Navigando su questo sito web si accettano i cookie utilizzati per fornire i Nostri servizi. Per maggiori informazioni leggere l'informativa sui cookie

SPAZIO MOTORI HOME PAGE- Testata giornalistica telematica autorizzata dal Tribunale di Napoli con n.5141-Dir. Resp. Dott.Massimiliano Giovine Il primo periodico telematico di informazioni ed inserzioni auto,moto,nautica,trasporti,viabilità,ambiente,sicurezza stradale,ecc.Testata Giornalistica autorizzata dal Tribunale di Napoli-registraz.n.5141-Provv.del 27/6/2000-Direttore Responsabile Dott.Massimiliano Giovine - © Tutti i diritti riservati

|HOME|

|Presentazione|

|Note/GeRENZA| Cookie |

|Lettere|

|Spazio Motori "Ambiente"|

|Inserzioni gratis|

|Links auto|

|Links moto|

|Links utili|

|Assicuraz. web|

Anno XIV num.4
Lug./Ago. 2015

|C E R C A|

Moto storiche con meno di 30 anni: ritorna la tassa di possessoMOTORINO: in 2 anche a 16 anni
Moto storiche con meno di 30 anni: ritorna la tassa di possessoAuto, quanto mi COSTI
Moto storiche con meno di 30 anni: ritorna la tassa di possessoL'auto ITALIANA riparte dal lusso
Moto storiche con meno di 30 anni: ritorna la tassa di possessoAuto e TECNOLOGIA oggi
Moto storiche con meno di 30 anni: ritorna la tassa di possessoBMW serie 2 Gran Tourer 7 posti

GLI INTERNI DELLA BMW SERIE 2 GRAN TOURER

Moto storiche con meno di 30 anni: ritorna la tassa di possessoMoto D'EPOCA: ritorna la tassa?

TOYOTA MIRAI AD IDROGENO"MIRAI": idrogeno anche per casa

LA TOYOTA "MIRAI" AD IDROGENO

CARPOOLING IN TEMPO REALE EICMA moto: 73°edizione

CARPOOLING IN TEMPO REALEPRA o Motorizzazione?

CARPOOLING IN TEMPO REALERicerca sui SINISTRI in Italia

CARPOOLING IN TEMPO REALECARPOOLING istantaneoCAR POOLING: condividere l'auto

L'automobile elettrica in Italia: possibile?Auto ELETTRICA: utopia?

SEGNALAZIONI LE SEGNALAZIONI DEI LETTORI. Scrivi anche Tu!

KTM super Duke "R"

Pillole/News
Rubrica "Spazio AMBIENTE"
ARCHIVIO articoli
Scrivi a:redazione1@spaziomotori.it

 

Scrivici

Torna alla Home page

 | Gerenza |

  • GLI STUDI SULLA COMUNICAZIONE ANIMALE

  • Il duo Choral Funis Dualitas

di Serena Tommasi

 

 

Agli anni ’30 appartengono i primi esperimenti sull’insegnamento di una forma di linguaggio agli animali. Questi esperimenti furono compiuti su  dei primati ma i primi risultati furono degli insuccessi dovuti alla pretesa di insegnare loro il linguaggio umano parlato (la differenza morfologica degli apparati deputati all’emissione dei suoni impediva loro di imitare le parole umane). In seguito si riuscì ad insegnare ad una scimmia un linguaggio gestuale (Washoe, R. Gardner e B. Gardner, 1969), ad un altra a comunicare tramite oggetti (ad esempio i  gettoni di plastica. Premack, 1976).

Le scimmie mostravano di saper generalizzare l’uso dei segni e di comprendere alcune regole sintattiche come la distinzione tra la funzione del verbo e quella degli oggetti (Gozzano, 1994).

Gli etologi Dorothy Cheney e Robert Seyfarth hanno studiato, invece, la comunicazione naturale delle scimmie raggiungendo conclusioni in parte differenti. Secondo loro le scimmie non possiedono un linguaggio, tra le cause che spiegano questo fenomeno, c’è la mancanza di una teoria della mente ovvero della capacità di comprendere i pensieri altrui.

I due ricercatori hanno studiato i segnali acustici di alcune specie di scimmie ed hanno visto che essi vengono utilizzati dagli animali per designare oggetti ed eventi; i segnali d’allarme per i predatori, ad esempio, sono funzionali grazie al contenuto semantico che veicolano e non perché essi suscitano una specifica risposta comportamentale; questa conclusione è estrapolata dall’ uso variegato ed appropriato dello stesso segnale applicato dalle scimmie alle diverse situazioni.Ma tale capacità, ovvero provocare le stesse reazioni per mezzo di richiami differenti oppure reazioni diverse con lo stesso richiamo, potrebbe essere spiegata in maniera consona anche per mezzo di una versione complessa della teoria associazionistica, secondo la quale, le scimmie non scelgono le loro azioni mediante un ragionamento ma istintivamente associano ad un determinato stimolo una certa risposta comportamentale.

