanto da 10 nuovi soggetti.

L’articolo 6, della legge regionale 9 dell'8 aprile 2010 prevedeva  infatti che in attuazione di quanto disposto da una legge regionale per l’esercizio delle funzioni di gestione integrata dei rifiuti, la provincia ed i comuni ricompresi in ciascun ambito territoriale ottimale costituiscano, per ogni ATO, una società consortile di capitali per l’esercizio delle funzioni affidate alla società stessa dalla presente legge.

Le società sono denominate “Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti”, con acronimo S.R.R.

L’approccio legislativo Siciliano si differenzia quindi da quanto fatto nella regione Campania dove si è preferito delegare la gestione alle Province.

Con la messa in atto della Legge Regionale 9 dell'8 aprile 2010, la Sicilia chiude quindi la stagione degli ATO, gli ambiti territoriali ottimali che hanno accumulato debiti per oltre 1,5  miliardo di euro, ne doveva aprire una che doveva  risollevare e gestire meglio i rifiuti , ma come si fa gestire meglio se gli  impianti sono sempre gli stessi ed anzi hanno quasi esaurito la capacità residua .

In definitiva si è tentato di costruire una macchina che di fatto non è partita (ancora oggi  gli ato esistono seppure sono in liquidazione per la maggior parte ) e per di più si è pensato alla gestione e non alla programmazione e progettazione degli impianti per il trattamento dei rifiuti che di fatto operano in regime di emergenza.

E se Sparta piange Atene non ride si potrebbe dire se passiamo al campo della depurazione in Sicilia ,

Su oltre cinque milioni di abitanti dell’Isola di cui , quasi il 60% dei residenti è concentrato nelle tre province di Palermo, Catania e Messina, poco più di tre milioni (il 61% del totale) sono serviti da impianti di depurazione, adesso una maxisanzione da 185 milioni i euro a completamento della procedura di infrazione avviata nel 2012 è in arrivo per   27 comuni multati dall’Unione Europea perché non hanno una rete fognaria  ed  altri 175 agglomerati urbani siciliani per  depuratori non a norma, o completamente inesistenti.

Una spada di Damocle pronta ad abbattersi sulla Regione Siciliana, incapace di dotarsi di depuratori a norma. È questo il rischio concreto che ha portato il governo centrale a commissariare l’Isola sulla gestione del trattamento delle acque reflue un commissariamento annunciato da tempo, ma che è stato formalizzato nel mese di maggio quando il premier Matteo Renzi, però, non ha nominato commissario il governatore della Regione, come prevede la prassi, preferendo invece l’assessore siciliano all’Energia .

 

E dire che da quasi tre anni, Bruxelles ha erogato  un miliardo e seicento milioni di euro per finanziare 94 progetti di depurazione in Sicilia: oggi, però, soltanto in 14 casi quei progetti sono diventati cantierabili e di questi solo 1 è in fase di realizzazione mentre il Cipe già dal 2012 ha stanziato circa 54 milioni di euro .

Il paradosso è che la Sicilia e i suoi 390 comuni hanno già la bellezza di 431 impianti di depurazione, anche se 73 sono ufficialmente «inattivi».

C’è stata la tendenza a fare un depuratore per ogni comune, ma i costi di gestione sono proibitivi, soprattutto per i piccoli centri, e il risultato in termini di efficienza è minimo».

La teoria di un esperto del settore, il prof. Angelini dell’Università di Palermo, è che basterebbero venti depuratori di grandi dimensioni per essere in regola con le direttive europee, e soprattutto un sistema idrico integrato che consenta di utilizzare l’acqua depurata per l’agricoltura e l’industria,  risparmiando le risorse dei bacini, ma ciò  si scontra con la realtà sia per il coordinamento sulla  gestione (basti vedere quanti anni sono passati per attivare gli ato idrico laddove è stato possibile attivarli ) sia per le competenze sulla gestione dei mega impianti che non esistono in Sicilia  sia in termini di personale della gestione che di direttori tecnici per  il controllo ed il monitoraggio degli stessi  .                                                      
Realizzare i nuovi impianti sarebbe stato compito degli Ato Idrici che dovevano partire con l’avvento del testo unico del 2006, poi previsti  dalla riforma di privatizzazione del servizio, che in Sicilia si è rivelata un gigantesco flop,  da qui le analogie con il  sistema dei rifiuti dove gli Ambiti territoriali sostituiti dalle SRR sono ancora in alto mare e soprattutto  entrambi i settori sono commissariati in via emergenziale .

Non sappiamo se le multe arriveranno dalla comunità europea , ma se ciò dovesse  accadere chissà forse sarebbe un meritato premio per due settori che non funzionano da anni e che rischiano di far cadere nel baratro questa terra?

Allora forse si capirebbe  il perché Acqua e Rifiuti sono i due temi principali per la svolta Siciliana !!! (Ago.2015)

Martino Modica


 

 


 

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