I dati derivanti dallo studio del comportamento non sono sufficienti agli scienziati per trarre delle conclusioni ed hanno ritenuto utile affiancare ai loro studi anche i risultati degli esperimenti di laboratorio.

Non sempre gli stessi stimoli visivi forniti dagli studiosi sono trattati dalle cavie in modo simile: una scimmia che è stata addestrata a discriminare tra foto di maiali e foto di suoi simili, pone sempre queste ultime nella stessa classe di equivalenza (ovvero i maiali con i maiali e le scimmie con le scimmie).

Un ulteriore addestramento rivela che una scimmia (la stessa sottoposta al precedente test), se posta di fronte ad un contesto differente (in questo secondo caso ha dinanzi a sé solo foto di suoi simili) è in grado di  discriminare individualmente i membri della sua specie (Humprey 1974).

I risultati ottenuti da questi esperimenti dimostrano l’inapplicabilità della teoria associazionistica agli animali, in quanto tale teoria si fonda sul presupposto secondo cui, ad uno stesso stimolo, l’organismo deve sempre e comunque reagire allo stesso modo in quanto questo suo fare dovrebbe rispondere ad un comportamento automatico ad esso costitutivo.

In cattività le scimmie imparano in fretta a classificare gli oggetti secondo i criteri di identità (il simile con il simile) o di bizzarria (riconoscendo quale, insieme a vari oggetti facenti parte di una stessa classe, non appartiene ad essa). Proprio questa velocità di apprendimento sembra suggerire la loro capacità di formare correttamente concetti di “classe” e di utilizzarli per comparare gli oggetti. Essa non rappresenta una prova definitiva ma è solo un indizio che ci permette di ipotizzare come le scimmie siano in grado di affrontare questi esperimenti utilizzando proprio il concetto di classe, quindi un pensiero, e non limitandosi ad un processo di apprendimento per tentativi (il risultato dei quali risulterebbe, poi, solo un’acquisizione meccanica).

 

 

Gli esperimenti in laboratorio hanno dimostrato che i primati sono in grado di imparare una forma rudimentale di linguaggio, tutto questo però non si avvicina al linguaggio umano, il quale si caratterizza per la sua maggiore capacità di arricchirsi e modificarsi in continuazione.

Secondo Cheney e Seyfarth, affinché un nuovo vocabolo sia adottato da una comunità occorre che i parlanti siano in grado di attribuirsi credenze a vicenda.

Tra due individui, è sufficiente un processo ostensivo o di ripetuta emissione della parola alla presenza dell’oggetto affinché una delle due persone (in questo caso il destinatario della comunicazione) impari, per associazione, il nuovo segno; allo stesso modo l’insegnamento avviene negli animali.

I metodi appena elencati sono funzionali per un discorso che si rifà alle relazioni esterne tra oggetti (visivi e sonori).

Poiché per imparare il corretto uso di un neologismo è necessario passare attraverso una o più delle fasi da noi appena descritte, è evidente come un tale processo possa rivelarsi complicato quando colui che deve apprendere la nuova parola non è un singolo individuo ma l’intera comunità.

Dato che ogni singolo individuo deve di necessità sperimentare il nuovo termine, è poco probabile che un linguaggio ricco come quello umano si sia evoluto in questo modo; tale processo, infatti, avrebbe richiesto un lasso di tempo estremamente lungo, tenendo presente che nel corso dell’evoluzione linguistica si va incontro non solo a successi ma anche ad un notevole numero di errori (ad esempio: errori di fraintendimento).

Se i parlanti si mostrano in grado di recepire la rappresentazione mentale di colui che proferisce la parola quale significato della stessa, allora una singola occasione sarà sufficiente a far comprendere la parola ed a renderne condiviso l’uso.

Il comportamento delle scimmie sembra simile a quello dei bambini autistici. Un macaco rhesus che è stato addestrato a “puntare” per ricevere il cibo riconoscerà che lo stesso gesto fatto da altri è correlato all’oggetto, perché l’animale osserva l’addestratore replicare lo stesso comportamento che è in grado di svolgere esso stesso perciò, come se vedesse il proprio io agire, comprende lo scopo dell’azione; ma quando gli viene insegnato solo a rispondere alle indicazioni gestuali di una persona e non a produrre esso stesso il gesto, non lo replica spontaneamente per ottenere il cibo perché non ha collegato l’azione all’intenzione della persone, non avendo mai sperimentato questa relazione in se stesso. Il macaco dell’esperimento non ha accesso alla mente degli altri individui a parte i casi in cui le intenzioni sue e degli altri coincidano. Inoltre le scimmie non sembrano capaci di correggere i messaggi emessi da altri individui o  quelli che comunicano esse stesse, questo è segno di mancanza di una teoria della mente perché queste capacità implicano la volontà di modificare le credenze altrui (cf. Cheney e Seyfarth 1997, p. 185). I linguaggi naturali delle scimmie mancano anche di una forma di sintassi. L’ipotesi di Cheney e Seyfarth è che le scimmie non colgono la differenza tra gli individui più informati e quelli a cui mancano alcune informazioni; se vedono un predatore come un leopardo, emettono il segnale di allarme che ne segnala la presenza ma non la posizione, se ad esempio esso si trova su un albero o sta avanzando sul terreno, come se tutti i membri del gruppo fossero nella posizione adeguata per avere le stesse informazioni visive; in ultima istanza non sembrano poter discriminare tra le conoscenze proprie e quelle degli altri.  Per questo motivo non coglierebbero l’importanza delle informazioni supplementari veicolate da un linguaggio arricchito dalla sintassi.

(S.T.)


Il duo Choral Funis Dualitas

Il 28 Luglio nella Città ideale della Scarzuola in provincia di Terni si esibisce il duo Choral Funis Dualitas, progetto nato dall’unione di Luca D’Alberto, diplomato in Viola al conservatorio (un curriculum ricco di esperienze accademiche e non solo), e di Xabier Iriondo, ex chitarrista degli Afterhours e attore in molti progetti di musica sperimentale. I due musicisti condividono l’interesse per la sperimentazione sonora ma non restano indifferenti al fascino della tradizione della musica classica; progettano un’esibizione complessa che rispecchia, e ben si inserisce, nello scenario della città ideale, concepita dall’architetto Tommaso Buzzi come  percorso dell’uomo dalla nascita verso la consapevolezza di sé attraverso i luoghi immaginifici dove le vibrazioni primordiali si sono solidificate in architettura e continuano a sprigionare la loro energia. Il concerto, articolato in due parti, si svolge in due luoghi attigui senza soluzione di continuità; lo spettatore è dapprima immerso in un prato davanti ad un teatro, il cui palco circolare è seminascosto da pilastri di tufo; lì Luca si esibisce con la sua Viola in uno spartito dalle libere armonie le cui sonorità sono catturate in presa diretta dal calcolatore elettronico di Xabier e rimandate in etere come “merletto” alle note della viola; seconda parte; altro teatro dove un alto muro cinge sia musicisti che spettatori, ora tra essi non c’è nessun ostacolo visivo e l’attenzione verte solo sui due alle prese, l’uno con la violektra, l’altro con il mymetak, strumento a corde molto versatile progettato e realizzato da X. Iriondo. Il volume si fa più alto grazie agli strumenti elettrici con una forza che compete con le dimensioni del luogo per  erompere, in chiasmo con le condizioni precedenti: il suono dolce della viola e gli effetti sonori del computer si spandevano con naturalezza in un luogo vasto. Dapprima un dialogo tra i due strumenti, reiterato e imprevedibile, poi, mostrano individualmente le loro possibilità. Luca affascina con i suoni distorti e intesse intriganti trame con la loop-machine; Xabier dimostra la potenza che può sprigionare il suo strumento alla minima percussione e stuzzica la curiosità del pubblico sollecitando le corde tramite biglie, attrezzi da cucina e altri oggetti estrapolati da contesti “casalinghi”. Il concerto è riuscito a sorprendere sia il pubblico della classica ( ad esempio con Mozart eseguito alla violektra!) sia il pubblico più giovane, soddisfacendone i palati musicali grazie all’elevata qualità dell’esibizione e fornendo molti spunti creativi.

Serena Tommasi

Home pageCopyright 2000/2015 © - Tutti i diritti riservati - All rights reserved - Testata giornalistica autorizzata dal Tribunale di Napoli-registr. n. 5141-Provv.del 27-06-2000.

Editore: associazione culturale no-profit "Confgiovani"- Iscr. ROC n.19181. Direttore Resp. Dott.Massimiliano Giovine - giornalista (Tes. Prof. n.120448, già n.84715).

Direzione, Redazione: via D. De Dominicis, 20 c/o Giovine-cap. 80128 Napoli. E' vietata la riproduzione o trasmissione anche parziale, in qualsiasi forma, di testi, immagini, loghi ed ogni altra parte contenuta in questo sito web senza autorizzazione.

La Redazione non è responsabile di eventuali errori imputabili a terzi, nè del contenuto delle inserzioni riservandosene, pertanto, la pubblicazione.

Nomi e numeri sono citati a puro titolo informativo, per offrire un servizio al lettore. Proprietà artistica e letteraria riservata ©. Vedi gerenza e note legali/tecniche.

|Anno XIV num.4 - Lug./Ago. 2015| - Per informazioni e-mail: redazione1@spaziomotori.it

Sito web ottimizzato per "Firefox", Internet "Explorer 5.0" o superiore - Risoluzione schermo consigliata: 1024 x 768 pixel - >>Privacy/Cookie<<